Per lucem et tenebram transeunt vitae nostrae mortalis.

lunedì 5 dicembre 2011

In tempi di crisi...

Lo so...ne parlano tutti...vi sento già: che scatole, anche tu?? Ogni giorno telegiornali, giornali, insegnanti e via discorrendo non fanno altro che ricordarci che siamo in tempi di crisi...e non ne vedo il motivo: credete che non ce ne siamo accorti? Che poi secondo me a forza di ricordare a tutti che c'è sta crisi si mette ancora più paura e le cose invece che migliorare peggiorano...
Ma non sono qui a ragionar di economia, politica o quant'altro ma per raccontare una storia, diciamo di vita vissuta.
Una mia amica compie gli anni in questi giorni (trovo da sempre che sia una sfortuna immensa nascere in prossimità delle feste...). Per fortuna avevo già in mente almeno quindici giorni fa cosa regalarle: un bel ciondolo d'argento con la data e la sua citazione latina preferita. Vado quindi una decina di giorni fa da quello che sembra essere l'unico incosore di Ferrara...illusa io che pensavo lo facessero in tutte le gioiellerie...
Il tizio in questione, non faccio nomi anche se dovrei, fa mille storie prima di dirmi che proverà ad incidere il ciondolo e solo quando lo informo che proverò in un altro negozio (quale???) mi urla, a 10 centimetri dalla faccia, che non ce nessunissimo problema e che il ciondolo sarà pronto e bellissimo fra una settimana. Piccola parentesi: se ti costa così tanto lavorare, fanne a meno....
Passano i sette giorni della creazione e ritorno dal mio fido incisore. Mi mostra il ciondolo, molto bello, niente da dire.
"Quant'è?" gli domando. " Beh, sono 30 euro con lo scontrino e 20 senza." . Uhm. " Ma si, sa, le tasse, l'IVA e poi....tanto dello scontrino che se fa?". Uhm.
Che significa che me ne faccio dello scontrino? Certo non lo uso come carta da parati, né come tovagliolo e di certo non li colleziono...ma non è a me che serve, signor venditore, ma a te!
E poi, alla faccia dell'IVA!Risaniamo il debito pubblico in un paio di giorni!

Ecco, qui entra in gioco la crisi. Ma si, sul momento mi sono detta: per una ventina di euro? Questo qui è uno che campa come può, a far l'incisore...poi mi è venuta in mente tutta la valanga di sacrifici che ci pioveranno sulle spalle nei prossimi giorni....Venti euro qui, dieci là, cinquanta da un'altra parte...certo non sarò io a salvare l'Italia ma se questo è un vizio che il signor incisore si può togliere, considerando che io le tasse le pago, perché no?
E qui è nata una delle mie più brillanti interpretazioni.

"Ho capito bene? Lei non emette scontrino fiscale...lo ha detto alla persona sbagliata: sono della Finanza".

Per un momento ho creduto di averlo ucciso e un po' mi sono sentita in colpa...ero andata giù pesante...E' divenatato di gesso, ha stralunato gli occhi e mi ha fissata con la bocca mezza aperta, la mano a mezz'aria e la palpebra dell'occhio destro che tremava leggermente. Adesso gli parte un embolo.

Poi si è ripreso " Ma no...certo che le faccio lo scontrino...è che a molti dà fastidio e lo buttano appena fuori..." mi sorride. Alzo gli occhi al cielo. "Stia attento a proporre cose del genere...sono venti euro anche con lo scontrino quindi?". "Certamente!Io ci tengo al mio paese e le tasse le pago".

A buon rendere.

sabato 3 dicembre 2011

Ottime idee...

Dio mio, a che velocità folle è scappato novembre??
Si, evviva, il ponte di ognissanti...bam!signori e signori, benvenuti in Dicembre, vi ricordiamo che tra poco sarà Natale...ma dove se ne sono spariti quei maledetti 30 giorni??

Bando alle ciance (non l'ho mai detto...ma era un'espressione che mi ero ripromessa di usare prima o poi...)!
Parlavamo di ottime idee: ecco, ogni tanto ci pare di avere delle idee favolose, di quelle che dici "Cavolo, con questa soluzione risolvo in un attimo tutti i problemi!"...si, beh, qualche volta funziona ma se tutto vi appare troppo facile...diffidate!In genere sono tranelli della nostra mente...

Ora, tre giorni fa io ho avuto una di queste illuminazioni con sorpresa. Piccolo prologo.
La mattina di quattro giorni fa mi sveglio e noto che in camera mia regna una temperatura polare...praticamente avevo i pinguini che pascolavano ai piedi del letto...maledicento il termostato e trascinandomi dietro tutte le coperte striscio fino in salotto dove mi accorco che, in effetti, la macchinetta in questione non ha nulla a che fare con la glaciazione in corso: nel resto della casa la temperatura è umana!Torno in camera da letto, accendo la luce e mi accorgo con orrore del disastro: termosifone ghiacciato e pozzanghera ai piedi della valvola. Impreco. Capitemi, ho il parquet per terra.
Telefono alla mano,chiamo l'idraulico.Colpo di fortuna incredibile: è libero nel primo pomeriggio.
Tutta felice per la lieta novella, asciugo alla meglio il lago, metto una pentola sotto la valvola, mi vesto e vado a lezione. Mentre sbicicletto, mi viene in mente che il lampadario del salotto ha un filo che fa contatto e ogni tanto la luce traballa. All'inizio non che ci facevo molto caso, ma popoi oltre all'effetto casa dei fantasmi si è aggiunto un leggero odore di bruciato nell'aria....prima di finire arrosto meglio chiamare l'elettricista.
Qui è nato il dramma. Visto che avere dei tecnici per casa non è mai esattamente uno spasso, perchè non far venire l'elettricista oggi pomeriggio? Due piccioni con una fava! Illusa...
Chiamo anche l'elettricista che per un secondo allineamento astrale può venire proprio nel pomeriggio. Qui avrei dovuto iniziare a sentire puzza di bruciato ma ero tutta allegra e fiera della mia idea che ho messo a taciere il mio istinto.

Il destino si è sbellicato a popolare la mia giornata di imprevisti! Ve ne faccio una breve lista.

1- Mi ero accordata con il Sig. Idraulico per le 14.30. Alle 14 sono appena uscita dalla doccia, ho addosso l'accappatoio arancione con le giraffe e i capelli bagnati e...suona il campanello. Inorridita vado a sentire chi è...ovviamente l'idraulico. Gli chiedo di aspettare un attimo e mi infilo una tuta. Apro la porta, lui mi guarda malissimo e fa "la disturbo?"..."uhm, avevamo detto alle due e mezza ma prego entri pure".
2- l'idraulico, che da qui in poi chiameremo Mario, si mette a lavorare. Entra in camera da letto e la prima cosa che fa è stamparmi due impronte sul tappeto...trattengo un impropero.
3- Mentre gli spiego suona di nuovo il campanello. Apro: elettricista (che chiameremo Luigi). Ricordo che io continuo ad essere nello stato pietoso di prima. Lui saluta ed entra. Quando Mario e Luigi si vedono...sguardo assassino...Oddio...io non sapevo non corresse buon sangue tra questi professionisti...non si salutano.
4- Mostro il lampadario bruciacchiato a Luigi. "sto asciugandomi i capelli, se stacca la corrente me lo dice per favore?" "Certo, non si preoccupi". Tre minuti dopo il phon muore assieme alla luce del bagno. "Ecco, intendevo questo quando ho detto staccare la corrente..." "ah, ma ogni volta?"...No...solo quelle pari...
5-Torno al mio phon...ad un tratto un urlo disumano dalla camera da letto. Santa Esausta da Bari...Mario si è ustionato col termosifone...una vescica gigante (come hai fatto????)...schifo...Luigi ridacchia e io mi improvviso infermiera...si apre il dibattito dal titolo "si devono scoppiare le vesciche delle ustioni?".metti su il latte, una fetta di patata urla Luigi dal salotto...per la cronaca: non si scoppiano, si mette il tutto sotto l'acqua finché non smette di bruciare.
6-Mentre io faccio la crocerossina i due si mettono a bisticciare tra loro...i toni si alzano e vengono fuori oscure storie passate...ma Luigi è andato a letto con la moglie di Mario??? Urlano...un cacciavite gigante viene abbandonato sul mio parquet...il lampadario del salotto pende  traverso sulla parete di cartongesso...un'asse del parquet inizia ad imbarcarsi...siamo in penombra e c'è ancora puzza di bruciato...non so se viene dalla mano di Mario o dal lampadario...mi sto per mettere a piangere...

Ok, manteniamo la calma. Li separo come la maestra all'asilo "finite i vostri lavori e fuori di qui".

Alla fine il lampadario va...il termosifone anche...il parquet si è appena ammaccato e per coprire le assi bagnate ho preso un tappeto più lungo...ma in fondo non si vede molto...
Non so se Mario e sua moglie siano arrivati al divorzio...nè se cia stato un caso di tentato omicidio...ma ora diffido profondamente dalle mie brillanti idee...

martedì 1 novembre 2011

requiescat in pace...

Titolo leggermente macabro, lo ammetto. E triste, nel senso di tendenzialmente poco opportuno, è anche la sera in cui mi decido a scrivere questo post, visto che siamo alla vigilia del 2 novembre: vi giuro che ce l'ho in mente da un po' di tempo ma col passare dei giorni ,continuava a venirmi in mente qualche nuovo elemento e non mi decidevo a buttare giù qualcosa di definitivo...
Allora sono assolutamente e, credo, giustificatamente convinta che nella nostra società, così apparentemente smaliziata, esistano ancora due grandi tabù: la morte e il sesso.
Magari un'altra sera parleremo di sesso...stasera vorrei ragionare sull'aspetto un po' più triste della faccenda. Parliamo del triste mietitore? Della signora con la falce?
Parto da questo presupposto: a me la morte terrorizza. Lo dico con molta tranquillità, ho una fifa gigantesca. Non della mia morte, sia chiaro. Io, per quella che definisco una mia incredibile fortuna, non credo nell'inferno e nemmeno nel paradiso a dirla tutta. L'idea che ci sia un Dio che passa il tempo a giudicare noi comuni mortali e decidere dove ficcarci dopo che smettiamo di respirare e, oltre a questo, che ci siano dei posti pieni delle anime dei milioni di persone che sono venute prima di noi e che o bruciano o passano il loro tempo, diciamolo pure, a fare nulla, non mi ha mai convinta molto. Piuttosto mi piace pensare che qualcosa delle persone che abbiamo amato ci resti attorno, impressa nello splendore delle cose belle che ci circondano, e alimentata dalla memoria dei viventi. Lo so, sono mezza eretica ma non vi preoccupate, non mordo. Di me posso dire che cerco di vivere la mia vita al meglio delle mie possibilità e spero che quando non ci sarò più qualcuno si ricordi di me...
No, la cosa che mi spaventa davvero è quella di perdere le persone che amo. Posso dire tranquillamente che è una delle mie peggiori fobie. E ammetto che questo è il retro della medaglia dell'assenza di un paradiso. Perché nonostante tutto io ho un profondo bisogno di un contatto fisico con le persone a cui voglio bene e faccio molta fatica ad arrendermi da questo punto di vista.
E questo determina anche il mio ambiguo rapporto con i cimiteri: da una parte capisco la gente che va al cimitero perché di certo si cerca un qualsiasi contatto con una persona che si ha amata e che fisicamente non c'è più, cerchi un pezzo di cuore che ti è stato strappato...però andiamo:quelle sono ossa. Non sono più le persone che abbiamo amato. Questo va ad alimentare la posizione difficile che vi ho appena descritto.
Io ho l'immensa fortuna di non essermi mai dovuta confrontare con la morte di persone a cui sono davvero e profondamente legata e le preghiere che rivolgo a chi fino ad ora ha dimostrato di ascoltarle sono principalmente rivolte a chiedere che le cose continuino così.
Sono convinta che ogni paura per essere superata va affrontata. Ora io non auguro a nessuno di essere costretto ad sffrontare la paura della morte. A me è successo. Essendo da due anni volontaria di croce rossa, purtroppo ho incontrato la morte. Orribile. Tremendo. Ma adesso so perché ho tanta paura. Perché sono per paura una persona con un profondo bisogno di controllare tutto. E la morte non si controlla. L'illusione che ci dà rianimare una persona è un bel trucco che un bravissimo prestigiatore crea sotto i nostri occhi. Quando la morte vuole vincere, lo fa. Sempre? Quasi. Mai arrendersi senza combattere. Questa consapevolezza dovrebbe aver aumentato il mio terrore, in realtà no: ha solamente reso lo scontro aperto. Non combatto più contro un nemico mascherato.

venerdì 14 ottobre 2011

niente da dichiarare...

No comment. Si dice così, no? Quando intervistano gli avvocati fuori dai tribunali o i divi sulle loro vicende private di solito la reazione è una mano davanti alla faccia e un secco "no comment!".
Nessun commento.
Ci sono tante cose che ho smesso da tempo di commentare ma che ogni tanto, per puro masochismo, mi ripasso, di solito quando sono nervosa per qualcosa o devo smaltire dell'ansia (come in questi giorni)...tanto per ricordarmi che in fondo c'è di peggio di quello che sto passando io.
Tra le cose che non commento ce ne sono di serie e di meno serie. Parto dalle cose un po' più serie perchè mi hanno insegnato che è il finale di un testo che in genere resta in mente a chi lo legge e quindi vorrei che vi ricordaste di cose un po' più allegre. Sto facendo un corso all'università che sarebbe di diritto romano ma che diritto romano in fondo non è (e grazie al cielo): tratta del suicidio e dei rapporti delle autorità con esso. Io trovo che sia un corso meraviglioso e non perchè ho istinti suicidi ma piuttosto perchè mi fa capire che le persone che comandano in genere sono delle lucertole o al massimo un branco di cercopitechi. Lo sapevate che lo stato italiano ha depenalizzato il suicidio in toto solo nel 1930 eche il nostro codice penale contiene ancora una norma, rubricata come omicidio del consenziente, che è a tutt'oggi la trincea contro l'eutanasia e il testamento biologico? Lo sapevate che la chiesa cattolina nel suo ultimo corpus iuris risalente al 1984 condanna ancora i suicidi e gli eretici (usa proprio questa parola!) al divieto di sepoltura cristiana? E lo sapevate, e questo è il punto, che la stessa chiesa ha vietato il funerale cristiano di Piergiorgio Welby perchè considerato un suicida, nonostante il desiderio della moglie cattolica, in quanto quest'atto avrebbe potuto turbare la comunità cristiana? Io personalmente sono turbata molto più da una decisione del genere in pieno XXI secolo e pure eretica, a questo punto...quindi funerale nemmeno per me.
No comment.
Lo sapete che la mia università, o meglio la mia facoltà, quest'anno, crisi o non crisi, aveva un avanzo di bilancio? Si è quindi premurata di inviare una mail ai suoi studenti e domandare loro, molto democraticamente, cosa fare con quei soldi. Molti studenti hanno dato la risposta più ovvia: migliorie alla sede universitaria. Se ci pensate non c'è molto altro che possiamo fare. Ora il motto della mia  università (scritto sempre alla fine delle email, cosa che a me fa venire spesso da ridere) è "da 600 anni guardiamo avanti". Questa volta hanno guardato talmente avanti che devono aver centrato in pieno un muro. Migliorie alla sede universitaria: trattasi di numero 6 maxischermi appesi più o meno ogni 30 metri con su scritti gli orari delle lezioni. Ma non c'era proprio nient'altro?tipo delle sedie?computer?lavagne?Perchè io devo essere costantemente aggiornata dell'andamento delle lezioni?Cambiano ogni 4 munuti?
No comment.
Ora passo a cose più banali ma che proprio faccio una gran fatica a sopportare e sulle quali in genere mi costringo a soprassedere.
Ad esempio le pubblicità schifose all'ora dei pasti. Secondo me lo fanno apposta: nella fascia dalle 12.30 alle 14.00 in genere transitano su tutti i canali spot su problemi intimi, perdite, pannolini, enterogermina, nausea, sporco, salvaslip e altre cose non esattamente adatte all'ora di pranzo. Tu sei li che stai per infilarti in bocca una forchettata di spaghetti alla carbonara e dalla tv accesa in salotto arriva il sinistro suono: "scusate il ritardo ma avevo un fastidioso prurito intimo" oppure "vado a cambiarmi lo slip" o anche "soffre anche lei di piccole perdite?"....ma come si fa??e poi che razza di messaggi sono?Chi è che arrivando in ritardo al cinema si scusa tirando fuori una scatola di tantum rosa?e quale signora totalmente sconosciuta ti impurtuna in ascensore chiedendoti di problemi prettamente femminili?Ma andiamo, almeno un poco di realismo concedecelo!
No comment.
Altra cosa: la gente per strada che ti ferma per chiederti dei soldi. Con tutto il rispetto del  mondo per le brave persone che ci sono su questo pianeta, posso tranquillamente affermare che sono disposta a mettere la mano sul fuoco e anche di più dicendo che un buon 95% di quelli che ti fermano per strada non hanno propositi onesti. Ci sono quelli che ti ficcano in mano una cartolina dicendo che comprandola salverai un bambino dell'Africa. Quelli che in Africa costruiscono ospedali a forza di monetine. L'Africa viene tirata in ballo spesso...e poi ci sono i ragazzi che ti dicono che hanno smesso di drogarsi...quando?stamattina? Se ce una cosa che so, perchè ne faccio parte, è che le associazioni serie non mandano ragazzi in giro per le piazze a distribuire cartoline con su gattini e cagnolini in cambio di qualche euro...Il fatto poi che, quando non li consideri, questi tizi cerchino anche di farti sentire come uno che ha la stessa sensibilità di un gerarca nazista mi dà proprio sui nervi. E se sei fortunato qualche volta ti becchi anche qualche bell'insulto urlato dietro.
No comment.
E poi? Poi le signore delle pulizie dei supermercati che ti urlano che per terra c'è bagnato dopo che tu ti sei lanciato con un doppio tuffo carpiato nello scaffale dei detersivi. Le commesse dei negozi che quando entri non ti calcolano nemmeno di striscio nonostante tu stia urlando buongiorno con un megafono. I tizi che non raccolgono la cacca dei loro cani da in mezzo al marciapiede. Le vecchiette che ti sorpassano mentre fai la fila alla cassa del supermercato, quando tu devi pagare un limone e loro la spesa per un reggimento, con la scusa che sono anziane. Gli assistenti universitari che si credono dio in terra quando fino a ieri erano nelle tue stesse condizioni. I preti del mio pese che voglio censurare uno spettacolo teatrale nemmeno fossimo ancora ai tempi dell'Indice, negando deliberatamente fatti storici realmente accaduti e documentati (d'altra parte fino a dieci anni fa sostenevano la teoria geocentrica...).
NO COMMENT.

sabato 8 ottobre 2011

tradimento...

Volete sapere chi mi ha tradita???Lo volete sapere??
IL MIO ARMADIO.
Proprio lui. L'armadio della mia camera da letto.
Piccola premessa: esiste una camera mia che è mia mia...cioè è quella di quando ero bambina, che viene prima di tutte le case, i viaggi e le fughe intorno al mondo. Ecco in quella camera ci sono tre grandi armadi di legno chiaro (oltre ad un armadio in plastica, colorato da me stile paint you life per scarpe e borse...). Ora i primi due sono pieni di vestiti ma il terzo, circa un paiodi anni fa, è stato oggetto di un lavoro titanico. Solo le donne a questo punto potranno capire cosa significhi svuotare un intero aramdio di abiti, borse, scarpe, coperte e quant'altro, trasferire parte del suo contenuto in un altro armadio (da qui nasce l'armadio plasticoso fai-da-te) e addirittura arrivare a buttare alcune cose...
Dopo tutto questa fatica ero riuscita ad ottenere un armadio vuoto e lo avevo colmato...di libri.
Ammetto che da parte mia riempire un armadio di legno d'abete con tonnellate di carta non sia stata esattamente quella che potrei definire un'ottima idea ma è stata quella che definirei una causa di forza maggiore.
Io sono la gioia di ogni libreria. Non posso uscirne a mani vuote. Amo leggere come poche altre cose al mondo...si, direi che ci sono solo un paio di cose che mi piacciono tanto quanto leggere e almeno una di queste non la si può fare da soli. Il problema però non sta tanto nella lettura in se quanto piuttosto nel fatto che io i li DEVO comprare. Un libro quando lo leggo deve essere mio. Devo affrontarlo sapendo di poterci scrivere su, di poterci fare le orecchie, di poterlo andare a riaprire ogni volta che voglio...non ci posso fare nulla. Io e le biblioteche abbiamo un pessimo rapporto.
A parte il lato schiettamente economico, che comuque mi crea problemi di tanto in tanto, il dramma più grande è rappresentato dallo spazio, inteso come luogo fisico dove ficcare tutta quella carta stampata. Il problema non si porrebbe se possedessi la biblioteca di Oxford ma, ahimè, così non è...la "mia personalissima biblioteca" si componeva, fino ad un paio di anni fa, di quattro umilissimi scaffali...che si sono riepiti nel giro di un altro paio d'anni. Beh, all'inizio ho provato a sbarazzarmi di quelli che proprio non mi piacevano: li ho regalati, venduti, inscatolati e chissà cos'altro...ma tutti gli altri? Sarebbe come strapparmi via un braccio!E da qui è parito il  sacrificio dello spazio per abiti e scarpe in nome della conoscenza...a volte mi viene da chiedermi se sono completamente normale....
Tutto andava per il meglio: avevo un sacco di posto per tutti i miei libri, che se ne stavano anche al riparo da luce e polvere e inoltre potevo sfruttare anche il ripiano più altro per infilarci coperte, lenzuola e così dicendo.
Forse però presa da tutto questo idillio ho esagerato un pochino con il carico degli scaffali che in effetti sono fatti per sostenere maglioni e camicette e non certo volumi da 500 pagine...
Fatto sta ed è che ieri notte è accaduto l'inevitabile. Era una di quelle sere in qui me ne torno a casa per passare un po' di tempo con la mia famiglia...ed erano più o meno le tre di notte quando improvvisamente: SBARABAM!!Un'esplosione!!un'esplosione nel mio armadio-libreria. Accendo la luce e ai miei occhi si presenta uno spettacolo raccapricciante: l'armadio aperto stava vomitando fuori una grumo di scaffali sbrindellati, carta e polvere...tutti i miei libri schiacciati sotto mucchi di schegge di legno!Tre hanno riportato ferite importanti, due sono praticamente deceduti e uno è stato tranciato a metà....che scempio.
I miei si sono presentati in camera con un paio di occhi enormi e la faccia di chi aveva appena visto un dinosauro in tutù...
Alla mattina il bilancio è stato:quattro scaffali divelti e una tonnellata abbondante di libri a cui trovare un posto. E io che mi fidavo della mia brillante soluzione, del mio armadio salvalibri...che tradimento.
In sintesi la mia camera adesso sembra la biblioteca di Alessandria dopo un soggiorno di un mese di  un'orda di barbari, con pile di libri su ogni superficie su cui sia possibile appoggiarli e un mucchio di legno che va bene solo per il caminetto.
Attendo con ansia un falegname. E qualcuno che mi regali un immenso castello con una biblioteca stile gotico, con tanto di candele, bifore e arazzi.

sabato 1 ottobre 2011

Treno regionale veloce 4416...


...proveniente da Verona Porta Nuova e diretto a Bologna Centrale delle ore 8.32, é in arrivo al binario 2; ferma in tutte le stazioni eccetto (e qui cambia voce): Camposanto, (nuovo cambio di voce) Calderara Bargellino. Allontanarsi dalla riga gialla. 

Tralasciando il fatto che non ho ancora capito la differenza tra regionale e regionale veloce (ad esclusione del fatto che il biglietto adesso costa un'euro in più), posso tranquillamente affermare che se la voce che annuncia l'arrivo del treno per Bologna alla stazione avesse anche una forma fisica, ormai saremmo grandi amiche, considerando che in questi giorni sto praticamente rimbalzando tra casa mia e quella caotica città. 
Venerdì mattina una discreta parte dell'umanità si era riversata in stazione a Bologna: credo che sia questo uno dei motivi per cui nel piazzale Medaglie d'Oro ci sono 27° costanti, anche alle dieci di sera di una giornata di fine settembre: c'è troppa gente!E a stare così fitti si crea una specie di "effetto stalla" che contribuisce grandemente al surriscaldamento globale.

Apro e chiudo una piccola parentesi: il fatto che alle tre del pomeriggio del primo di ottobre il termometro della farmacia segni 30° gradi non affatto normale...

Il problema fondamentale della stazione di Bologna è quello di essere un punto nevralgico: come tutte le strade portano a Roma, prima o poi tutti i treni finiscono a Bologna. Questo, devo ammetterlo, succede soprattutto in periodo vacanziero. Ecco, se in quei giorni ci si doveva recare a Bologna per studio o lavoro ci si trovava a provare una forte invidia nei confronti dei turisti in partenza, ma il modo migliore per farsela passare era dare un'occhiata al treno Bologna-Ancona, quello che fa tutte le stazioni del mare per intenderci. Praticamente un carro bestiame. Io non ho idea in base a quale regola fisica tutte quelle persone (accompagnate da relative valigie) riescano ad infilarsi in uno spazio che non è esattamente vasto...credo che salendo la prima sensazione che ti prende sia quella di entrare in una scatola di sardine appoggiata sulla superficie del sole...quindi, evvai! Meno male che non devo andare in vacanza!

In questi giorni invece, e ribadisco c'è un caldo abbastanza inusuale, sui treni per Bologna l'aria condizionata è già stata spenta e per forza di cose i finestrini vengono spalancati dai poveri viaggiatori stremati dalla temperatura tropicale alla ricerca di un minimo di refrigerio...che ovviamente non arriva: l'effetto finale è che "si sta come nel forno ventilato le patate", per fare una citazione colta.

In ogni caso per tutti i periodi dell'anno vale il teorema della, passatemi il termine, fanculizzazione delle ferrovie: se sei in anticipo è in ritardo. Se sei in ritardo, è puntuale. Se sei in orario, è in sciopero. E questo sempre. Oltre a ciò valgono i corollari: se c'è tantissima gente il treno è di un solo vagone. Se il treno è vuoto la vecchietta con il cagnolino ringhiante si verrà a sedere esattamente di fronte a te. Se c'è caldo i finestrini non si abbassano. Se si gela non si tirano su.

Se c'è un ottimo passatempo quando si viaggia da soli in treno, o su ogni altro mezzo di trasporto collettivo, è osservare chi ci sta attorno. Sui mezzi pubblici si raduna la più diversa umanità e tu sei assolutamente libero di osseravare in modo sfacciato tutti quanti...cosa che io faccio normalmente in ogni occasione, ma questo è una caso a parte...

Venerdì mattina prendo il treno e mi siedo in uno scompartimento praticamente vuoto. E' rimasto tale per circa un paio di fermate dopo di che ha iniziato a riempirsi. Per primo è salito un signore stracarico di pacchi, sacchettini e sportine, che emanava un fortissimo odore di liquirizia. Poi una suora vestita di grigio e nero che per tutto il viaggio ha fissato con disappunto il mio vestito rosso fuoco mormorando il rosario in latino. Poi è stata la volta di una mamma di colore con una bambina bellissima che si è messa a sgambettare lungo tutto il vagone. Di ogni persona è bello immaginare la vita, il motivo per il quale ha preso quel treno, lo stato d'animo e mille altre cose...

L'ho sempre affermato: il treno non è il mio mezzo preferito per spostarmi ma sicuramente è un ottimo mezzo per inventare racconti...

Alla prossima viaggiatori!

Ps. Per chi ha guardato la luna di questa sera: ma non era uno spettacolo???Sembrava una di quelle lune di plastica fosforescente che si appiccicano sui soffitti delle stanze...che meraviglia!
 

sabato 24 settembre 2011

mea culpa...

Verissimo. Pronta ad ammetterlo. Niente da dire.
Non si sparisce così. Lo so. Non si fa. E questa volta non provo nemmeno a giustificarmi: gli impegni c'erano ma in fondo erano quelli di sempre, il tempo anche e così la capacità.
Quindi?
Quindi nulla. Chino il capo, mi inginocchio, mi prostro se volete, e, come nella migliore tradizione inquisitoria, lo ammetto: mea culpa.
Il fatto increscioso è tuttavia un altro: il perché sono sparita!Ecco, la verità è che non avevo voglia. Si, è proprio così, non mi andava!
Vi concedo un minuto di somma indignazione. Fatto? Bene. Fate come se mi fossi figurata le vostre bocche corrucciate e gli occhi ridotti a fessure. Ora però, io vi faccio due grandi occhioni da cucciolo abbandonato, quelli lucidi e con le stelline che si vedono nei cartoni giapponesi e voi dovreste proprio commuovervi. Commossi? Si? No? Ammetto che in un vero processo non farei molta strada...E va beh...visto che il diritto di difesa è sacro e inviolabile da Costituzione per una volta ne approfitto, con o senza lacrime.
Il fatto è che avevo perso lo smalto. Non come i denti...o forse si!Anche io ero tutta grigina e smorta. Capite, non che fossi triste, ero come il solito, con gli alti e bassi di ogni essere umano in quanto tale. No No. Avevo perso un po' di fiducia. Nella mia testa era nato questo pensiero: ma in fondo cosa gliene frega alla gente di quello che penso io? Che ragione ho per continuare a scrivere quello che penso e farlo sapere a tutti? E' un problema grosso! Roba da alta filosofia. Ed è stata proprio la filosofia a salvarmi, o meglio i filosofi! I filofosi e la muffa. Non avete letto male. Ora, a seconda del concetto di filosofo che avete nella vostra mente queste due immagini possono non avere nulla in comune oppure essere strettamente connesse. Se quando pensate a filosofo pensate ad alla scolastica, a Schopenauer e ad Anassimene, forse vi viene automaticamente in mente un limone ammuffito. Tuttavia poiché la mia idea di filosofo non ha nulla in comune con tutto ciò, per me le due cose non c'entravano nulla l'una con l'altra. Quindi diciamo pure che ho avuto due spunti separati a poca distanza l'uno dall'altro.
Partiamo dai filosofi. Visto che sono in fase finiti gli esami-non ancora iniziato l'anno accademico ne approfitto per fare le cose che più mi piacciono, tra queste leggere. Ogni tanto, quando mi sveglio con molta energia e sento che la mia mente e in stato di grazia mi piace leggere di filosofia. Non i libri di testo, le opere dei filosofi e vedere quanto posso capire. Per la cronaca, di solito funziona così: se nelle prime venti pagine non capisco quasi nulla e appena superata questa barriera mi si apre un mondo significa che io e quel filosofo andremo molto d'accordo. Credo lo facciamo apposta: sono come le famose prime 50 pagine del "nome della rosa". L'autore ti sfida: vediamo se hai la testa dura di seguirmi e poi ti premia. Sto divagando. Giorni fa ero quindi semisdraiata sul divano (posizione ideale) con il naso infilato negli "eroici furori" e una matita di quelle metà rosse metà blu su un orecchio. Le prime 20 pagine erano andate e mi stavo quindi godendo la mia meritata ricompensa. Improvvisamente un flash! E qui si riotorna al discorso iniziale. La mia testa si è concentrata sul fatto che nella storia ci sono stati un sacco di filosofi, buona parte dei quali totalmente sconosciuta ai più. Ecco pensiamo a queste grandi menti: se ne andavano in giro a raccontare a tutti la loro idea del mondo, la scrivevano in opere varie, la insegnavano...e nel caso del mio filosofo poi venivano bruciati, ma questa spero sia solo un'eventualità...
Insomma erano persone che parlavano di ciò che pensavano. Ora, io non ho una teoria mia sulla struttura del cosmo e sull'anima o su un'altro di queste cose che affascinano (e su cui in effetti è favoloso farsi una propria teoria...) ma nel mio piccolo sono un po' una filosofa!FAVOLOSO!
Da qui salto alla muffa. Parlo della muffa perché quando vivi in una casa per 5 giorni alla settimana o comunque quando sei una persona incapace, per propria o altrui scelta, di stare ferma troppo tempo nello stesso posto, hai diversi contatti con la suddetta. A me capita sempre con i limoni. I limoni ammuffiscono anche in frigorifero e ad una velocità sconvolgente per la mente umana (a proposito, hanno superato la velocità dell luce, lo sapevate? ha-ha Einstein!). Ecco, di recente ho aperto il frigo e ho notato un limone che si era trasformato in una variopinta massa pelosa: verde, bianca, arancione...una favola!E così ho pensato:cavolo, sei muffa!c'è bisogno di fare tanta scena?? Ecco perché potevo parlare di mille altre cose: le termiti con i loro immensi formicai, le zanzare e il loro ronzio, i licheni, i pesci tropicali, i coralli...tutta la natura è progettata per far dire ad ogni sua singola particella "ehi, ci sono anche io!". Ogni singola creatura urla con tutta se stessa "sono qui, ascoltatemi, vedetemi, percepetemi!!". E allora, chi sono io per andare contro natura? E se ho i mezzi me migliorare questa sua primigenia volontà, perché non approfittarne??
Quindi ringrazio i filosofi, la muffa, le stelle del cielo, le farfalle, le meduse, gli uccelli tropicali, i gerani, le api, il sole e la luna, le mucche, i pappagalli e tutto il resto!Sono tornata!

sabato 30 luglio 2011

piacere, sono la nuova vicina!

Nei primi giorni dopo il mio trasloco credo di aver ripetuto questa frase almeno una trentina di volte...non so come mai ma a me fa sempre sentire un po' scema...sarà che i nuovi vicini li incontri sempre in situzioni imbarazzanti. Otto e mezza di sera, pantaloncini della tuta, maglia extralarge con stampa di Pluto, ciabatte infradito, occhiali, capelli raccolti con matita. Improvvisamente una folgorazione: devi mettere fuori la carta!!!Maledettissima raccolta della carta di Ferrara (faccio notare, solo della carta...il resto lo potete buttare tutto assieme e chi si è visto si è visto...della serie fare le cose fatte bene è fatica...). Ok, niente panico. In fondo devi solo sgattaiolare fuori di casa, percorrere il pianerottolo, scendere una rampa di scale, aprire il portone, allungare fuori l'allegro sacco azzurro e rifare il percorso al contrario. Nulla di più facile. Non stai mica a darti una sistemata per assumere un'aria umana...figuriamoci!Chi ci sarà mai lungo le scale??Ve lo dico io: tutto il palazzo. Tutto. Nell'esatto istante in cui tu metti il naso fuori dalla porta ogni singolo inquilino si riversa fuori casa e invade i corridoi, le scale, gli androni, i pianerottoli...e tu sei la principale attrazione che viene offerta...E un po' come essere una bestia rara con attorno un branco di biologi del National Geographic...La prima cosa che a me viene institiva fare è un sorriso imbarazzato (che ti fa assuemere quell'aria ebete che va solo a peggiorare lo stato delle cose) accompagnato da un timido cenno della mano, anzi, del sacco di plastica...e poi...fuga!!Scatto felino fino al portone, lancio del sacco, corsa ad ostacoli su per le scale, altro sorrisetto e dentro nella tana a testa bassa...roba che nemmeno alle olimpiadi...
Il primo pensiero che si pone subito dopo, cioè appena ti chiudi le porte alle spalle, è questo: Dio, che figura di merda!
E così scatta la contromossa; si perché mica puoi permettere che tutto il palazzo pensi che tu sia una cavernicola!E così il giorno dopo esci di casa con un look da serata alla Scala ma, e qui sta tutto il trucco, con un'aria sommamente indifferente, come se andassi tutte le mattine a prendere il pane con jeans, camicia di seta, trucco e perrucco perfetti e tacco 12...e te ne stai a passeggiare per il pianerottolo per un quarto d'ora buono utilizzando tutte le scuse a tua disposizione: sbattere lo zerbino, spolverare il campanello, lucidare la maniglia della porta e così via...tutte attività fermamente sconsigliate quando si indossa un tacco da trampoliere...
Il problema principale è che nonstante tutto il tuo impegno e il tempo speso in varie ed alquanto inutili attività, solo i vecchietti del piano di sopra e la babysitter dei vicini percorreranno il corridio durante questa bella mascherata...e va beh...non c'è da preoccuparsi! Le voci in un condominio circolano ad una velocità supersonica ed entro un paio di giorni tutti i vicini saranno a conoscenza del fatto che tutto sommato tu potresti comunque venire classificata come una persona civile...
e sarà proprio a questo punto che da gorilla selvatico ti trasformerai in mistica creatura fantastica, apparizione miracolosa, splendido mistero che tutti vogliono conoscere. E qui comiciano le infinite processioni dei vicini di casa, nemmeno fosse apparso qualche santo sul tuo tavolo da pranzo. Alcuni sono subdoli: suonano alla porta con le scuse più assurde: ha della sabbia per il gatto? Cera per il parquet? Un tovagliolo di troppo? Un misurino per la farina?
Due cose. La prima: mi sono trasferita qui da una settimana, perché cavolo dovrei avere tutte queste centinaia di cose assurde se non le hai nemmeno tu che vivi qui da 10 anni?? La seconda: ma la vecchia scusa dello zucchero è diventata ormai abusata?
Altri vicini invece non si vergognano di niente. Suonano tanto per conoscerti, per vedere come sei fatta...dalla soglia allungano la testa in pose degne dei contorsionisti del circo di Mosca per sbirciare l'arredamento, i colori delle pareti, le tende e alcuni anche per accettarsi che tu per caso non sia una spia del Mossad...i migliori resta però quelli che portano i dolci. Una volta io credevo che fosse una cosa da film americani che nella realtà non accade ma dopo i vari traslochi che la mia vita mi ha costretto a fare mi sono resa conto che non è affatto così! No, i vicini dolcisti esistono davvero. Questa volta è stata la famiglia che vive nell'appartamento di fronte al mio. Sono polacchi e hanno tre bambine che sembrano angeli caduti dal cielo. E mi hanno portato i Pierniki e i Makovce!Io non ancora imparato a pronunciare correttamente questi nomi ma sono i dolci più dolciosi e appiccicosi e buonissimi che io abbia mai assaggiato (e con questa frase mi sono giocata tutta la correttezza grammaticale che poteva esserci in questo post).
Insomma, col passare dei giorni l'interesse per la bestia rara del palazzo è un po' calato, anche se non credo di aver ancora finito di ripetere "piacere, sono la nuova vicina!"

mercoledì 13 luglio 2011

trasloco!

Si, amici miei, cambio casa! E finalmente...che odissea, che utopia, che...gran casino!
Per principio i traslochi mi infastidiscono: mettono tristezza, fanno venir caldo (non so come mai ma per i traslochi capitano sempre le giornate più calde e afose dell'anno) e portano grandi mal di testa. Ma soprattutto, come ho detto, mettono una gran tristezza. Non importa se lasci un monolocale per trasferisti in un villa, è sempre come se abbandonassi un pezzetto di te dietro le spalle...tanto che in tutte le case in cui transito lascio sempre un segno del mio passaggio. Non è vandalismo, al contrario di quanto afferma a gran voce la mia coinquilina. Due iniziali tracciate a matita dentro l'anta dell'armadio sono il ricordo della mia vita in quella mansarda bollente, in cui ogni tanto pioveva dentro, con i lettini del 1700 che nemmeno un hobbit ci avrebbe dormito comodo ma che io avevo imparato ad amare. Però quando bisogna cambiare si cambia, e non c'è ma che tenga. Perché in fondo, io a stare troppo tempo nello stesso posto mi annoio.

E così, casa nuova. Bella. Luminosa. Un gioiellino incastonato in una delle vie più belle di Ferrara, talmente immerso nella storia che ti sembra di sentirla sussurrare all'orecchio. Un ottimo nido.

E così, si cambia. Dopo le varie peripezie burocratiche, che tra l'altro non sono ancora finite, il passo d'obbligo è l'Ikea! Non so voi ma io sono una grandissima fan dell'Ikea...mobili carini, suppellettili inutili ma che non puoi non avere, nel complesso, buoni affari. Ora sull'Ikea se ne sono dette tante: dai nomi assurdi dei prodotti, alla gente, al ristorante...non sto a dilungarmi anche io su questo punto...all'Ikea, tra una cosa e l'altra. in un giorno spendi più o meno le stesse calorie che bruci in una settimana di palestra ed è molto comodo perché è compreso nel prezzo della spesa! Sommando questo allenamento al trasloco consiglierei di affrontare tutto quanto verso metà Luglio così alla prima settimana di Agosto si arriva alla prova costume che neanche le dive nei loro giorni migliori.

Il trasloco poi di per se è un dilemma continuo: lo tengo e lo butto? lo metto qui o lo sposto? ci sta o non ci sta? si abbina o non si abbina? Un dramma in puro stile Amleto. Io da questo punto di vista sono tremenda: terrei tutto. Mi si stringe il cuore a buttar via una forcina. Vedere poi la casa con tutti le mensole, i cassetti, gli armadi e le credenze vuote poi mi fa diventare un criminale recidiva. Ma si, mettiamolo lì che non si sa mai. In ogni casa in cui sono stata il quarto cassetto della cucina (il primo sono le posate, il secondo le tovaglie, il terzo sottopentole, sottobicchieri, sottotutto insomma) poteva vedersi tranquillamente attribuita l'etichetta "cose che non userai mai ma che non hai il coraggio di buttare": portamonete, cavi, fogli, buste, braccialetti di perline, pupazzetti di peluche, calcolatrici, orribili portachiavi...di tutto. Nell'ultimo, svuotato durante il trasloco, ci ho trovato persino un collare per cani, e la cosa è buffa visto che di cani non ne ho, e una sorta orrendo portacenere a forma di Sicilia, cosa ancora più strana visto che non fumo e non sono mai stata in Sicilia.

La casa vuota poi stimola lo shopping compulsivo. Improvvisamente hai bisogno di tutto. Cose che nella casa di prima nemmeno ti sognavi di possedere. Ieri ho acquistato: uno spremiagrumi elettrico, tre vasi da piazzare sul comò, un profumatore per il bagno all'essenza di oceano e una sveglia che ti dice l'orario canticchiando...
e le pareti vuote sono ancora peggio...Non credo di aver comprato quadri orribili come quelli acquistati in occasione dei traslochi...questo giro mi sono trattenuta (ma devo ancora tornare all'Ikea domani...) ma l'ultima volta ho portato a casa una stampa con un pappagallo gigantesco dall'aria tristissima appollaiato su un grosso trespolo...mi dispiace per il volatile ma era una cosa inguardabile...

Per concludere, da prossimo weekend mi trasferisco e ci vorranno almeno un paio di settimane perché io e la casa nuova impariamo a conoscerci...vi terrò aggiornati!

martedì 12 luglio 2011

salagadula, magicabula...

...bidibibodibibu...fa la magia tutto quel che vuoi tu!Bidibibodibibu!

chi se la può scordare, l'anziana fatona con mantella azzurra, che balla e canta mentre trasforma una zucca in una carrozza e topi in favolosi purosangue, come se fosse la cosa più naturale del mondo? E' una fata, è magia...

Io da piccola ci credevo alla magia delle fiabe, sul serio. Credevo alle fate, ai maghi, alle streghe, ai folletti...il mio mondo era popolato di numerose e alquanto bizzarre creature che passavano la loro vita a fare magie, incantesimi, trucchi e quant'altro...
Adesso la magia in cui credo è un po' diversa. E' la magia dei bambini ad esempio, che sanno guardare il mondo così com'è, senza nascondersi dietro i cliché, l'ipocrisia, la morale a tutti i costi, gli insegnamenti di questo e di quel grande accademico...sanno stupirsi del mondo. Ormai bisogna essere sempre più piccoli per possedere questa qualità, perché l'innocenza, che è la chiave di tutto, si perde presto.
Però sono fermamente convinta che esista un tipo di magia che ognuno di noi si porta dentro...una magia naturale, innata...quella che ogni tanto ci fa tornare bambini, e vedere le cose senza filtri...quella che ci sottolinea le altrimenti impercettibili connessioni che esistono fra tutte le cose...
bene, basta riflessioni filosofiche. Si, perché la mia idea era in realtà molto più leggera...quando mi è venuto in mente di parlare di magia pensavo proprio alla magia delle favole, quella del genio della lampada che ti dice "ehi, hai tre desideri!" oppure della fata madrina "ti faccio diventare una meravigliosa principessa con uno schiocco di dita!"...la magia facile, comoda in fondo (ecco, al contrario di ogni filosofia che non è mai comoda...). La magia di Harry Potter se vogliamo un altro esempio! Alé, un colpo di bacchetta ed è pronta una torta, lavato il bagno, fatta la toeletta al cane, scritto un tema e via dicendo...
Ecco, io pensavo a questa scena. Sto passeggiando nei corridoi dell'università quando, da dietro un angolo buio e polveroso, mi spunta fuori il mistico genio del diritto pubblico, un misto tra il genio azzurro di aladin, Gandalf del signore degli anelli e il mio prof di diritto penale, che mi fa "O tu, imperterrita studentessa che in un giorno bollente di Luglio ti sei alzata dal letto per venire a fare un esame, oggi riceverai un dono" e qui una nuvola di fumo che fa tanto film anni '70 "tu riceverai da me la possibilità di fare magia! Ma mica tutte le magie, seeeee bella, troppo facile, una soltanto!". E arrivata qui, con il genio che mi fissa con aria corrucciata perché non ha di certo tempo da perdere, mi troverei in difficoltà. Insomma voi che cosa scegliereste?
A me piacerebbe molto avere la coscienza di tutte le cose e di tutte le persone semplicemente pensando a loro! Va beh, non di tutte, singolarmente di quelle che voglio percepire in quel momento. Sarebbe favoloso! Primo potrei trovare tesori persi da tempo, basterebbe concentrarsi. Poi potrei trovare tutte le persone scomparse e tutti i killer fuggitivi e sarei anche utile alla società. E poi, cosa ancora più importante, potrei ritrovare le cose che perdo! Si, le chiavi della macchina, il telecomando della televisione, il libretto dell'università, la mia ciabatta sinistra, l'orecchino che si è sfilato, il reggiseno di un costume misteriosamente incompleto e via dicendo...per non parlare che così potrei sapere in ogni momento se una persona a cui tengo sta bene...questa è una mia fissa, sto cercando da tempi di farmela passare.
Però mi piacerebbe anche poter imparare tutto ciò che leggo, vedo o ascolto. Una favolosa e gigantesca conoscenza, la capacità di fissare tutto quanto mi circonda...si, bello! Mi affascina anche questo...oppure, affascinare tutti con un semplice sguardo, bam! Un'occhiata e cascano tutti a tuoi piedi: potrei saltare le code alla posta, evitare le multe, saltare immense lungaggini burocratiche...
e poi si va sul classico: volare, leggere nel pensiero, prevedere il futuro...no, anzi, prevedere il futuro non mi piacerebbe molto, così come viaggiare nel tempo e andare a vedere cosa accadrà...il futuro lasciamolo stare dove sta...Però viaggiare nel tempo all'indietro sarebbe niente male...
Bel dilemma...ok, non è che non ci dormo la notte ma è stuzzicante pensarci...anche se alla fine con questo genere di fiabesca magia a disposizione forse sarebbe un po' "vincere facile" e si perderebbe il gusto di lottare con unghie e denti per quello in cui crediamo...e in fondo sarebbe un gran peccato!

martedì 21 giugno 2011

Fiat lux...

Perdonate la lunga assenza...si sono messi in mezzo esami, convegni, spettacoli e chi più ne ha più ne metta!Oggi però ci tenevo a scrivere qualcosa, nonostante io sia nel pieno delle mie, non so quanto meritate, vacanze...e questo perché oggi è il 21 giugno, solstizio d'estate. Non so a voi ma a me questa, chiamiamola festa, è sempre piaciuta: il giorno più lungo dell'anno, la luce che trionfa sulle tenebre...bello...fa molto magia, quella vera, non quella dei maghi in tv, quella antica, in cui l'uomo riusciva per un attimo a diventare davvero un tutt'uno con la natura. Fate un bel respiro, vi accorgerete che stasera nell'aria c'è qualcosa di diverso...Io sono fortunata perché posso godermi un meraviglioso sole che annega nel mare e un cielo che da solo testimonia quanta fortuna abbiamo avuto a vederci concesso un mondo come questo...

Un solstizio un po' diverso dagli altri,passato con la sola compagnia degli elementi e di un bicchiere di vermentino gelato...un buchetto nel cuore dove manca una persona che possiede un bel pezzo della mia anima, del mio corpo e dei miei pensieri...sabbia ancora calda e la necessità di sbrigarsi perché le tariffe con queste maledette chiavette non concedono respiro a nessuno.

Scrivo per condividere con voi un poco di questa magia, un po' di questo cielo e brindisi a questa vita, che tra alti e bassi e stata fino ad ora degnissima d'essere vissuta.

Buon solstizio viaggiatori...ci sentiamo presto!

mercoledì 25 maggio 2011

errare è umano...

...perdonare è divino, perseverare è diabolico...dice il saggio. E si, in un certo qual modo è anche vero e, in determinate situazioni, sacrosanto. Perché a impuntarsi negli errori in genere ci si fa solo del male. Quindi, grande saggio, vai così!
Ma poi, saggio a parte, c'è Fabio Volo che ogni tanto, per chissà quale fortuna, riesce a creare delle frasi meravigliose e questa è una di quelle:



"Sapevo che era sbagliato, sbagliatissimo. Ma pur sapendo, l'ho fatto.
Consapevole di sbagliare ho perseverato nell'errore. E tutto questo solo perché
mi rendeva felice."


Io per quasi tutta la mia vita ho dato retta al saggio. Poi, un paio di mesi fa, per la prima volta, mi sono resa conto che a volte occorre persevarare anche in quello che potrebbe sembrare un errore. Ma non tanto perché bisogna essere testardi e andare avanti a testa bassa nelle proprie scelte, fregandocene degli altri. No, no, questo mai. Mai ferire una persona quando si puòà evitarlo solo per alimentare il nostro ego. Piuttosto, occorre perseverare perché le cose sbagliate a volte ci fanno felici. Si, io so che non mi sto comportando politically correct ma non ci posso fare nulla e non voglio farci nulla, voglio che questo mio imprudente comportamento continui, evolva, cresca all'infinito.
Io avevo paura. Per molto tempo ho vissuto totalmente per gli altri, sempre tesa nella speranza di non scalfire con i miei desideri e le mie passioni le sfere altrui, attenta a non rischiare, a non buttarmi mai veramente. Ci voleva una spinta, grossa, improvvisa, inaspettata, irreale. Il tuffo nell'abisso. Un abisso di velluto.
E sapete cosa vi dico? Si, ogni tanto pensate a voi stessi, siate edonisti. Non fa male a nessuno. Sbagliate. Sbagliate pure. Si riescono a trovare tesori che nemmeno immaginate. Osate. Sempre con un occhio di rigurdo. Esiste un limite che non si può oltrepassare. Io sono una giurista e se c'è una cosa che so è che le regole in realtà non sono fatte per essere infrante, non quelle che reggono il vivere civile, non quelle che regolano il sacrosanto funzionamento del natura, di noi stessi. No, quelle non si superano, quelle stanno a tutela di qualcosa che va oltre noi e che non abbiamo il potere di toccare. Ma tuttavia, esistono norme e leggi che non ci impone nessuno, vengono da dentro di noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Sono quelle che a volte bisogna scrollarsi di dosso.

Il solito saggio, con poca fantasia, afferma:

"per ritrovarsi, bisogna prima perdersi".

venerdì 13 maggio 2011

du iu spik italiano??

Frase tipica davanti alle reception degli hotel all'estero...
Era un po' che non avevo a che fare con gruppi di turisti italiani in vacanza fuori dall'Italia, ma a Parigi ne ho incontrati a sufficienza per riportarmi alla mente tutte quelle curiose caratteristiche che solo noi possediamo...
Innanzitutto siamo sempre i più carichi di armi e bagagli...roba da non credere!c'è gente che si porta dietro la casa, tipo paguro!E i casi peggiori sono rappresentati dalle famiglie con bambini. Non so se a voi è mai capitato, ma vi giuro che è un'esperienza assolutamente da provare perché molto istruttiva: fare un giro tra le macchine appena arrivate davanti agli alberghi. Noi ci riconosciamo subito. Siamo pronti ad ogni evenienza. Minimo tre valigie, salvagenti anche in montagna, stuoie, palloni gonfiabili già gonfiati, sacchettini con le cibarie nemmeno fosse una spedizione per scalare l'Everest...e poi borse da spiaggia colme di chissà che cosa, casse d'acqua, cestini, vasi da fiori, cavalli da tiro, intere industrie di salviettine inumidite, sci, coperte, giacche e chi più ne ha più ne metta (modo di dire senza senso per altro...). Vedi queste famiglie che si trascinano alla reception con i bambini nascosti sotto quintali di borse e pacchetti, che firmano con la sacca da mare tra i denti, vestiti con strati e strati di roba perché tutta in valigia non ci stava.
Poi ci sono i buffet. Noi siamo campioni mondiali di buffet. Alla mattina sei in fila davanti alla porte della sala della colazione in attesa che aprano. Improvvisamente senti dietro le spalle l'ansare di animali feroci. Ti volti e rimani sconvolto alla vista di un branco di belve affamate. Appena le porte si aprono è la fine: si entra stile breccia di porta Pia, con le baionette sguainate e a passo di carica...ho visto cameriere terrorizzate nascondersi dietro i distributori dell'acqua calda, biondissimi bambini tedeschi travolti dai loro coetanei mediterranei...Piatti inumani, che nemmeno un dopo un digiuno di un mese si potrebbero affrontare..e poi mamme che si riempiono le borse con tutto quello che capita loro a tiro: frutta,pane, marmellate, succhi e latte travasati in bottigliette di plastica, frittate avvolte nella carta delle merendine, brioche di tutti i generi...come se fuori dall'albergo fossimo su Marte. E la cosa bella è che non ce ne frega nulla delle occhiatacce degli stranieri: gli sorridiamo in faccia con la bocca che gronda orribile caffè lungo e confettura di ciliegie...
Poi ci sono le madri che cercano per i figli un'attimo di celebrità in ogni modo possibile: foto con animatori dei villaggi, ruoli da protagonisti negli spettacoli dei campeggi, ritratti con pupazzoni della Disney...il problema è che molto spesso i bimbi sono contrari a tutto questo e come si può non capirli? A Disneyland Paris ho osservato per un quarto d'ora buono un povero bambino gettato dalla madre fra le braccia di un gigantesco Pluto. Ora, noi siamo adulti e sappiamo che le intenzioni del povero disgraziato chiuso dentro quei 10 chili di pelo sono le più buone del mondo, ma un bimbo di 5 anni che vede arrivarsi addosso un enorme cane giallo con le braccia spalancate come pensate possa prenderla? Ha paura ovviamente! Tutti lo capiscono, tranne la madre che a forza di "dai daniele, su daniele, fai la foto con Pluto, dai che non ti fa nulla..." cercava di spingere il bambino disperato dal cagnone...alla fine se ne andato Pluto...
Tuttavia la cosa più bella che noi possediamo sono le nostre capacità linguistiche. Molti italiani, specie se non giovanissimi, l'inglese non lo sanno. Purtroppo si illudono del contrario. e così vengono fuori scene bellissime: chamber al posto di room (la chamber per chi non lo sapesse significa sempre camera ma intesa come sezione), Kiev(nota capitale dell'Ucraina) al posto di Key, trolley invece di valigia (significa carrello o carretto in inglese, non lo capiscono),cenam (latino) invece di dinner...
Ma la cosa più bella è che molti italiani nemmeno ci provano ad usare l'inglese; sono convinti infatti che parlando lentamente in italiano uno straniero sia in grado di afferrare il significato di quello che si sta cercando di dire. Molto spesso questi tragici tentativi si accompagnano a imbarazzanti scene di mimo, tanto che sembra di vedere un gruppo di hostess ubriache...
"dove...doooo-veeee (sbracciandosi ad indicare la reception) io, me, io (indicando se stesso), trovo, trooooovare (come se usando l'infinito fosse più semplice) il ristornate (movimenti di uno che taglia qualcosa e se lo infila in bocca)??". Risultato: l'addetta alla reception o scappa con un sorriso imbarazzato o scoppia proprio a ridere e ti consegna il foglio illustrativo in italiano.

Conclusioni? Io, vi giuro, andrei in vacanza solo per godermi scene come queste.
du iu anderstend?

domenica 8 maggio 2011

misteri domestici...

Domestici è il termine esatto almeno nell'accezione in cui io voglio intenderlo...esistono fatti misteriche pur possedendo questa loro incomprensibile caratteristica sono comunemente accettati e nessuno si fa più particolari domande sul perché accadano; inoltre sono fatti che non avvengono a livello mondiale ma così, nella vita di tutti i giorni, a casa, al lavoro, a scuola...ecco perché domestico come aggettivo mi sembra perfetto! Sono misteri addomesticati che non destano più scalpore e avvengono in un'area che tutti conosciamo e che quindi definirei, per l'appunto, domestica...
Ora vi chiederete di cosa sto parlando...vi faccio alcuni esempi:
1.Perché quando il computer si impalla e io gli parlo dolcemente lui riparte??sembra una cavolata ma è pura realtà: dopo aver provato a sbloccarlo in tutti i consueti e tecnologici modi possibili, esasperata, mi trovo a sussurrargli parole affettuose supplicandolo di darmi un segno di vita e a quel punto, magia! Lui riparte! mistero...e si sa che molti elettrodomestici hanno la tendenza a comportarsi così: televisioni con interferenze, lettori della macchina che sputano i cd, lavastoviglie che non si accendono...tutti, per una arcana ragione, ripartono quando ti comporti in modo umano (nel senso come se parlassi ad una persona) e carino con loro.
2. un classico mai smentito: i calzini nella lavatrice. Al solito io ne metto dentro due e ne esce uno. Mistero mai spiegato ma accettato da tutti. E succede spessissimo! Una volta per pura volontà di conoscenza mi era perfino venuto in mente di fare un lavaggio con dentro solo due calzini per vedere dove uno si sarebbe andato a nascondere...ovviamente poi non ho seguito questa mia idea al limite della follia da una parte perché sarebbe stata un'offesa all'ambiente e alla mia intelligenza e poi perché sapevo perfettamente che in quel caso sarebbero venuti fuori due calzini. Tuttavia il mistero non si spiega: l'unica ipotesi e che durante la centrifuga si apra all'interno del cestello, per una curiosa convergenza di regole fisiche, un tunnel spazio temporale che trasporta il calzino fuggitivo in un'altra dimensione o magari gli fa fare un viaggio nel tempo e, senza saperlo, o dei gambaletti che hanno visto le guerre puniche...al lavaggio successivo il tunnel si riapre e il calzino ritorna con il sua carico di avventure...chissà magari un giorno mi spunterà Napoleone dall'oblò della lavatrice...
3. La sensazione che ti prende quando qualcuno ti fissa da lontano...quel formicolio che ci fa dire "mi sento osservata"...qui me la sono anche spiegata da un punto di vista fisico:la sensazione di sentirsi osservati, in quanto sensazione è reale, nel senso che esiste questa sensazione. E su questo siamo tutti d'accordo. Ora non è altrettanto vero che alla sensazione corrisponda il reale evento di essere osservati ed è proprio qui che sta il problema.
Da un punto di vista fisico, l'essere osservati non è una attività ma una passività, è
semplicemente il nostro riflesso che finisce dentro le pupille di tutti quelli che ci sono attorno.E qui, a rigor di logica mi viene da dire che non possiamo essere sensibili all'essere osservati. Però qui mi sorge un'altra domanda: è possibile avere la sensazione che qualcuno stia pensando a noi?
Supponiamo che ci siano 10 persone che guardano verso di noi, ma solo una sta guardando specificatamente noi, tutte le persone hanno il riflesso della nostra immagine sulla loro retina, ma solo una ne è cosciente e ha un "pensiero" che elabora questa immagine o comunque che pensa a noi. Ammettere questo significherebbe ammettere che tutti noi abbiamo la possibilità di leggere o perlomeno di percepire i pensieri altrui.
Potrei andare avanti per ore...i rumori notturni che spariscono non appena aguzzi l'orecchio, le cose che si smarriscono esattamente nel momento in cui servono o che si rompono appena decidi di usarle, la capacità dei professori di fare domande sull'unica pagina del libro che hai saltato o quella delle cose fragili di suicidarsi partendo da posizioni in cui per nessun motivo avrebbero potuto cadere e così via...
fatto sta che a queste cose non si pensa mai, si accettano semplicemente...la cosa bella e che forse questi fatti esistono solo per mettere un po' di paranormale nelle nostre vite e dare l'ebbrezza di ammettere che non riusciremo mai a spiegarci proprio tutto...

lunedì 2 maggio 2011

spataplash...

Spataplash è il rumore che fa il mio cervello quando si rende conto che una vacanza è finita. E' un suono che emette solo ed esclusivamente in queste occasioni. E lo fa anche in un momento preciso: nell'esatto istante in cui, dopo essere entrata in casa, appoggio la valigia per terra e faccio un bel sospiro. E lì, proprio in quel secondo, SPATAPLASH!!!
Tutta la mia coscienza in un attimo si rende conto che la magia è terminata.

Si perché nell'ultimo giorno di vacanza non percepisci ancora la fine imminente...si, forse mentre fai le valigie hai un pizzicore lì in fondo, alla bocca dello stomaco, ma pensi che hai ancora un poco di tempo da goderti. E poi quando te ne stai in aereo/treno/auto/nave/dirigibile/shuttle/etc. il pensiero più ricorrente è "Dio mio, voglio arrivare a casa, sono distrutta!e poi quante cose devo fare a casa!!!". E qui a me generalmente parte il panico perché già l'idea di disfare le valigie mi fa venire l'angoscia...

Arrivi all'aeroporto/stazione/parcheggio/porto/garagedeldirigibile/basedellanasa/etc. e ancora non hai ben chiaro che la festa è finita...sei più preso a osservare casa, a controllare che nessuno abbia scassinato la porta durante la vostra assenza, a salutare il cane/gatto/iguana/canguro/etc.

Poi si apre la porta, si entra in casa, si appoggiano le valigie nell'ingresso, ci i guarda attorno e li...SPATAPLASH!!!

E' tutto finito urla la mia testa.

Dopo lo strazio della valigia, separazione vestiti da lavare e vestiti puliti, reinfilamento delle scarpe nelle scatole, delle borse nei portaborse, dei cappelli nei portacappelli per me viene sempre il momento doccia. In genere dura quelle due e mezza. A me serve subito, appena arrivo a casa. E come se dopo lo spataplash sentissi la necessità di lavarmi via quello che mi è rimasto addosso della vacanza, del viaggio...mi serve un po' per tornare alla realtà. E anche per lavarmi, è meno poetico lo ammetto, ma soprattutto dopo un viaggio in treno come l'ultimo che ho dovuto affrontare è una necessità imprescindibile.

Poi viene la fase regressiva in cui faccio vedere le 400 foto che ho scattato a chiunque mi capiti a tiro. Chi mi conosce ha imparato ad evitarmi nei giorni che vengono subito dopo una vacanza, c'è che si dà perfino malato o chi inventa parenti lontani...Io lo so, perfettamente. E lo dico anche a voi, a tutti voi che come me vivete questa fase di ricordo scatenato: agli altri (amici/parenti/vicini di casa/postino) non frega assolutamente niente delle mie e delle vostre foto!! Anzi, il più delle volte è un supplizio medievale, nemmeno li minacciaste con dei ferri roventi invece che con una memorycard...e questo non perché siano cattivi o non ci vogliano bene, semplicemente non riescono e non possono capire tutto quello che, per chi ha vissuto la vacanza, c'è dietro quelle foto...Ecco, tenete a mente questo monito e poi come gran parte delle regole esistenti imparate ad infrangerlo quando serve. Si, perché a fine vacanza il crollo psicologico ci assale tutti e se gli altri devono sopportarsi mezz'ora di tortura a base panorami parigini, ci capiranno quando noi ci sorbiremo altrettanti paesaggi montani, spiagge dei lidi o campeggi piovosi...

lunedì 25 aprile 2011

assenza...

Perdonate la mia assenza...Sono giorni abbastanza fitti...
Sono uscita dalla fase "Ohmiodioèimpossibilenoncelapossofare!!!", sono passata in quella "sono super carica non mi può battere nessuno!!!", ho transitato per " sono strafelice e fiera dei successi che ho ottenuto e di come si sta mettendo tutto quanto", ho sfiorato "per andare avanti ho bisogno di una dose di anfetamine per un anno e della capacità di autoclonarmi" , sono irrimediabilmente giunta a "tutto va come deve andare ma che fatica!" e ora sono appena entrata in "mi serve una vacanza". E per fortuna la mia vacanza mi aspetta per davvero! Parigi arrivo!!!! Probabilmente quando ho programmato questo viaggio mesi fa è stato perché in quel momento si sono scatenate le mie doti da veggente....

In questi giorni mi sono venute in mente tante cose diverse ma nessuna era degna di meritare un post tutto suo...Tuttavia, visto che per un po' non ci sentiremo più e che nel frattempo non ho maturato un altro argomento bello e profondo metto qui un po' di marmellata di pensieri tanto per lasciare un po' di cose su cui fare un pensiero o una risata...premetto, questi argomenti non hanno alcuna connessione logica tra loro, anche perché per la maggior parte mi venivano in mente in treno quando lascio la mia mente vagare libera qua e là...

In questi giorni sto leggendo un bellissimo romanzo che parla della vita di Matilde di Canossa. L'ho iniziato perché sono ormai due anni che porto in giro per l'Italia con la mia compagnia uno spettacolo su questa meravigliosa donna in cui ho l'onore di vestirne i panni (non so chi di voi la conosca, ma se per caso non avete la fortuna, date un'occhiata alla sua vita, vi assicuro che merita). Beh, se devo essere sincera all'inizio non è che andassimo molto d'accordo, credevo che io e lei non avessimo niente in comune. Poi con il tempo le cose sono cambiate. Non so chi di voi faccia teatro ma, almeno per me, il rapporto che ho con i miei personaggi è in genere in continua evoluzione. Fino ad ora però avevo parlato con storici e letto documenti, estratti, testi ma mai nulla di completo. Ora dopo due anni ho sentito il bisogno di leggere cosa gli storici dicono di lei, di tutta la sua vita. Il libro che sto leggendo si intitola "La grancontessa" di Edgarda Ferri, un'ottima storica a mio avviso. La mia riflessione è questa: Matilde, ma come lei molti personaggi del tempo, hanno fatto cose incredibili e vivevano attorno all'anno 1000. Dovevano avere belle menti e spiriti forti. Che cosa avrebbero potuto fare con i mezzi di oggi? Se Matilde avesse potuto prendere un treno per andare a trovare l'imperatore in Germania? Se Gregorio VII avesse potuto mandare una mail a Enrico IV? e cosa direbbero della società di oggi, loro che combattevano i peccati che si consumavano nella chiesa? Che si trovavano ad affrontare questioni immense e che decidevano il destino di migliaia di persone?Cosa penserebbero dello scandalo dei preti pedofili? dell'aborto? delle cellule staminali? Ovviamente non posso darvi io una risposta, e come non posso io non può nessun altro però mi è piaciuto pensarci su...

Ieri invece riflettevo sugli spazzolini elettrici (vi avevo avvertito). E in particolare rimanevo sconvolta da quella pubblicità cretina con le tre tizie in un bagno pubblico che discutono del loro spazzolino. Allora, primo, non c'è nessuno che si lava i denti nella toilette del ristorante. Secondo, queste girano con lo spazzolino in borsa e tengono convegni nei bagni? Terzo, io lo spazzolino elettrico l'ho preso. L'ho fatto dopo che me l'ha consigliato il dentista e devo ammettere che effettivamente funziona, MA, e qui sta il nocciolo della questione, averlo usato mi ha anche fatto capire perché nella pubblicità le tre decerebrate non lo fanno: perché ti fa sembrare un cretino. Si, è così. Intanto spruzzi praticamente in tutto il bagno, poi non sai che fare...o tieni la bocca serrata o appena la apri la schiuma inizia a colarti lungo il mento e se tiri fuori lo spazzolino quello crea una specie di esplosione nucleare a base di dentifricio...

Poi ho cercato di rispondere alla questione del perché le pubblicità imbarazzanti vanno sempre in onda mentre stai mangiando...altro mistero irrisolto....e poi...ci sono sempre state queste pubblicità così orribili??o l'enterogermina e il tantum rosa hanno dovuto fare fronte ad un calo di vendite nell'ultimo paio d'anni??

c'erano un sacco di altre futili e serie questioni che ronzavano per la mia testa ma ora, ovviamente mi sono passate di mente...magari ne riparleremo poi...


lunedì 11 aprile 2011

tecnologia e lavandini...

Ormai si sa, la tecnologia è ovunque. E, se tecnologia vuol dire comodità e divertimento, io sono la prima che si entusiasma delle bellezze del futuro. Nei limiti dell'umana natura. Si perché quando di tecnologia ce n'è troppa il mio rapporto con quest'ultima decade inevitabilmente.

Uno dei luoghi in cui pensavo che il progresso non sarebbe mai giunto è il bagno. Si, si, la toilette per intenderci. Ecco, ero fermamente convinta che i bagni sarebbero sempre stati come li ho conosciuti da bambina. Quanto mi sbagliavo.
Ora forse vi chiederete da dove nasce questa mia intrinseca delusione e il ragionamento che ne segue. Vi rispondo subito: da una serata al ristorante.

Alcune sere fa sono andata a mangiare con le mie amiche in un ristorante giappo-thailandese per goderci una serata tra donne. Locale favoloso, ottima cucina. Il dramma è nato al momento di andare in bagno: in quel luogo tutto era automatico. TUTTO!!!

Primo problema: lo sciacquone del wc che parte da solo.
Avete presente di cosa sto parlando? Quello che scarica in base a una maledetta fotocellula.
Io non ne capisco il motivo. Se è per questioni di igiene esistono quei comodissimi sciacquoni che si azionano usando il piede, una delle migliori invenzioni di questo secolo. Altri motivi non ne vedo, tranne il fatto di creare volontariamente una certa tensione alla signora (temo sia infatti un problema tutto femminile) chi sta facendo pipì. Già ti trovi ad essere sospesa in una posizione alquanto improbabile e poi devi avere anche addosso la suspance di non sapere quando quel cavolo di water farà partire una cascata...si, perché non pensiate che parta quando vi alzate come c'è scritto sull'etichetta...
Oltre a questo, nel bellissimo bagno giapponese anche la carta igienica era automatica (cioè quando aprivi la porta il macchinario faceva già uscire la striscietta di carta che secondo lui ti sarebbe servita...), cosi come il disinfettante, la luce e, sorpresa delle sorprese nonché trionfo giapponesizzante, una curiosa musichetta che si avviava quando tu ti avvicinavi alla tazza...mi hanno spiegato che la sua funzione è quella di combattere un complesso che noi donne abbiamo innato: quello che gli altri fuori dal bagno sentano il rumore della pipì contro la ceramica...Ora io credevo che fosse un problema mio perché son strana, invece a quanto pare la cosa è molto diffusa e particolarmente sentita dalle giapponesi. In ogni caso con questo sistema la gente fuori sa che quando parte la musichetta io sto facendo pipì e a me sembra un po' eccessivo....ma non stiamo a formalizzarci...

Secondo problema: lavarsi le mani.
Ovviamente anche i lavandini avevano la loro dannata fotocellula. Così come il distributore del sapone, che ve lo dico a fare...
Qui, credo che il problema sia in parte mio. Avrò le mani troppo lunghe, le dita troppo sottili, che ne so? Fatto sta che io quei così non sono in grado di farli partire. Avvicino la mano, parte, vado per lavarmi, si spegne. Riprovo. Stesso risultato. Cambio lavandino. Quello proprio non parte. Ritorno al primo e inizio una sorta di balletto tirolese davanti a quel maledetto coso.
Il sapone poi è ancora peggio. Regolarmente metti la mano sotto, lui fa un rumoretto, sembra che non esca nulla e appena allontani la mano per capire come mai non va, SPLOCH...una gigantesca goccia di sapone fucsia si sfracella sul ripiano di marmo grigio. E tu ti senti pure in colpa.
Mentre stavo maledicendo l'inventore della fotocellula, entra una signora, si avvicina al lavandino che io non ero stata in grado di fare partire. Io le sorrido trionfante "Quello non va" la informo. Invece funziona eccome!!!!La signora con un abile movimento del polso lo fa partire, si lava le mani velocemente (e senza sapone) e se ne va orgogliosa della sua impresa.
Non mi resta che avviarmi mestamente all'asciugamani (non credo abbia un nome tecnico). Metto le mani sotto, ormai rassegnata al fatto che non partirà mai. Sbagliato. Parte all'improvviso e ha più o meno la potenza di un motore per jet. Ti asciuga anche la saliva in bocca. Con le mani abbrustolite come se le avessi infilate in una caldaia mi avvio verso la porta rimpiangendo i vecchi rotoloni di carta o per lo meno un asciugamani che non ti strappi la prima pelle.

Uscendo da quella specie di Enterprise di ceramica mi chiedo perché abbiamo preso sto vizio di ficcarla dappertutto 'sta benedetta tecnologia e se non sarebbe meglio, qualche volta, riuscire a farne a meno. Almeno quando si tratta di toilette.

domenica 3 aprile 2011

impossibile...

"come va in questi giorni?"
"oh, non me lo chiedere nemmeno...è un periodo impossibile!"

Questo è più o meno l'inizio della maggior parte delle mie conversazioni in questi giorni.
Sarà colpa della primavera improvvisa, ma per tutti questo è un periodo impossibile. Me compresa.

Un periodo impossibile è un periodo talmente incasinato da risultare quasi inconcepibile. Non dovrebbero nemmeno poter esistere settimane del genere, perché è assurdo che tutto succeda negli stessi giorni, eppure a volte capitano. In genere in concomitanza con la bella stagione.
E tutto quello che succede si accavalla, si accartoccia, crea incomprensioni, fa dare risposte secche, scrivere messaggi sbagliati che assumono un senso del tutto contrario a quello che si voleva dare...No, non hai capito, non volevo dire questo, è solo che sto facendo la torta per la festa della mia migliore amica che tra l'altro cade in concomitanza con le prove dello spettacolo che sono giusto il giorno prima della conferenza all'università , che mi serve per l'esame per cui sto studiando e in questi giorni devo anche trovare un giorno per andare a trovare la nonna...si poi magari se trovo un paio d'ore mangio, mi lavo e dormo un po'...

Quando poi tu sei libero, regolarmente, le persone con cui vorresti passare un po' di tempo, scambiare qualche parola, sono terribilmente impegnate. Perché i periodi impossibili capitano tutti assieme. E allora ci si sente ignorati, non capiti. Si passano ore a interpretare quei messaggi criptici che arrivano nel pieno del caos, completamente privi di qualsivoglia segno di punteggiatura. Manco fosse la stele di Rosetta.
E poi ci di fanno mille scrupoli. Gli telefono? E se poi è nel bel mezzo di una conferenza? Magari gli mando un messaggio...No, poi pensa che io sia appiccicosa...una mail? Ma no...chi ha tempo di leggere le mail..e dall'altra parte in genere ci si sta facendo gli stessi viaggi mentali...

E quindi come si fa con i periodo impossibili? Si affrontano. Con calma. Come tutte le cose impossibili:
l'unica differenza tra una cosa possibile e una impossibile è che per quella impossibile occorre più tempo.
Quindi, pazienza, un po' di sana organizzazione e qualche goccia di fiori di Bach, se proprio ci si sente di essere sull'orlo di una crisi di nervi...perdoniamo le persone a cui vogliamo bene che a nostri messaggi appassionati rispondono con un "grazie anche a te" o quelle che ci chiedono un po' di tempo per affrontare il migliaio di cose da fare che si trovano davanti...e speriamo che l'impossibile passi, come tutte le cose.

sabato 26 marzo 2011

Eva e Adamo...

...per far felici le signore, Adamo e Eva, per i maschietti, così non si litiga e siamo tutti contenti (stessa storia che per Giulietta e Romeo tra l'altro...).


Nomi e femminismi a parte, questi biblici progenitori mi scocciano da una settimana circa. Roba da matti. Tutto è iniziato con l'acquisto del mio soprabito lunedì scorso: a me piacciono le cose un po' ricercate e particolari in fatto di cappotti e simili, così per affrontare la primavera mi sono comprata un bel soprabito con su ricamato uno schizzo raffigurante appunto Adamo ed Eva (o Eva e Adamo che dir si voglia) in un trionfo di margherite azzurre (Ve lo faccio anche vedere qui). Poi c'è stata una mia cara amica che mi ha regalato un bellissimo disegno sempre dei due signori in questione (a proposito: grazie Cristina, l'ho incorniciato!) e per finire ieri sera e Zelig, Lella Costa parlava ancora di Eva e Adamo. Tre volte in una settimana mi sembra eccessivo e, poiché io credo nelle coincidenze ma fino ad un certo punto, ho pensato che i due miei e vostri presunti avi volessero un po' di attenzione.



Ora, se si digita Adamo ed Eva su google viene fuori, e non esagero, di tutto: wikipedia, bibbia, testi apocrifi, ristoranti, film porno, cinema, opere d'arte e chi più ne ha più ne metta.



Così ho dovuto fare una veloce scelta.



Innanzitutto devo ammettere che a me la storia di Adamo ed Eva non è che sia mai piaciuta molto, nemmeno quando da bambina la mia insegnante di catechismo cercava di spacciarmela come vera (perdonatemi, non voglio offendere nessuno ma personalmente sono una fan del big bang). Ora che la prendo, come molte altre cose, come una fiaba fantasy non è che il mio giudizio sia molto migliorato. Preferisco di gran lunga l'arca di Noè.

Tralasciando i miei personali gusti per me una favola è e tale rimane. E su questo nessuno mi farà cambiare idea. Ho letto la Genesi così come ho letto il Silmarillion di Tolkien, che più o meno raccontano delle stesse cose.

Ciò non toglie che ci siano sempre belle informazioni da imparare: nomi, coincidenze, curiosità...



Così, tornaniamo ad Adamo ed Eva. La loro storia è condivisa da ebraismo, cristianesimo ed islam. Per tutte queste religioni loro sono il primo uomo e la prima donna.

Adamo significa uomo ma anche terra ed è un santo che, come Eva, ha la sfiga di avere l'onomastico il 24 dicembre e che perciò non viene ricordato da nessuno.

Eva invece significa colei che dà la vita o anche, letteralmente, la versione femminile di maschio cioè "maschia".



Chiarita l'etimologia si scoprono una serie di dibattiti secolari: la mela non è una mela ma un fico, il serpente non è un serpente perché ha braccia e gambe, la costola non è una costola ma...ma cosa? E qui me la sono spassata a pensare che c'è gente che da anni si chiede da dove sia uscita Eva: si trovano articoli e articoli, discussioni, blog ecc.! Ora, a me viene da ridere, ma se vogliamo pensarci sul serio,effettivamente ormai tutti sappiamo che uomini e donne hanno lo stesso identico numero di costole...che imbarazzo mannaggia...e come quando si è scoperto che la terra non è al centro dell'universo...che vergogna...

In realtà poi ho letto che, come capita molto spesso nei dibatti su temi religiosi, nella storia della costola c'è lo zampino di San Tommaso che come al solito le spara grosse...Nella genesi non si parla di costole, il termine usato può essere tradotto in realtà in molti modi piuttosto ambigui...E' stato Tommaso ad inventarsi la storia della costola e a dare il via a questa bagarre...

Tuttavia la cosa più bella che ho scoperto, e qui maschietti fate attenzione, è una ricerca risalente al 2001 di due tizi, chiamati precisamente Scott F. Gilbert e Ziony Zevit e pubblicata nientepopodimenoche sul «The American Journal of Medical Genetics». Questi due signori sono partiti dal presupposto che quasi tutti i maschi dei mammiferi sono dotati di un osso penico. Quasi tutti. Rimangono esclusi la scimmia ragno e l'uomo (che poi perché proprio questa cosa in comune con la scimmia ragno non me la spiego...). Ora quest'osso fa si che un animale si possa accoppiare sempre, anche quando non è in calore. E va beh. L'uomo non ce l'ha (ringraziate madre natura e la sua lungimiranza signori...ai cani spesso capita di romperselo...e mi fermo qui). Ora ai due scienziati sopracitati è venuto in mente che Eva potesse essere stata creata non dalla costola di Adamo ma dall'osso del suo accessorio. A riprova di questa loro affermazione Gilbert e Zevit citano una passo della Genesi in cui si dice che dopo aver creato Eva "il Signore Iddio richiuse la carne". La cicatrice rimasta sarebbe il rafe, termine medico che ho imparato stamattina in croce rossa mentre discutevo di questo argomento con una mia amica veterinaria, cioè quella specie di cicatrice che percorre la parte inferiore di pene e scroto...la quale, tra le altre cose, ha una perfetta spiegazione anatomica che non tira in ballo divine creazione, ma questa teoria è talmente ben congegnata che mi dispiacerebbe smontarla così...



Fatto sta che se le cose sono davvero andate in questo modo, la nascita della prima donna non deve essere stata esattamente piacevole per il nostro eroe primigenio, che pur di avere sta cavolo di compagna (che tra l'altro poi si fa pure fregare dal serpente, cretina!) ha sopportato una bella tagliuzzata dal Padre Eterno...ve lo concedo: da oggi scriverò sempre Adamo ed Eva...










venerdì 25 marzo 2011

imprevisti...

Si, si, proprio loro: i maledettissimi imprevisti, cioè quelle situazioni in cui il destino si incarna in una cosa/persona/animale/evento atmosferico/etc. e, unendosi magicamente alla sfortuna, cerca di rovinarti la giornata.

Diciamo che questi ultimi due giorni sono stati la sagra degli imprevisti. Ieri hanno fatto saltare una giornata che si prospettava come meravigliosa e oggi mi hanno fatto arrivare maledettamente tardi.
Si sa, gli imprevisti capitano e non ci si può fare nulla ma a me infastidiscono particolarmente perché sono una persona che ama preparare le cose con amore e cura e odia vedersi rovinati i suoi piani. Quello di ieri è un imprevisto che non posso non scusare, visto che ha a che fare con la salute di una persona, ma quello di oggi no. Perché si è manifestato con un sintomatico e diffuso ritardo di tutti i treni che transitavano per la stazione di Ferrara. Come una pandemia: non ce n'era uno che fosse in orario. Il mio l'hanno perfino soppresso...Ora, partendo dal presupposto che io e i treni non abbiamo esattamente un ottimo rapporto, i ritardi che hanno a che fare con le ferrovie mi mandano in bestia. DIN DON "annuncio ritardo, il treno regionale 3346 delle ore 15.10 arriverà con 10 minuti di ritardo" e va beh, pensi, dieci minuti che vuoi che sia. DIN DON "il treno regionale (e qui tu ti illudi che annuncino che sta arrivando) 3346 delle ore 15.10 arriverà con 20 minuti di ritardo, diversamente da quanto annunciato in precedenza" e qui inizia a sorgere l'amaro dubbio che il treno in questione si sia disperso nella steppa artica. DIN DON "il solito treno di prima arriverà con 35 minuti di ritardo...e così via di seguito, di dieci minuti in dieci minuti, fino ad arrivare a 55... DIN DON "il treno regionale 3346 delle ore 15.10 è stato cancellato a causa di problemi nelle preparazione del mezzo. Ci scusiamo per il disagio."
Ora, due cose.
La prima: cosa cavolo sono i problemi nella preparazione del treno???cos'è lo dovete vestire?mettergli il fiocco? Pulirlo non credo di certo. E poi, lo preparerete alla partenza, ve ne siete accorti adesso che non ce la fate?? Fino ad ora avete sperato in un colpo di fortuna??
La seconda: adesso vi scusate??? Non avete proprio più pudore. E il bello è che quando finalmente prendi sto benedetto treno e arrivi in stazione ti dicono "vi ringraziamo per aver scelto i nostri treni". Perché ce ne sono altri?? A me risulta che, per le persone non automunite, da Ferrara a Bologna o ci vanno con le FS o correndo o possono fare un mutuo e andarci in taxi...
Morale della favola, sono arrivata dove dovevo arrivare con due ore di ritardo...imprevisti!

Che poi gli imprevisti si sentono a pelle. Quando ci si sveglia la mattina si sa già se la sorte sta tramando contro. E non è che la giornata parta male, anzi di solito sono giorni che iniziano in modo perfetto, ma si sa già che qualcosa non funzionerà. Credo sia un meccanismo naturale, un dono innato che ci consente di proteggerci dagli agguati del destino accanito. Una sorta di autodifesa per non avere un attacco isterico nel momento in cui l'imprevisto effettivamente si manifesterà.

In ogni caso, sesto senso a parte, io ho un trucco per battere la malasorte, antico come il mondo ma perfetto: il cioccolato! Ma non il cioccolato qualunque: i Lindor! Si, si, quei cioccolatini talmente cioccolatosi che basta scartarli per farsi venire una crisi iperglicemica. Quelli ci vogliono. Si prende la palletta, la si mette in bocca intera e si aspetta che si sciolga appena, prima di darle un bel morso. E quando il ripieno burroso e dolce scende lungo la gola, si è pronti ad affrontare con denti a artigli spianati anche il peggiore degli imprevisti!


mercoledì 16 marzo 2011

Eresie...

Che titolo potente questa sera, vero?Lo so, sono particolarmente ispirata!
E tutto deriva dal fatto che domenica sono andata a vedere uno spettacolo su Giordano Bruno in quel di Bologna e, beh, è stata una cosa favolosa, a dir poco!Tralasciando il fatto che quella meraviglia aveva per me un significato tutto particolare e intimo, credo che non ci sia stata persona in sala che sia rimasta indifferente...e la magia del teatro sta proprio qui!Scuotere la gente da questa monotonia di esistenza, farci sentire per poco più di un'ora totalmente presi e coinvolti in qualcosa che è altro da noi ma che fa vibrare qualche corda segreta, laggiù nel profondo...

Beh, io di Giordano Bruno non sapevo quasi nulla se non che è morto bruciato in Campo dei Fiori (lo sapevate che è l'unica piazza antica di Roma senza una chiesa?) e non è che ora mi consideri una grande esperta ma tra le altre mille riflessioni che quell'allestimento ha fatto fiorire nella mia testa e nel mio cuore, ce n'è una che vorrei condividere con voi.

Tutto il mio ragionamento è partito dal presupposto che Giordano è stato un uomo che ha accettato di farsi bruciare vivo. Cavolo. Ci vuole coraggio ragazzi miei. Ora, lasciamo stare che anche lui ha tentato di salvarsi la pelle (e chi non l'avrebbe fatto?) ma alla fine ha detto "Ok ragazzi, io non cambio idea e sono disposto a morire per questo". Oggi se vogliamo fare un conto ideale degli uomini e delle donne disposti a morire per i propri ideali credo bastino due mani e forse qualche dito avanza anche, ma in passato di persone così ce ne sono state eccome. E me questa cosa fa pensare. E va beh, la morte era un concetto molto diverso in passato: diciamolo era molto più facile morire! L'aspettativa media di vita era drammaticamente bassa e, se proprio non eri abbastanza sfortunato da finire nelle mani dell'inquisizione, c'erano sempre le malattie che arrivano e falciavano interi paesi, i cataclismi, la fame, il freddo e compagnia bella...per questo motivo posso ammettere che forse gli uomini e le donne del passato erano meno sconvolti dal'idea di lasciare questo mondo perché la morte era roba di tutti i giorni. Però, morire per difendere qualcosa in cui si crede è roba tosta. sono fermamente convinta che tutti coloro che hanno fatto questo immane sacrificio fossero, per assurdo,persone incredibilmente attaccate alla vita, amanti della vita. Si, perché morire pur di non rinunciare a qualcosa in cui si crede e come dire morire per non rinunciare ad una parte della propria vita. Morire perché si ama troppo una parte della propria esistenza. Forse qualcuno potrà chiamarlo orgoglio. Ma essere orgogliosi fino alla morte, beh, significa proprio non avere un briciolo di sale in zucca e, personalmente, non credo sia il caso delle persone a cui sto pensando. No, io sono fermamente convinta che morire per un'ideale sia la forma suprema di attaccamento alla vita.
E qui parte la seconda parte del mio ragionamento: mi sono messa nei panni di un'eretica. Ma non un'eretica di quelle di infimo ordine, una di quelle povere donne che venivano prese e bruciate con l'accusa di stregoneria. No no. Un'eretica di quelle serie, con tutte le carte in regola: scritti eretici, filosofie eretiche, comportamenti eretici e tutto il resto. E ovviamente in questo caso, se voglio ambientare la mia vita da eretica all'epoca di Giordano, avrei dovuto essere un eretico. Nessuno avrebbe preso sul serio una donna (tralasciamo il caso di Giovanna d'Arco: lei non era una filosofa, sentiva le voci e combatteva con tanto di armatura...). Dopo essermi immaginata me stessa in queste condizioni mi sono chiesta: io mi sarei fatta bruciare? o avrei fatto come Galileo? Si, perché tutti ricordiamo Galileo, ma lui ha abiurato, cioè ha rinunciato alle proprio tesi per evitare il supplizio...con buona pace della mia professoressa di fisica del liceo che lo ritiene un eroe, questo è un fatto. Galileo non è morto pur di affermare che la terra ruota attorno al sole. Quando gli hanno fatto vedere i ferri della tortura ha detto "stiamo scherzando ragazzi??col cavolo!". Allora, io sarei stata Galileo o Giordano?
E arrivata qui non mi sono ancora riuscita a dare una risposta.
Mi piacerebbe affermare spavalda di essere disposta a farmi arrostire per un'idea, ma la morte e soprattutto questo genere di morte, fa paura. E scommetto che anche Giordano ha avuto paura, là in mezzo a Campo dei Fiori con le fiamme che lambivano la pelle. E mi chiedo se in quel momento non gli sia passato per la testa il desiderio tornare indietro. Di poter fare come Galileo.
Non credo, perché quell'uomo era davvero forte nelle sue idee, ma non potrò mai saperlo per certo.
E non credete che il mio sia un ragionamento astratto, fatto così tanto per passare il tempo.
Oggi, qui, in questo mondo, ce ne ancora di gente (sempre poca, ma c'è) che muore per un'idea: non saranno filosofi o scienziati ma si muore ancora per quello in cui si crede. E anche dove non si muore l'eresia esiste ancora e non è più solo la chiesa che la condanna. E spesso, eretico è chi è disposto a rischiare un po' per seguire le proprie passioni, chi cerca di discostarsi un attimo dai canoni della società, del benpensare, della morale ipocrita dei piccoli paesi di provincia, senza per forza essere un ribelle, restando una brava persona, insomma.

Grazie la cielo, non si muore più sul rogo. E allora, rischiamo ragazzi!Spendiamo fino all'ultima goccia del nostro essere per affermare ciò che siamo, per vivere ogni singolo momento della nostra vita al meglio delle sue possibilità, diamo tutto ciò che siamo per quello che amiamo e amiamo la vita, che la cosa più bella del mondo.