Per lucem et tenebram transeunt vitae nostrae mortalis.
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sabato 24 settembre 2011

mea culpa...

Verissimo. Pronta ad ammetterlo. Niente da dire.
Non si sparisce così. Lo so. Non si fa. E questa volta non provo nemmeno a giustificarmi: gli impegni c'erano ma in fondo erano quelli di sempre, il tempo anche e così la capacità.
Quindi?
Quindi nulla. Chino il capo, mi inginocchio, mi prostro se volete, e, come nella migliore tradizione inquisitoria, lo ammetto: mea culpa.
Il fatto increscioso è tuttavia un altro: il perché sono sparita!Ecco, la verità è che non avevo voglia. Si, è proprio così, non mi andava!
Vi concedo un minuto di somma indignazione. Fatto? Bene. Fate come se mi fossi figurata le vostre bocche corrucciate e gli occhi ridotti a fessure. Ora però, io vi faccio due grandi occhioni da cucciolo abbandonato, quelli lucidi e con le stelline che si vedono nei cartoni giapponesi e voi dovreste proprio commuovervi. Commossi? Si? No? Ammetto che in un vero processo non farei molta strada...E va beh...visto che il diritto di difesa è sacro e inviolabile da Costituzione per una volta ne approfitto, con o senza lacrime.
Il fatto è che avevo perso lo smalto. Non come i denti...o forse si!Anche io ero tutta grigina e smorta. Capite, non che fossi triste, ero come il solito, con gli alti e bassi di ogni essere umano in quanto tale. No No. Avevo perso un po' di fiducia. Nella mia testa era nato questo pensiero: ma in fondo cosa gliene frega alla gente di quello che penso io? Che ragione ho per continuare a scrivere quello che penso e farlo sapere a tutti? E' un problema grosso! Roba da alta filosofia. Ed è stata proprio la filosofia a salvarmi, o meglio i filosofi! I filofosi e la muffa. Non avete letto male. Ora, a seconda del concetto di filosofo che avete nella vostra mente queste due immagini possono non avere nulla in comune oppure essere strettamente connesse. Se quando pensate a filosofo pensate ad alla scolastica, a Schopenauer e ad Anassimene, forse vi viene automaticamente in mente un limone ammuffito. Tuttavia poiché la mia idea di filosofo non ha nulla in comune con tutto ciò, per me le due cose non c'entravano nulla l'una con l'altra. Quindi diciamo pure che ho avuto due spunti separati a poca distanza l'uno dall'altro.
Partiamo dai filosofi. Visto che sono in fase finiti gli esami-non ancora iniziato l'anno accademico ne approfitto per fare le cose che più mi piacciono, tra queste leggere. Ogni tanto, quando mi sveglio con molta energia e sento che la mia mente e in stato di grazia mi piace leggere di filosofia. Non i libri di testo, le opere dei filosofi e vedere quanto posso capire. Per la cronaca, di solito funziona così: se nelle prime venti pagine non capisco quasi nulla e appena superata questa barriera mi si apre un mondo significa che io e quel filosofo andremo molto d'accordo. Credo lo facciamo apposta: sono come le famose prime 50 pagine del "nome della rosa". L'autore ti sfida: vediamo se hai la testa dura di seguirmi e poi ti premia. Sto divagando. Giorni fa ero quindi semisdraiata sul divano (posizione ideale) con il naso infilato negli "eroici furori" e una matita di quelle metà rosse metà blu su un orecchio. Le prime 20 pagine erano andate e mi stavo quindi godendo la mia meritata ricompensa. Improvvisamente un flash! E qui si riotorna al discorso iniziale. La mia testa si è concentrata sul fatto che nella storia ci sono stati un sacco di filosofi, buona parte dei quali totalmente sconosciuta ai più. Ecco pensiamo a queste grandi menti: se ne andavano in giro a raccontare a tutti la loro idea del mondo, la scrivevano in opere varie, la insegnavano...e nel caso del mio filosofo poi venivano bruciati, ma questa spero sia solo un'eventualità...
Insomma erano persone che parlavano di ciò che pensavano. Ora, io non ho una teoria mia sulla struttura del cosmo e sull'anima o su un'altro di queste cose che affascinano (e su cui in effetti è favoloso farsi una propria teoria...) ma nel mio piccolo sono un po' una filosofa!FAVOLOSO!
Da qui salto alla muffa. Parlo della muffa perché quando vivi in una casa per 5 giorni alla settimana o comunque quando sei una persona incapace, per propria o altrui scelta, di stare ferma troppo tempo nello stesso posto, hai diversi contatti con la suddetta. A me capita sempre con i limoni. I limoni ammuffiscono anche in frigorifero e ad una velocità sconvolgente per la mente umana (a proposito, hanno superato la velocità dell luce, lo sapevate? ha-ha Einstein!). Ecco, di recente ho aperto il frigo e ho notato un limone che si era trasformato in una variopinta massa pelosa: verde, bianca, arancione...una favola!E così ho pensato:cavolo, sei muffa!c'è bisogno di fare tanta scena?? Ecco perché potevo parlare di mille altre cose: le termiti con i loro immensi formicai, le zanzare e il loro ronzio, i licheni, i pesci tropicali, i coralli...tutta la natura è progettata per far dire ad ogni sua singola particella "ehi, ci sono anche io!". Ogni singola creatura urla con tutta se stessa "sono qui, ascoltatemi, vedetemi, percepetemi!!". E allora, chi sono io per andare contro natura? E se ho i mezzi me migliorare questa sua primigenia volontà, perché non approfittarne??
Quindi ringrazio i filosofi, la muffa, le stelle del cielo, le farfalle, le meduse, gli uccelli tropicali, i gerani, le api, il sole e la luna, le mucche, i pappagalli e tutto il resto!Sono tornata!

sabato 30 luglio 2011

piacere, sono la nuova vicina!

Nei primi giorni dopo il mio trasloco credo di aver ripetuto questa frase almeno una trentina di volte...non so come mai ma a me fa sempre sentire un po' scema...sarà che i nuovi vicini li incontri sempre in situzioni imbarazzanti. Otto e mezza di sera, pantaloncini della tuta, maglia extralarge con stampa di Pluto, ciabatte infradito, occhiali, capelli raccolti con matita. Improvvisamente una folgorazione: devi mettere fuori la carta!!!Maledettissima raccolta della carta di Ferrara (faccio notare, solo della carta...il resto lo potete buttare tutto assieme e chi si è visto si è visto...della serie fare le cose fatte bene è fatica...). Ok, niente panico. In fondo devi solo sgattaiolare fuori di casa, percorrere il pianerottolo, scendere una rampa di scale, aprire il portone, allungare fuori l'allegro sacco azzurro e rifare il percorso al contrario. Nulla di più facile. Non stai mica a darti una sistemata per assumere un'aria umana...figuriamoci!Chi ci sarà mai lungo le scale??Ve lo dico io: tutto il palazzo. Tutto. Nell'esatto istante in cui tu metti il naso fuori dalla porta ogni singolo inquilino si riversa fuori casa e invade i corridoi, le scale, gli androni, i pianerottoli...e tu sei la principale attrazione che viene offerta...E un po' come essere una bestia rara con attorno un branco di biologi del National Geographic...La prima cosa che a me viene institiva fare è un sorriso imbarazzato (che ti fa assuemere quell'aria ebete che va solo a peggiorare lo stato delle cose) accompagnato da un timido cenno della mano, anzi, del sacco di plastica...e poi...fuga!!Scatto felino fino al portone, lancio del sacco, corsa ad ostacoli su per le scale, altro sorrisetto e dentro nella tana a testa bassa...roba che nemmeno alle olimpiadi...
Il primo pensiero che si pone subito dopo, cioè appena ti chiudi le porte alle spalle, è questo: Dio, che figura di merda!
E così scatta la contromossa; si perché mica puoi permettere che tutto il palazzo pensi che tu sia una cavernicola!E così il giorno dopo esci di casa con un look da serata alla Scala ma, e qui sta tutto il trucco, con un'aria sommamente indifferente, come se andassi tutte le mattine a prendere il pane con jeans, camicia di seta, trucco e perrucco perfetti e tacco 12...e te ne stai a passeggiare per il pianerottolo per un quarto d'ora buono utilizzando tutte le scuse a tua disposizione: sbattere lo zerbino, spolverare il campanello, lucidare la maniglia della porta e così via...tutte attività fermamente sconsigliate quando si indossa un tacco da trampoliere...
Il problema principale è che nonstante tutto il tuo impegno e il tempo speso in varie ed alquanto inutili attività, solo i vecchietti del piano di sopra e la babysitter dei vicini percorreranno il corridio durante questa bella mascherata...e va beh...non c'è da preoccuparsi! Le voci in un condominio circolano ad una velocità supersonica ed entro un paio di giorni tutti i vicini saranno a conoscenza del fatto che tutto sommato tu potresti comunque venire classificata come una persona civile...
e sarà proprio a questo punto che da gorilla selvatico ti trasformerai in mistica creatura fantastica, apparizione miracolosa, splendido mistero che tutti vogliono conoscere. E qui comiciano le infinite processioni dei vicini di casa, nemmeno fosse apparso qualche santo sul tuo tavolo da pranzo. Alcuni sono subdoli: suonano alla porta con le scuse più assurde: ha della sabbia per il gatto? Cera per il parquet? Un tovagliolo di troppo? Un misurino per la farina?
Due cose. La prima: mi sono trasferita qui da una settimana, perché cavolo dovrei avere tutte queste centinaia di cose assurde se non le hai nemmeno tu che vivi qui da 10 anni?? La seconda: ma la vecchia scusa dello zucchero è diventata ormai abusata?
Altri vicini invece non si vergognano di niente. Suonano tanto per conoscerti, per vedere come sei fatta...dalla soglia allungano la testa in pose degne dei contorsionisti del circo di Mosca per sbirciare l'arredamento, i colori delle pareti, le tende e alcuni anche per accettarsi che tu per caso non sia una spia del Mossad...i migliori resta però quelli che portano i dolci. Una volta io credevo che fosse una cosa da film americani che nella realtà non accade ma dopo i vari traslochi che la mia vita mi ha costretto a fare mi sono resa conto che non è affatto così! No, i vicini dolcisti esistono davvero. Questa volta è stata la famiglia che vive nell'appartamento di fronte al mio. Sono polacchi e hanno tre bambine che sembrano angeli caduti dal cielo. E mi hanno portato i Pierniki e i Makovce!Io non ancora imparato a pronunciare correttamente questi nomi ma sono i dolci più dolciosi e appiccicosi e buonissimi che io abbia mai assaggiato (e con questa frase mi sono giocata tutta la correttezza grammaticale che poteva esserci in questo post).
Insomma, col passare dei giorni l'interesse per la bestia rara del palazzo è un po' calato, anche se non credo di aver ancora finito di ripetere "piacere, sono la nuova vicina!"

mercoledì 13 luglio 2011

trasloco!

Si, amici miei, cambio casa! E finalmente...che odissea, che utopia, che...gran casino!
Per principio i traslochi mi infastidiscono: mettono tristezza, fanno venir caldo (non so come mai ma per i traslochi capitano sempre le giornate più calde e afose dell'anno) e portano grandi mal di testa. Ma soprattutto, come ho detto, mettono una gran tristezza. Non importa se lasci un monolocale per trasferisti in un villa, è sempre come se abbandonassi un pezzetto di te dietro le spalle...tanto che in tutte le case in cui transito lascio sempre un segno del mio passaggio. Non è vandalismo, al contrario di quanto afferma a gran voce la mia coinquilina. Due iniziali tracciate a matita dentro l'anta dell'armadio sono il ricordo della mia vita in quella mansarda bollente, in cui ogni tanto pioveva dentro, con i lettini del 1700 che nemmeno un hobbit ci avrebbe dormito comodo ma che io avevo imparato ad amare. Però quando bisogna cambiare si cambia, e non c'è ma che tenga. Perché in fondo, io a stare troppo tempo nello stesso posto mi annoio.

E così, casa nuova. Bella. Luminosa. Un gioiellino incastonato in una delle vie più belle di Ferrara, talmente immerso nella storia che ti sembra di sentirla sussurrare all'orecchio. Un ottimo nido.

E così, si cambia. Dopo le varie peripezie burocratiche, che tra l'altro non sono ancora finite, il passo d'obbligo è l'Ikea! Non so voi ma io sono una grandissima fan dell'Ikea...mobili carini, suppellettili inutili ma che non puoi non avere, nel complesso, buoni affari. Ora sull'Ikea se ne sono dette tante: dai nomi assurdi dei prodotti, alla gente, al ristorante...non sto a dilungarmi anche io su questo punto...all'Ikea, tra una cosa e l'altra. in un giorno spendi più o meno le stesse calorie che bruci in una settimana di palestra ed è molto comodo perché è compreso nel prezzo della spesa! Sommando questo allenamento al trasloco consiglierei di affrontare tutto quanto verso metà Luglio così alla prima settimana di Agosto si arriva alla prova costume che neanche le dive nei loro giorni migliori.

Il trasloco poi di per se è un dilemma continuo: lo tengo e lo butto? lo metto qui o lo sposto? ci sta o non ci sta? si abbina o non si abbina? Un dramma in puro stile Amleto. Io da questo punto di vista sono tremenda: terrei tutto. Mi si stringe il cuore a buttar via una forcina. Vedere poi la casa con tutti le mensole, i cassetti, gli armadi e le credenze vuote poi mi fa diventare un criminale recidiva. Ma si, mettiamolo lì che non si sa mai. In ogni casa in cui sono stata il quarto cassetto della cucina (il primo sono le posate, il secondo le tovaglie, il terzo sottopentole, sottobicchieri, sottotutto insomma) poteva vedersi tranquillamente attribuita l'etichetta "cose che non userai mai ma che non hai il coraggio di buttare": portamonete, cavi, fogli, buste, braccialetti di perline, pupazzetti di peluche, calcolatrici, orribili portachiavi...di tutto. Nell'ultimo, svuotato durante il trasloco, ci ho trovato persino un collare per cani, e la cosa è buffa visto che di cani non ne ho, e una sorta orrendo portacenere a forma di Sicilia, cosa ancora più strana visto che non fumo e non sono mai stata in Sicilia.

La casa vuota poi stimola lo shopping compulsivo. Improvvisamente hai bisogno di tutto. Cose che nella casa di prima nemmeno ti sognavi di possedere. Ieri ho acquistato: uno spremiagrumi elettrico, tre vasi da piazzare sul comò, un profumatore per il bagno all'essenza di oceano e una sveglia che ti dice l'orario canticchiando...
e le pareti vuote sono ancora peggio...Non credo di aver comprato quadri orribili come quelli acquistati in occasione dei traslochi...questo giro mi sono trattenuta (ma devo ancora tornare all'Ikea domani...) ma l'ultima volta ho portato a casa una stampa con un pappagallo gigantesco dall'aria tristissima appollaiato su un grosso trespolo...mi dispiace per il volatile ma era una cosa inguardabile...

Per concludere, da prossimo weekend mi trasferisco e ci vorranno almeno un paio di settimane perché io e la casa nuova impariamo a conoscerci...vi terrò aggiornati!

lunedì 25 aprile 2011

assenza...

Perdonate la mia assenza...Sono giorni abbastanza fitti...
Sono uscita dalla fase "Ohmiodioèimpossibilenoncelapossofare!!!", sono passata in quella "sono super carica non mi può battere nessuno!!!", ho transitato per " sono strafelice e fiera dei successi che ho ottenuto e di come si sta mettendo tutto quanto", ho sfiorato "per andare avanti ho bisogno di una dose di anfetamine per un anno e della capacità di autoclonarmi" , sono irrimediabilmente giunta a "tutto va come deve andare ma che fatica!" e ora sono appena entrata in "mi serve una vacanza". E per fortuna la mia vacanza mi aspetta per davvero! Parigi arrivo!!!! Probabilmente quando ho programmato questo viaggio mesi fa è stato perché in quel momento si sono scatenate le mie doti da veggente....

In questi giorni mi sono venute in mente tante cose diverse ma nessuna era degna di meritare un post tutto suo...Tuttavia, visto che per un po' non ci sentiremo più e che nel frattempo non ho maturato un altro argomento bello e profondo metto qui un po' di marmellata di pensieri tanto per lasciare un po' di cose su cui fare un pensiero o una risata...premetto, questi argomenti non hanno alcuna connessione logica tra loro, anche perché per la maggior parte mi venivano in mente in treno quando lascio la mia mente vagare libera qua e là...

In questi giorni sto leggendo un bellissimo romanzo che parla della vita di Matilde di Canossa. L'ho iniziato perché sono ormai due anni che porto in giro per l'Italia con la mia compagnia uno spettacolo su questa meravigliosa donna in cui ho l'onore di vestirne i panni (non so chi di voi la conosca, ma se per caso non avete la fortuna, date un'occhiata alla sua vita, vi assicuro che merita). Beh, se devo essere sincera all'inizio non è che andassimo molto d'accordo, credevo che io e lei non avessimo niente in comune. Poi con il tempo le cose sono cambiate. Non so chi di voi faccia teatro ma, almeno per me, il rapporto che ho con i miei personaggi è in genere in continua evoluzione. Fino ad ora però avevo parlato con storici e letto documenti, estratti, testi ma mai nulla di completo. Ora dopo due anni ho sentito il bisogno di leggere cosa gli storici dicono di lei, di tutta la sua vita. Il libro che sto leggendo si intitola "La grancontessa" di Edgarda Ferri, un'ottima storica a mio avviso. La mia riflessione è questa: Matilde, ma come lei molti personaggi del tempo, hanno fatto cose incredibili e vivevano attorno all'anno 1000. Dovevano avere belle menti e spiriti forti. Che cosa avrebbero potuto fare con i mezzi di oggi? Se Matilde avesse potuto prendere un treno per andare a trovare l'imperatore in Germania? Se Gregorio VII avesse potuto mandare una mail a Enrico IV? e cosa direbbero della società di oggi, loro che combattevano i peccati che si consumavano nella chiesa? Che si trovavano ad affrontare questioni immense e che decidevano il destino di migliaia di persone?Cosa penserebbero dello scandalo dei preti pedofili? dell'aborto? delle cellule staminali? Ovviamente non posso darvi io una risposta, e come non posso io non può nessun altro però mi è piaciuto pensarci su...

Ieri invece riflettevo sugli spazzolini elettrici (vi avevo avvertito). E in particolare rimanevo sconvolta da quella pubblicità cretina con le tre tizie in un bagno pubblico che discutono del loro spazzolino. Allora, primo, non c'è nessuno che si lava i denti nella toilette del ristorante. Secondo, queste girano con lo spazzolino in borsa e tengono convegni nei bagni? Terzo, io lo spazzolino elettrico l'ho preso. L'ho fatto dopo che me l'ha consigliato il dentista e devo ammettere che effettivamente funziona, MA, e qui sta il nocciolo della questione, averlo usato mi ha anche fatto capire perché nella pubblicità le tre decerebrate non lo fanno: perché ti fa sembrare un cretino. Si, è così. Intanto spruzzi praticamente in tutto il bagno, poi non sai che fare...o tieni la bocca serrata o appena la apri la schiuma inizia a colarti lungo il mento e se tiri fuori lo spazzolino quello crea una specie di esplosione nucleare a base di dentifricio...

Poi ho cercato di rispondere alla questione del perché le pubblicità imbarazzanti vanno sempre in onda mentre stai mangiando...altro mistero irrisolto....e poi...ci sono sempre state queste pubblicità così orribili??o l'enterogermina e il tantum rosa hanno dovuto fare fronte ad un calo di vendite nell'ultimo paio d'anni??

c'erano un sacco di altre futili e serie questioni che ronzavano per la mia testa ma ora, ovviamente mi sono passate di mente...magari ne riparleremo poi...


lunedì 11 aprile 2011

tecnologia e lavandini...

Ormai si sa, la tecnologia è ovunque. E, se tecnologia vuol dire comodità e divertimento, io sono la prima che si entusiasma delle bellezze del futuro. Nei limiti dell'umana natura. Si perché quando di tecnologia ce n'è troppa il mio rapporto con quest'ultima decade inevitabilmente.

Uno dei luoghi in cui pensavo che il progresso non sarebbe mai giunto è il bagno. Si, si, la toilette per intenderci. Ecco, ero fermamente convinta che i bagni sarebbero sempre stati come li ho conosciuti da bambina. Quanto mi sbagliavo.
Ora forse vi chiederete da dove nasce questa mia intrinseca delusione e il ragionamento che ne segue. Vi rispondo subito: da una serata al ristorante.

Alcune sere fa sono andata a mangiare con le mie amiche in un ristorante giappo-thailandese per goderci una serata tra donne. Locale favoloso, ottima cucina. Il dramma è nato al momento di andare in bagno: in quel luogo tutto era automatico. TUTTO!!!

Primo problema: lo sciacquone del wc che parte da solo.
Avete presente di cosa sto parlando? Quello che scarica in base a una maledetta fotocellula.
Io non ne capisco il motivo. Se è per questioni di igiene esistono quei comodissimi sciacquoni che si azionano usando il piede, una delle migliori invenzioni di questo secolo. Altri motivi non ne vedo, tranne il fatto di creare volontariamente una certa tensione alla signora (temo sia infatti un problema tutto femminile) chi sta facendo pipì. Già ti trovi ad essere sospesa in una posizione alquanto improbabile e poi devi avere anche addosso la suspance di non sapere quando quel cavolo di water farà partire una cascata...si, perché non pensiate che parta quando vi alzate come c'è scritto sull'etichetta...
Oltre a questo, nel bellissimo bagno giapponese anche la carta igienica era automatica (cioè quando aprivi la porta il macchinario faceva già uscire la striscietta di carta che secondo lui ti sarebbe servita...), cosi come il disinfettante, la luce e, sorpresa delle sorprese nonché trionfo giapponesizzante, una curiosa musichetta che si avviava quando tu ti avvicinavi alla tazza...mi hanno spiegato che la sua funzione è quella di combattere un complesso che noi donne abbiamo innato: quello che gli altri fuori dal bagno sentano il rumore della pipì contro la ceramica...Ora io credevo che fosse un problema mio perché son strana, invece a quanto pare la cosa è molto diffusa e particolarmente sentita dalle giapponesi. In ogni caso con questo sistema la gente fuori sa che quando parte la musichetta io sto facendo pipì e a me sembra un po' eccessivo....ma non stiamo a formalizzarci...

Secondo problema: lavarsi le mani.
Ovviamente anche i lavandini avevano la loro dannata fotocellula. Così come il distributore del sapone, che ve lo dico a fare...
Qui, credo che il problema sia in parte mio. Avrò le mani troppo lunghe, le dita troppo sottili, che ne so? Fatto sta che io quei così non sono in grado di farli partire. Avvicino la mano, parte, vado per lavarmi, si spegne. Riprovo. Stesso risultato. Cambio lavandino. Quello proprio non parte. Ritorno al primo e inizio una sorta di balletto tirolese davanti a quel maledetto coso.
Il sapone poi è ancora peggio. Regolarmente metti la mano sotto, lui fa un rumoretto, sembra che non esca nulla e appena allontani la mano per capire come mai non va, SPLOCH...una gigantesca goccia di sapone fucsia si sfracella sul ripiano di marmo grigio. E tu ti senti pure in colpa.
Mentre stavo maledicendo l'inventore della fotocellula, entra una signora, si avvicina al lavandino che io non ero stata in grado di fare partire. Io le sorrido trionfante "Quello non va" la informo. Invece funziona eccome!!!!La signora con un abile movimento del polso lo fa partire, si lava le mani velocemente (e senza sapone) e se ne va orgogliosa della sua impresa.
Non mi resta che avviarmi mestamente all'asciugamani (non credo abbia un nome tecnico). Metto le mani sotto, ormai rassegnata al fatto che non partirà mai. Sbagliato. Parte all'improvviso e ha più o meno la potenza di un motore per jet. Ti asciuga anche la saliva in bocca. Con le mani abbrustolite come se le avessi infilate in una caldaia mi avvio verso la porta rimpiangendo i vecchi rotoloni di carta o per lo meno un asciugamani che non ti strappi la prima pelle.

Uscendo da quella specie di Enterprise di ceramica mi chiedo perché abbiamo preso sto vizio di ficcarla dappertutto 'sta benedetta tecnologia e se non sarebbe meglio, qualche volta, riuscire a farne a meno. Almeno quando si tratta di toilette.

domenica 3 aprile 2011

impossibile...

"come va in questi giorni?"
"oh, non me lo chiedere nemmeno...è un periodo impossibile!"

Questo è più o meno l'inizio della maggior parte delle mie conversazioni in questi giorni.
Sarà colpa della primavera improvvisa, ma per tutti questo è un periodo impossibile. Me compresa.

Un periodo impossibile è un periodo talmente incasinato da risultare quasi inconcepibile. Non dovrebbero nemmeno poter esistere settimane del genere, perché è assurdo che tutto succeda negli stessi giorni, eppure a volte capitano. In genere in concomitanza con la bella stagione.
E tutto quello che succede si accavalla, si accartoccia, crea incomprensioni, fa dare risposte secche, scrivere messaggi sbagliati che assumono un senso del tutto contrario a quello che si voleva dare...No, non hai capito, non volevo dire questo, è solo che sto facendo la torta per la festa della mia migliore amica che tra l'altro cade in concomitanza con le prove dello spettacolo che sono giusto il giorno prima della conferenza all'università , che mi serve per l'esame per cui sto studiando e in questi giorni devo anche trovare un giorno per andare a trovare la nonna...si poi magari se trovo un paio d'ore mangio, mi lavo e dormo un po'...

Quando poi tu sei libero, regolarmente, le persone con cui vorresti passare un po' di tempo, scambiare qualche parola, sono terribilmente impegnate. Perché i periodi impossibili capitano tutti assieme. E allora ci si sente ignorati, non capiti. Si passano ore a interpretare quei messaggi criptici che arrivano nel pieno del caos, completamente privi di qualsivoglia segno di punteggiatura. Manco fosse la stele di Rosetta.
E poi ci di fanno mille scrupoli. Gli telefono? E se poi è nel bel mezzo di una conferenza? Magari gli mando un messaggio...No, poi pensa che io sia appiccicosa...una mail? Ma no...chi ha tempo di leggere le mail..e dall'altra parte in genere ci si sta facendo gli stessi viaggi mentali...

E quindi come si fa con i periodo impossibili? Si affrontano. Con calma. Come tutte le cose impossibili:
l'unica differenza tra una cosa possibile e una impossibile è che per quella impossibile occorre più tempo.
Quindi, pazienza, un po' di sana organizzazione e qualche goccia di fiori di Bach, se proprio ci si sente di essere sull'orlo di una crisi di nervi...perdoniamo le persone a cui vogliamo bene che a nostri messaggi appassionati rispondono con un "grazie anche a te" o quelle che ci chiedono un po' di tempo per affrontare il migliaio di cose da fare che si trovano davanti...e speriamo che l'impossibile passi, come tutte le cose.

venerdì 25 marzo 2011

imprevisti...

Si, si, proprio loro: i maledettissimi imprevisti, cioè quelle situazioni in cui il destino si incarna in una cosa/persona/animale/evento atmosferico/etc. e, unendosi magicamente alla sfortuna, cerca di rovinarti la giornata.

Diciamo che questi ultimi due giorni sono stati la sagra degli imprevisti. Ieri hanno fatto saltare una giornata che si prospettava come meravigliosa e oggi mi hanno fatto arrivare maledettamente tardi.
Si sa, gli imprevisti capitano e non ci si può fare nulla ma a me infastidiscono particolarmente perché sono una persona che ama preparare le cose con amore e cura e odia vedersi rovinati i suoi piani. Quello di ieri è un imprevisto che non posso non scusare, visto che ha a che fare con la salute di una persona, ma quello di oggi no. Perché si è manifestato con un sintomatico e diffuso ritardo di tutti i treni che transitavano per la stazione di Ferrara. Come una pandemia: non ce n'era uno che fosse in orario. Il mio l'hanno perfino soppresso...Ora, partendo dal presupposto che io e i treni non abbiamo esattamente un ottimo rapporto, i ritardi che hanno a che fare con le ferrovie mi mandano in bestia. DIN DON "annuncio ritardo, il treno regionale 3346 delle ore 15.10 arriverà con 10 minuti di ritardo" e va beh, pensi, dieci minuti che vuoi che sia. DIN DON "il treno regionale (e qui tu ti illudi che annuncino che sta arrivando) 3346 delle ore 15.10 arriverà con 20 minuti di ritardo, diversamente da quanto annunciato in precedenza" e qui inizia a sorgere l'amaro dubbio che il treno in questione si sia disperso nella steppa artica. DIN DON "il solito treno di prima arriverà con 35 minuti di ritardo...e così via di seguito, di dieci minuti in dieci minuti, fino ad arrivare a 55... DIN DON "il treno regionale 3346 delle ore 15.10 è stato cancellato a causa di problemi nelle preparazione del mezzo. Ci scusiamo per il disagio."
Ora, due cose.
La prima: cosa cavolo sono i problemi nella preparazione del treno???cos'è lo dovete vestire?mettergli il fiocco? Pulirlo non credo di certo. E poi, lo preparerete alla partenza, ve ne siete accorti adesso che non ce la fate?? Fino ad ora avete sperato in un colpo di fortuna??
La seconda: adesso vi scusate??? Non avete proprio più pudore. E il bello è che quando finalmente prendi sto benedetto treno e arrivi in stazione ti dicono "vi ringraziamo per aver scelto i nostri treni". Perché ce ne sono altri?? A me risulta che, per le persone non automunite, da Ferrara a Bologna o ci vanno con le FS o correndo o possono fare un mutuo e andarci in taxi...
Morale della favola, sono arrivata dove dovevo arrivare con due ore di ritardo...imprevisti!

Che poi gli imprevisti si sentono a pelle. Quando ci si sveglia la mattina si sa già se la sorte sta tramando contro. E non è che la giornata parta male, anzi di solito sono giorni che iniziano in modo perfetto, ma si sa già che qualcosa non funzionerà. Credo sia un meccanismo naturale, un dono innato che ci consente di proteggerci dagli agguati del destino accanito. Una sorta di autodifesa per non avere un attacco isterico nel momento in cui l'imprevisto effettivamente si manifesterà.

In ogni caso, sesto senso a parte, io ho un trucco per battere la malasorte, antico come il mondo ma perfetto: il cioccolato! Ma non il cioccolato qualunque: i Lindor! Si, si, quei cioccolatini talmente cioccolatosi che basta scartarli per farsi venire una crisi iperglicemica. Quelli ci vogliono. Si prende la palletta, la si mette in bocca intera e si aspetta che si sciolga appena, prima di darle un bel morso. E quando il ripieno burroso e dolce scende lungo la gola, si è pronti ad affrontare con denti a artigli spianati anche il peggiore degli imprevisti!


mercoledì 16 marzo 2011

Eresie...

Che titolo potente questa sera, vero?Lo so, sono particolarmente ispirata!
E tutto deriva dal fatto che domenica sono andata a vedere uno spettacolo su Giordano Bruno in quel di Bologna e, beh, è stata una cosa favolosa, a dir poco!Tralasciando il fatto che quella meraviglia aveva per me un significato tutto particolare e intimo, credo che non ci sia stata persona in sala che sia rimasta indifferente...e la magia del teatro sta proprio qui!Scuotere la gente da questa monotonia di esistenza, farci sentire per poco più di un'ora totalmente presi e coinvolti in qualcosa che è altro da noi ma che fa vibrare qualche corda segreta, laggiù nel profondo...

Beh, io di Giordano Bruno non sapevo quasi nulla se non che è morto bruciato in Campo dei Fiori (lo sapevate che è l'unica piazza antica di Roma senza una chiesa?) e non è che ora mi consideri una grande esperta ma tra le altre mille riflessioni che quell'allestimento ha fatto fiorire nella mia testa e nel mio cuore, ce n'è una che vorrei condividere con voi.

Tutto il mio ragionamento è partito dal presupposto che Giordano è stato un uomo che ha accettato di farsi bruciare vivo. Cavolo. Ci vuole coraggio ragazzi miei. Ora, lasciamo stare che anche lui ha tentato di salvarsi la pelle (e chi non l'avrebbe fatto?) ma alla fine ha detto "Ok ragazzi, io non cambio idea e sono disposto a morire per questo". Oggi se vogliamo fare un conto ideale degli uomini e delle donne disposti a morire per i propri ideali credo bastino due mani e forse qualche dito avanza anche, ma in passato di persone così ce ne sono state eccome. E me questa cosa fa pensare. E va beh, la morte era un concetto molto diverso in passato: diciamolo era molto più facile morire! L'aspettativa media di vita era drammaticamente bassa e, se proprio non eri abbastanza sfortunato da finire nelle mani dell'inquisizione, c'erano sempre le malattie che arrivano e falciavano interi paesi, i cataclismi, la fame, il freddo e compagnia bella...per questo motivo posso ammettere che forse gli uomini e le donne del passato erano meno sconvolti dal'idea di lasciare questo mondo perché la morte era roba di tutti i giorni. Però, morire per difendere qualcosa in cui si crede è roba tosta. sono fermamente convinta che tutti coloro che hanno fatto questo immane sacrificio fossero, per assurdo,persone incredibilmente attaccate alla vita, amanti della vita. Si, perché morire pur di non rinunciare a qualcosa in cui si crede e come dire morire per non rinunciare ad una parte della propria vita. Morire perché si ama troppo una parte della propria esistenza. Forse qualcuno potrà chiamarlo orgoglio. Ma essere orgogliosi fino alla morte, beh, significa proprio non avere un briciolo di sale in zucca e, personalmente, non credo sia il caso delle persone a cui sto pensando. No, io sono fermamente convinta che morire per un'ideale sia la forma suprema di attaccamento alla vita.
E qui parte la seconda parte del mio ragionamento: mi sono messa nei panni di un'eretica. Ma non un'eretica di quelle di infimo ordine, una di quelle povere donne che venivano prese e bruciate con l'accusa di stregoneria. No no. Un'eretica di quelle serie, con tutte le carte in regola: scritti eretici, filosofie eretiche, comportamenti eretici e tutto il resto. E ovviamente in questo caso, se voglio ambientare la mia vita da eretica all'epoca di Giordano, avrei dovuto essere un eretico. Nessuno avrebbe preso sul serio una donna (tralasciamo il caso di Giovanna d'Arco: lei non era una filosofa, sentiva le voci e combatteva con tanto di armatura...). Dopo essermi immaginata me stessa in queste condizioni mi sono chiesta: io mi sarei fatta bruciare? o avrei fatto come Galileo? Si, perché tutti ricordiamo Galileo, ma lui ha abiurato, cioè ha rinunciato alle proprio tesi per evitare il supplizio...con buona pace della mia professoressa di fisica del liceo che lo ritiene un eroe, questo è un fatto. Galileo non è morto pur di affermare che la terra ruota attorno al sole. Quando gli hanno fatto vedere i ferri della tortura ha detto "stiamo scherzando ragazzi??col cavolo!". Allora, io sarei stata Galileo o Giordano?
E arrivata qui non mi sono ancora riuscita a dare una risposta.
Mi piacerebbe affermare spavalda di essere disposta a farmi arrostire per un'idea, ma la morte e soprattutto questo genere di morte, fa paura. E scommetto che anche Giordano ha avuto paura, là in mezzo a Campo dei Fiori con le fiamme che lambivano la pelle. E mi chiedo se in quel momento non gli sia passato per la testa il desiderio tornare indietro. Di poter fare come Galileo.
Non credo, perché quell'uomo era davvero forte nelle sue idee, ma non potrò mai saperlo per certo.
E non credete che il mio sia un ragionamento astratto, fatto così tanto per passare il tempo.
Oggi, qui, in questo mondo, ce ne ancora di gente (sempre poca, ma c'è) che muore per un'idea: non saranno filosofi o scienziati ma si muore ancora per quello in cui si crede. E anche dove non si muore l'eresia esiste ancora e non è più solo la chiesa che la condanna. E spesso, eretico è chi è disposto a rischiare un po' per seguire le proprie passioni, chi cerca di discostarsi un attimo dai canoni della società, del benpensare, della morale ipocrita dei piccoli paesi di provincia, senza per forza essere un ribelle, restando una brava persona, insomma.

Grazie la cielo, non si muore più sul rogo. E allora, rischiamo ragazzi!Spendiamo fino all'ultima goccia del nostro essere per affermare ciò che siamo, per vivere ogni singolo momento della nostra vita al meglio delle sue possibilità, diamo tutto ciò che siamo per quello che amiamo e amiamo la vita, che la cosa più bella del mondo.

lunedì 14 marzo 2011

stupidità dentale...

Lo ammetto...è vero...si si...in questo periodo chi leggeva quello che ho scritto ha probabilmente pensato che fossi sull'orlo di una crisi di nervi!In realtà, ad essere sinceri, non è stato un periodo così drammatico: una volta sciolta l'orribile attesa (è andato tutto bene alla fine...proprio come volevo che andasse!molto contenta!) direi che potrei classificare queste settimane come decisamente buone!Solo, probabilmente ho scritto nei momenti in cui ero più frustrata (la neve resta fuori da questo discorso: io e lei non andiamo d'accordo nemmeno nei periodi più rosei...) e di cose che necessitavano di venire sfogate!

Parlando d'altro: il mio dente del giudizo è veramente stupido! Stanotte siamo stati svegli noi due, tutta la notte...molto romantico! Il bello è che questa maledettissima zanna è perfettamente dritta, l'incubo di tutti i dentisti, che questi dentoni li tolgono per sport...Beh, malgrado la sua estetica perfezione, l'infame sta facendo tanto di quel disastro per annunciare a tutti la sua venuta ad esistenza che ho metà della faccia completamente indolenzita e dolorante! Ma io dico: cosa ce ne facciamo dei denti del giudizio??Non sono abbastanza tutti gli altri??Suvvia evoluzione, non siamo mica triceratopi divoratori di piante pleistoceniche...e su!e toglili quei denti inutili!
E poi perché nascere così, a vent'anni d'età? Cos'é, con la maturità servono zanne in più?? Fino ad ora sono riuscita a nutrirmi senza troppi problemi, non è che adesso mi metto a masticare con l'angolo più estremo della bocca...
Che poi questi cosi o sono storti e te li tolgono o, ficcati come sono nel fondo più buio dell'atro, si cariano prima o poi, anche se si ha un'igiene dentale degna del signor Boccasana, e sono da otturare, cosa che, ammettiamolo, non è esattamente piacevole...

insomma adesso mi ritrovo dipendente dal moment e con questo dentone che fa capolino nella povera gengiva straziata...ditemi voi quanto giudizio e maturità c'è in tutto questo!


lunedì 7 marzo 2011

In attesa...

Avete presente quel nodo alla bocca dello stomaco che si attorciglia quando si attende qualcuno o qualcosa? E' una delle cose più sgradevole che esista...

Io in questo periodo, da tre giorni per essere precisi, sono in attesa. Per essere ancora più precisi sono in attesa di una risposta. E io odio aspettare. E più forte di me, in queste cose sono impaziente per natura.
Odio quel groppo che sento in gola. Perché diavolo non mi rispondi???
So che sei infinitamente occupato in questi giorni ma, ti prego, ti scongiuro, dammi un segno di vita!Non so cosa sia successo...cavolo!Tu non lo sai, ma poi io penso al peggio!
Mi faccio mille viaggi...forse ho detto qualcosa di sbagliato??ma...eppure...non credo tu sia così infantile da non rivolgermi più semplicemente la parola...e poi abbiamo già fatto altri programmi!Cosa ne sarà di loro??Miseria...quanto non sopporto di stare così!Bisognerebbe pensare ad altro...ma non è così facile...

Dopo tutte le belle idee, le belle parole...sparisci così!Echecavolo!Non si fa...mi basta un accenno!un paio di righe...nulla di più...

Sono arrabbiata anche si!ma so, so che appena ti rivedrò, se ti rivedrò, tutto mi passerà perché non ce la faccio a tenere il muso...

Ti prego rompi l'attesa...dammi una risposta!

domenica 27 febbraio 2011

nel fondo del fondo...

C'è una frase attribuita a E.A. Poe (in realtà è di Nietzche, ma trovo che così perda molto del suo fascino) che io ho sempre amato alla follia e che, ora lo so, non avevo mai capito. Fino a poco tempo fa.
L'aforisma, che è stato declinato in tutti i modi possibili, è questo: "e se guarderai a lungo nell'abisso, anche l'abisso vorrà guardare in te."
E' una frase famosa e abusata, che a me piaceva perché piena di mistero e di grandezza. E quando la trovavo scritta da qualche parte la leggevo, la rileggevo, mi crogiolavo in ogni singola parola, fino a sentire un po' della sua potenza vibrare in me. Ma tutto finiva lì. Perché io non avevo mai guardato dentro l'abisso. Ovviamente se una persona non ha mai fatto una cosa non è che può immaginarsi come sia quella cosa. Se io non avessi mai mangiato una crostata e mi chiedessero se la crostata è buona, certo, vedendo la lucentezza e il colore della marmellata, sentendo il profumo, passandomi sotto le dita la pasta fragrante potrei immaginare che il gusto di quella torta sia splendido e potrei, persino, sentire sulla lingua una piccola parte della sua dolcezza. Ma tutto finirebbe lì.
Così è per l'abisso.
Ora, quello che è successo a me è un po' complicato. Si dà il caso che in questo periodo io abbia incontrato, no, dire conosciuto sarebbe troppo, una persona che ha saputo cambiare la mia esistenza. Impossibile direte voi. Lo credevo anche io. Fino a un paio di mesi fa. Non posso dire che sia stato un fulmine a ciel sereno, no no. Ci è voluto tempo, fiducia. Ma poi è capitato, così. Una sera, quasi per caso. D'un tratto ho intravisto l'abisso. E ho pianto terrorizzata da quella vista. Sarei fuggita come spesso mi capita, perché se c'è una cosa che mi spaventa, sono io. Ma quella volta avevo qualcuno accanto a me sull'orlo del buio. Una mano, un profumo. E allora ho iniziato a sbirciare nell'abisso e lui ha iniziato a guardare in me.
Ogni tanto adesso ci intravediamo, io e l'abisso. Ci notiamo l'un l'altra con la coda dell'occhio e, ogni tanto, solo ogni tanto, ci fermiamo a guardarci in viso.
Il problema è che nei giorni no, l'abisso mi fa ancora un po' paura e non gli concedo di guardarmi. E temo il giorno in cui perderò quella guida che mi fa stare di fronte all'abisso, prendendomi per mano. Perché prima o poi temo verrà quel giorno e, anche se io non lo vorrò, mi ritroverò di nuovo sola con l'abisso a fissarmi l'anima. Perché ormai io ci ho già guardato dentro e d'ora in poi lui pretenderà lo stesso da me.
Vorrei trovare il modo di ringraziare più che mai quella persona che ha iniziato " a buttarmi nell'acqua alta" e che, spero, avrà sempre la pazienza di venirmi a ripescare.
Perché adesso posso affermare che c'è un'altro aforisma di Poe che mi si addice molto:
"Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo del precipizio, medita di gettarvisi"

mercoledì 16 febbraio 2011

si, viaggiare...

...dolcemente viaggiare
rallentare per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore...

Chi mi conosce di persona in questo momento potrebbe immaginarsi facilmente la sottoscritta che canta a squarciagola mentre guida, sovrastando (direi anche con non troppa grazia) la radio...
Fatto sta che a me viaggiare piace da morire!
Penso che passare la vita a girare il mondo potrebbe rientrare a pieno titolo nella top-ten dei miei desideri nel cassetto...purtroppo non ci sono un gran numero di professioni che lo consentano e, a meno che una persona non disponga di un capitale a perdere, la cosa diventa molto complessa.
Quando ero più piccola risolvevo il problema affermando che da grande avrei fatto l'inviata di Super-Quark (era la mia seconda professione preferita dopo l'anticorpo sulla navicella e, chi come me è cresciuto guardando "Esplorando il corpo umano", sa di cosa parlo). All'età di dieci anni mi ero già evoluta e puntavo al National Geographic. Ora che, con mio grande rammarico, so di non poter più essere definita una bimba, capisco che nessuna di queste sarà con molta probabilità la mia futura professione.
Così mi sfavello ogni anno, subito prima delle vacanze, su come avverare almeno in parte il mio desiderio.
Il piano che mi sono fatta è quello di organizzare tanti piccoli viaggetti e di tenermi un bel viaggio come si deve per dopo la laurea.
Così l'anno scorso è stato il turno della Croazia (dove non ero mai stata, veramente un gioiello), quello prima della Spagna (già vista ma sempre bellissima) e quest'anno tocca alla Francia. Il fatto di dover restare entro i confini europei è dovuto al scarsità di tempo disponibile, ma ci si accontenta.

Ora, arrivare in Francia è più difficile che raggiungere il Perù, almeno nel periodo in cui io posso lasciare la madre patria. Escludendo la macchina, l'aereo ha costi proibitivi (arrivavo a spendere più di aereo che di albergo) e così mi è toccato optare per il treno. Penso che il treno sia uno dei mezzi per me più fastidiosi, battuto solo dalla corriera che evito come la peste.
In generale devo ammettere che, malgrado il mio amore per il territorio francese, io e la Francia non intratteniamo esattamente ottimi rapporti, nel senso che ogni mio viaggio che coinvolgesse questa nazione è naufragato in un modo o nell'altro. Vuoi per il clima, vuoi per la presa della Bastiglia o per le prenotazioni perdute, la Francia si è sempre adoperata per complicarmi la vita. Così quest'anno è un po' un rischio. Prima di partire credo cercherò di mettermi in contatto mistico con tutta la Francia e i suoi abitanti per cercare di cogliere la loro benevolenza. Però, riflettendo sul fatto che sarà la mia meta ultima e non uno stato di passaggio forse sarà meglio disposta nei miei confronti.

Deliri di viaggio a parte.

Non so se qualche possessore di blog dia mai un'occhiata alle statistiche dei lettori. Io lo faccio sempre.Lo ammetto, sono curiosa, ma mi piace da matti. Ora, quando si vanno a vedere le statistiche dei lettori c'è una piccola mappa in cui si vede dove vive la gente che legge. Dopo un'osservazione su lungo periodo posso affermare che la maggior parte dei miei lettori viene dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti.
WOW!!!!
Questo mi ha dato subito una bellissima sensazione: il fatto che quello che scrivo può arrivare fino là mi fa sentire un pizzico onnipresente. Però poi sono sorti dei dubbi. Non sono molto sicura che quella mappina sia attendibile per il fatto che non vedo perché una persona anglofona dovrebbe leggere con assiduità un blog in italiano (presupponendo che si tratti delle stesse persone tutte le volte). A questo punto mi sono detta: o la mappina è una ciofeca o dall'altra parte ci deve essere qualcuno che capisce quello che scrivo.
E qui parte la mia idea!
SIGNORI/E CHE VE NE STATE IN GIRO PER IL MONDO e leggete queste righe, vi va di lasciare un commento, di dirmi chi siete?? Così, per fare un po' di conoscenza!
(trad. people who live around the world and read these pages, please leave a comment and tell me who you are! I would love to meet you!)

Sarà un po' come viaggiare!



lunedì 14 febbraio 2011

povero valentino...

San Valentino.
Non c'è festività che io odi più di quella di oggi. Nessuno mai mi farà cambiare idea su questa ricorrenza ormai divenuta appiccicosa e sdolcinata. Mai. Non c'è fidanzato che tenga. Non la sopporto.

Quest'anno ci mancava solo la pubblicità dei Baci stile Moccia. Buon Dio. Con quei due cretini con i piedi a mollo fra le onde o sulla cima di un grattacielo stile U.S.A.

San Valentino dovrebbe essere eletto protettore dei produttori di cioccolato o di gioielli più che degli innamorati. Povero vecchio, sarà là che si rivolta nella tomba (almeno quei pezzi che sono rimasti tutti assieme e non sparsi qua e là).

Un problema grave è che nei giorni che precedono questa dolciastra festività i commessi dei negozi vengono tutti presi da una follia di gruppo. Andare a fare shopping per se o per amici il 12 di febbraio è proibitivo. Io l'ho fatto. Dovevo prendere un regalo di compleanno per una mia amica, quindi non potevo fare altrimenti.

Entro nel primo negozio, una profumeria.

Io:buongiorno!cerco un regalo...
Commessa:perilsuofidanzatoscommetto!c'èunabellissimaconfezionecondentrobagnoschiumaprofumo...
Io:No...è per una ragazza!una mia...
C: oh!mac'èancheperleragazzecondentroprofumocremasaponettasalidabagno....
Io:No...grazie, cercavo una trousse...
C:ce ne sono di carinissime della Pupa fatte a forma di cuore...

MIO DIO!ma tutto diventa a forma di cuore in questi giorni!?!?!

secondo negozio, bigiotteria etnica.

Io:buongiorno!cercavo un regalo...
Commesso:Non abbiamo molti oggetti per gli uomini, lei mi capisce...
Io: No...volevo un paio di orecchini.
Il commesso a questo punto mi guarda con una faccia che diceva "come è possibile che tu ti sia sognata di fare un regalo ad una persona diversa dal tuo fidanzato in questi giorni??"
Io: ebbene si...
C: ah..allora guardi questi con questo bel granato rosso, in questi giorni tutto è rosso...
Io faccio la faccia da ora ti uccido...

PERCHE' tutto deve essere rosso???

terzo e ultimo negozio, intimo.

Io:buongiorno!cercavo un regalo...
Commessa: dio cara, guarda questi boxer!!!
A questo punto il mio desiderio più pressante era possedere una ghigliottina.
Io: no beh...è per una mia amica.
Arrivati qui, succede una delle cose più imbarazzanti a cui io abbia mai assistito. La commessa mi guarda con uno sguardo ammiccante del tipo "non essere imbarazzata davanti a me, ho capito il tuo segreto e questa cosa mi piace molto" e mi afferra il braccio con aria fraterna.
Io credo di essere diventata di tutti i colori.

POSSIBILE!?!?!In questi giorni quindi andare a comprare intimo da donna significa necessariamente avere gusti per così dire particolari. Me lo segno.

Il problema è che San Valentino come e più di altre feste (vedi Natale, Pasqua etc) è diventata semplicemente una questione commerciale. So che è la scoperta dell'acqua calda ma a me questa cosa fa proprio schifo. San Valentino patrono degli innamorati che ha fatto nascere l'espressione "piccioncini" (lo sapevate?la leggenda narra che per fare riappacificare due innamorati Valentino fece volare attorno a loro coppie di piccioni innamorati) e che arrivò a far morire un uomo pur di farlo stare assieme alla sua metà, penso non sarebbe troppo contento dei cuori di cioccolatini e delle mutande rosa . Tutto dovrebbe avere un limite. Anche solo per rispetto di chi si ama davvero.

Buon San Valentino amici miei...per chi ci crede davvero!

domenica 6 febbraio 2011

volontariamente...

Io sono, da tre anni a questa parte, una VdS.

I VdS non sono un corpo speciale della marina americana né una setta segreta. E l'acronimo non sta nemmeno per Varani da Spiaggia, come una volta azzardò mia cugina.

I VdS i sono i Volontari del Soccorso e sono una (la più importante a mio avviso) costola della Croce Rossa. Il nostro corpo è nato nel 1866 quando ancora ci chiamavamo SV, cioè soccorritori volontari. Ad oggi siamo quasi 95.000.

Perché vi racconto tutto questo? Perché malgrado io svolga un certo numero di attività, di questa sono particolarmente fiera. Lasciamo perdere tutti i bei discorsi che ci si aspetta e che per me hanno si importanza, ma relativa. Quindi non parlerò dell'Abruzzo (io c'ero), né di Haiti né dell'Egitto. E non mi dilungherò nemmeno sui principi fondanti della nostra associazione che racchiudono ciò che il volontariato dovrebbe essere, in sette parole. Perché qui voglio parlare della gente.

Io amo profondamente tutto quello che faccio in Croce Rossa e vedo che tutti i volontari che ho conosciuto finora provano lo stesso identico sentimento. E' qualcosa che non posso stare a spiegare a tutti i maxi commissari che stanno ai vertici e che questa attività la fanno di mestiere. Non capirebbero.

Il corso per diventare volontari del soccorso dura quasi due anni (è praticamente una laurea breve) e occorre superare 3 esami scritti, orali e pratici prima di fregiarsi del titolo. E' dura prendersi su la sera per andare ad ascoltare un medico che ti parla del pancreas.
Non siamo pagati (noi). Non ci viene in cambio nulla di materiale da ciò che facciamo. Non per questo siamo da considerare angeli del cielo: brontoliamo quando ci dicono che due anni di corso non bastano per il 118 che vuole una certificazione in più, un altro esame; tiriamo cancheri quando la notte il telefono squilla e bisogna andare a raccogliere un motociclista spalmato sull'asfalto; a volte ci scappa uno scatto d'ira contro il passante che vuole assistere a tutti i costi ad una rianimazione cardiopolmonare e alziamo gli occhi al cielo quando l'ennesima vecchina si lamenta di ogni cosa, mentre stiamo cercando di convincere il suo femore a non andare a spasso.

Non lo facciamo per professione. Non siamo medici (anche se molto spesso la gente pensa il contrario). Siamo studenti, impiegati delle poste, baristi, operai, avvocati, carabinieri, pompieri, casalinghe, cuochi, pensionati...Ma è proprio questa la cosa bella, il succo del tutto: noi facciamo quel che facciamo perché ci piace da matti farlo.
E' per questo che il corso di 120 ore chiesto dal 118 lo facciamo comunque e passiamo pomeriggi interi a tentare di riportare in vita un manichino. E' per questo che quando la notte il telefono squilla scattiamo in piedi, ci infiliamo gli scarponi e saliamo in ambulanza (e per lo stesso motivo dormiamo su una branda invece che a casa sotto il piumone). E' per questo che non defibrilliamo il passante curioso e gli chiediamo invece di spostarsi. Ed è per questo che quando salutiamo la vecchina con il femore a pezzi le facciamo comunque un sorriso.
Non siamo pagati. Non con soldi. Però la gente ci sorride quando ci vede per strada. I bimbi ci dicono che da grandi vorrebbero fare a anche loro i volontari (cosa che ti fa sentire una specie di eroe).
Vi giuro che non ho mai visto espressioni più belle di quella che ho incrociato sul viso dell'anziana signora che, dopo il terremoto e senza più un posto dove stare, ci ringraziava per una comodino fatto con le cassette della frutta. O di quella della mamma che ha visto il suo bimbo riprendersi. O di quella del ragazzo con entrambe le gambe spaccate quando ha sentito qualcuno che gli parlava e gli stava accanto mentre si andava in ospedale. O perfino quella dell'anziano signore colpito da infarto che aveva qualcuno a cui stringere la mano.
Perché noi non siamo medici e a volte un gesto gentile, una parola di conforto, un abbraccio valgono più di mille medicine.
Non racconto tutto questo per fare la scenetta ed essere sdolcinata. Lo racconto perché qui voglio ringraziare tutte quelle persone che, come me, danno un poco della loro esistenza agli altri. E lo fanno col cuore.

giovedì 27 gennaio 2011

pedinamento...

Questo testo l'ho scritto per l'università. Occorre però premettere qualcosa, altrimenti si potrebbe pensare che io frequenti una facoltà di pazzi maniaci.

Prima premessa: quest'anno dovevo scegliere una materia facoltativa da aggiungere alle mie lezioni del secondo semestre, per completare quel buco di 6 crediti creato apposta dall'università per farci credere che abbiamo un minimo di libero arbitrio nella scelta della nostra vita accademica. (oggi ho il dente avvelenato contro l'università perché mi stanno palleggiando un appello da un paio di settimane e quando sembrava a posto me l'hanno anticipato di una settimana...)

Seconda premessa: la mia idea era quella di frequentare medicina legale perché il nome faceva figo o diritti umani nei conflitti armati perché era a sviluppo seminariale e, come tutti sanno, ciò significa esame facile.

Terza ed ultima premessa: Ho letto su un giornale un articolo secondo il quale lo studiare tanto sui libri senza dedicarsi a materie pratiche fa "perdere punti al cervello"; ora visto che non mi sembra il caso di rischiare volevo cambiare un po' il mio panorama di studi. E, poiché una mia cara amica mi ha appena detto che noi giuristi tendiamo ad essere noiosi (solito luogo comune) ho pensato: mi iscrivo al corso più assurdo che trovo! Nella mia facoltà a possedere queste caratteristiche è la materia chiamata "tecniche della comunicazione della persuasione", in pratica un corso di teatro, dizione, capacità espressive e via discorrendo. Le lezioni si fanno durante la sessione d'esame, anche il sabato, anche alla sera...più strano di così!Aggiungendo il fatto che io adoro recitare e questo corso mi dà la possibilità di migliorarmi sia nel teatro che nella normale vita di relazione ho detto "perché no?"

Il primo compito che il professore del corso ci ha affidato è stato quello di pedinare una persona e di scrivere un testo che la descrivesse e dove dovevamo cercare di capire, osservando più dettagli possibile, chi fosse questa persona, cosa facesse nella vita e via discorrendo...

Questo è quello che è venuto fuori a me e vorrei tanto sapere cosa ne pensate...

E’ una strana giornata di febbraio a Ferrara. Dico strana perché dopo parecchi giorni grigi e uggiosi il sole ha finalmente deciso di farsi rivedere e la città ha cambiato la sua faccia, risvegliandosi: la luce illumina le vie infilandosi in ogni fessura lasciata libera da cemento e mattoni e crea infiniti giochi sulle facciate dei palazzi. Tuttavia, malgrado il sole ritrovato, soffia un vento freddo che fa di tutto per abbassare la temperatura e ricordarmi che siamo ancora in pieno inverno, a dispetto del cielo limpido e di un azzurro intenso.

Ormai è quasi un’ora che mi aggiro per la città alla ricerca di qualcuno che attiri la mia attenzione, ma nessuno si è ancora rivelato sufficientemente interessante da meritare un pedinamento. Dopo aver percorso quasi tutte le vie, i vicoli e le piazze possibili, cercando di osservare tutte le persone che mi capitavano a tiro, inizio ad essere un po’ sfiduciata sulla possibilità di portare a termine il mio compito. Inconsciamente i miei passi mi riportano verso la facoltà, ma deviano prima di arrivarci: entro in parco Massari decisa a trovare una panchina per riposarmi un po’. Nel grande giardino l’aria odora di foglie marce e umidità, il vento dà un po’ di tregua e il sole accende il poco di verde che riesce a trovare, donando un po’ di vita anche alle piante spoglie. E’ in quel trionfo di marroni, grigi e verdi che il mio sguardo viene inaspettatamente attirato da una macchia di colore. A pochi metri da me una signora sta passeggiando con il naso all’insù. Mi dà le spalle e, prima che sparisca dietro un cespuglio, riesco a intravedere soltanto una folta massa di riccioli rossi e un insieme di abiti a dir poco singolari. Ho trovato chi fa per me.

La seguo immediatamente e riesco a raggiungerla dopo alcuni passi. Non cammina sui sentieri tracciati ma in mezzo all’erba, incurante del fango e della brina rimasta nei punti ancora all’ombra. Cammina lentamente con i piedi tenuti larghi, quasi dondolando, simile ad una papera. Ogni tanto si ferma assorta guardandosi attorno, con le mani sui fianchi, e fa un grosso sospiro. Ogni due o tre soste, sfodera dalla borsa di stoffa che porta a tracolla una macchina fotografica e fa due o tre scatti; controlla le foto e ricomincia a camminare. Incuriosita, voglio a tutti i costi vederla in viso. Cambio sentiero e con una corsetta le giro attorno e riesco a sbucarle quasi di fronte. Anche a distanza noto che ha forme slanciate e longilinee e intuisco i suoi tratti dolci, quasi da bambina. Non deve avere più di cinquant’anni, penso. Ha una pelle chiarissima, il viso magro e ovale, che quasi sparisce tra la massa dei riccioli. Studio il suo abbigliamento con maggiore attenzione: indossa un maglioncino arancione coperto quasi completamente da una mantellina marrone scuro, arricchita sul davanti da una serie di fiori e farfalle di lana cotta. Ai piedi indossa un paio di stivali di cuoio color cioccolato seminascosti da una lunga gonna blu, che le arriva alle caviglie, bordata con le stesse farfalle del corto mantello. Il suo abbigliamento mi fa subito pensare a qualcosa fatto a mano, artigianale. La seguo per tutto il parco mentre lei continua a scattare foto. Dopo una mezz’ora buona esce dal parco, gira l’angolo e si avvia per la strada che porta in Certosa. Supera il cancello del cimitero ed entra in un negozio di fiori poco distante. Dopo pochi minuti esce con in braccio un gran mazzo di margherite colorate avvolte in una carta azzurra e torna sui suoi passi: entra in Certosa. Appena superato l’ingresso inizia a percorrere tutto il cimitero senza una logica precisa: si sposta più volte tra la zona più antica e quella più nuova, entra ed esce dagli spazi chiusi. Il cimitero è praticamente deserto e faccio una gran fatica a seguirla senza farmi notare. Quando ha percorso praticamente ogni anfratto, torna all’entrata e ricomincia il giro dall’inizio. Questa volta però si ferma ogni tanto accanto a qualche tomba, si china e lascia una margherita. Appena si allontana controllo ogni tumulo dove si è fermata, accertandomi comunque di non perderla mai di vista; man mano che avanzo mi accorgo che non esiste alcun nesso logico tra una e l’altra sepoltura: ce ne sono di vecchie e di nuove, alcune versano in pessimo stato mentre altre sono perfettamente mantenute, ci sono bambini e vecchi, donne e uomini, nessuno ha nulla in comune con gli altri: non un nome o cognome, non un simbolo, non una data di nascita o di morte. Mille idee mi si affollano in testa, persino quella, assurda, che la donna sia una specie di serial killer colta dal rimorso. Finito di distribuire tutti i fiori la mia osservata speciale esce dal cimitero e si avvia verso il centro città. Troppo curiosa per mollare tutto continuo a seguirla. Arriviamo davanti al Duomo. Qui la signora si ferma di nuovo, si guarda attorno per alcuni minuti, sempre con le mani sui fianchi, come se cercasse qualcuno. Ad un tratto fa un grosso sospiro e si avvia verso un bar. Entra e si accomoda ad un tavolino. Mi siedo a pochi metri di distanza, facendo in modo di averla più o meno di fronte. Ordina una cioccolata calda e io faccio lo stesso. Per la prima volta sento la sua voce: è sottile sottile, perfettamente adeguata alla sua corporatura, e ha uno strano modo di arrotolare la erre. Dopo un po’ si sfila la mantellina e la sciarpa, che non mi ero accorta avesse perché dello stesso colore del maglione. Finalmente ho la possibilità di osservarla più da vicino: sul maglione porta una moltitudine di collane tutte diverse tra loro: con grossi ciondoli etnici, di perline o perle più grandi, ma tutte coloratissime. indossa anche orecchini della stessa fattura, con grandi pietre rosse che quasi si confondono tra i capelli. Mentre aspetta la cioccolata tira fuori dalla borsa un paio di ferri per la maglia con attaccato un lavoro già iniziato, di una sgargiante tonalità fucsia. Inizio a capire chi sia l’autrice dei suoi vestiti. Le osservo le mani mentre lavora: ha dita sottili e lunghe, indossa una smalto arancione acceso e molti anelli, uno e due per ogni dito, esclusi i pollici, tra i quali non riesco a distinguere una fede. Non porta orologio né bracciali. Mi fa pensare a quelle strane donne mezze streghe e mezze guaritrici di cui si legge a volte nelle favole. Dopo un po’ arriva la cioccolata ma lei continua a lavorare incurante, come fosse nel salotto di casa. Ogni tanto alza gli occhi e guarda fuori dalla vetrata del bar, osservando la piazza, e mi convinco sempre di più che stia aspettando qualcuno. Solo quando si volta verso di me mi rendo conto che probabilmente mi ero persa a fissarla con un po’ troppa insistenza. Mi affretto ad affondare il naso nella mia cioccolata ma faccio in tempo ad accorgermi del colore dei suoi occhi: avevo notato che erano molto chiari, azzurri, ma ora alla luce noto che possiedono una sfumatura violetta. Mi viene l’idea che indossi lenti a contatto per rendere ancora più estroso il suo aspetto e mi domando cosa la spinga a farlo e che lavoro possa condurre una persona dal look così particolare. La signora beve alcuni sorsi di cioccolata e poi si alza per andare al bancone a scegliere un dolce. Mi passa proprio accanto e io ne approfitto per cercare di cogliere il suo profumo, ma purtroppo riesco a sentire soltanto una leggera nota dolciastra. Prende la fetta di torta e torna al tavolo: ne mangia appena una punta e non finisce nemmeno la cioccolata; rimette nella borsa il lavoro ai ferri, si infila la mantellina e si avvia verso la cassa. Grazie alla mia posizione riesco a seguirla con occhi e orecchie semplicemente ruotando appena la sedia. Paga e lascia il resto come mancia alla cameriera. Una buona mancia a giudicare dall’espressione stupita della ragazza. Signora in buone condizioni economiche quindi, malgrado il suo abbigliamento fatto in casa e sicuramente non firmato. Si mette al centro della piazza in attesa, continuando a guardarsi attorno. Esco anch’io dal bar e mi siedo su un leone di pietra a poca distanza. Passano solo alcuni minuti quando dall’angolo della piazza arriva correndo un bambino di non più di tre anni, che sfoggia una massa di riccioli ramati e che si butta tra le braccia della mia pedinata urlando “NONNA” a squarciagola. Subito dietro ci sono i suoi giovanissimi genitori. La mamma ha i capelli rossi. La signora misteriosa si china a prendere il bambino in braccio con una gran sorriso. Ora so che quella donna è mamma e anche nonna malgrado la giovane età. Tuttavia, nonostante le due ore e mezza di pedinamento, non so ancora dire se sia una famosa ed estrosa stilista, una fotografa di grido o, magari, una strega delle fiabe.

lunedì 24 gennaio 2011

Quando non si ha voglia di far nulla...

Avete presente quando non si ha voglia di far nulla???Ma proprio niente di niente??

In genere accade in quei giorni in cui di cose ce ne sono da fare una montagna, nel mio caso: studiare, prendere il treno per andare a Ferrara, finire di fare la borsa e installare il nuovo modem (a proposito adesso ho anche io il wireless!). Invece io oggi me ne starei sdraiata a letto, con le coperte tirate fino alle orecchie ma non per dormire; me ne starei ad ascoltare il rumore della pioggia che batte sui vetri, ad annusare il profumo delle lenzuola pulite e a crogiolarmi nel calduccio che si crea sotto il piumone...magari potrei persino inventare una nuova storia!

E invece è un lusso che oggi proprio non posso concedermi.

Così mi sfogo per alcuni minuti qui, gettando al vento le mie piccole e quotidiane frustrazioni almeno per un po'...

Sarà che il tempo fuori non aiuta a sentirsi di ottimo umore, oppure il fatto che stanotte è stato proprio un incubo.
Non so se avete mai fatto caso al fatto che se alla sera non ci si addormenta subito la notte è in grado di produrre i suoni più assurdi possibili.
Ora, io non mi ritengo una che a paura del buio, anzi, a me il buio piace da impazzire e in certi casi per snebbiarsi la mente non c'è nulla di meglio che chiudersi in una stanza buia e silenziosa a pensare un po'.
Tuttavia se c'è una cosa che mi terrorizza sono tutti quei rumoretti che mi tormentano la notte quando non riesco a dormire. Probabilmente questo è dovuto al fatto che io ho (letteralmente) la fobia che qualche ladro, pazzoide, omicida seriale possa entrare in casa mentre dormo.

Beh, stanotte il vento, le imposte di legno, la tenda parasole e la mia mente hanno dato il meglio di loro stesse: avevo la netta sensazione che qualcosa tentasse di entrare in camera mia grattando ostinatamente sulla persiana...cosa che a ripensarci con la luce del sole mi fa ridere di me stessa ma che stanotte mi ha tenuta sveglia fino alle 2 e mezza.

Ora gli amici che mi consigliano di leggere la sera thiller o gialli capiranno meglio il motivo del mio diniego.

Il fatto è che ognuno ha le sue paure e non ci può fare nulla. Non sopporto le persone che prendono in giro gli altri per le lorofobie: ci sono cose che ad alcuni possono sembrare banali ma che per altri sono veri e propri incubi.

Parlo di questo a pieno titolo perché tra le mie fobie, oltre i ladri, guadagnano il podio pesci morti, feriti o moribondi, frati (non tutti, solo quelli bianchi e neri stile inquisizione) e il rumore che fa il cotone idrofilo quando viene strappato.
E su quest'ultima cosa vorrei fare una precisazione: il cotone idrofilo (per intendersi quello bianco e lanuggioso) quando viene diviso in batuffolini più piccoli fa rumore, checché ne possa dire la maggior parte dei comuni mortali, e quel sibilo orrendo a me fa venire un brivido lungo la schiena pari, forse, a quello che potrebbe prendermi se mi versassero in testa un secchio di ghiaccio.
Per quanto riguarda i pesci morti o moribondi credo che la mia innata paura derivi da traumi della mia infanzia, una cosa tipo obbligo di andare a pesca con i cuginetti per vedere agonizzare un pesce. O forse da quando ho visto il mio pesciolino rosso finire dentro la tazza della camomilla (e anche qui ci sarebbe da raccontare).
E la questione dei frati ho la netta sensazione derivi da una vita precedente in cui devo essere morta sul rogo o cose simili...

Per tutti questi motivi sono sempre stata molto restia a prendere i giro le persone che hanno paura di farfalle, gatti rossi, lampade di lava, serpenti dei cartoni animati e così discorrendo (queste fobie appartengono tutte a persone che conosco, quindi non c'è nulla di inventato.)

e voi, di cosa avete paura?

giovedì 20 gennaio 2011

dolori e biciclette...

Questa non posso non raccontarla...

Tutto è accaduto quest'oggi: me ne andavo tranquilla sulla mia bicicletta arancione (dovete sapere infatti che Ferrara è città di biciclette ma anche di ladri di biciclette. Dopo essermi vista rubare una ruota e il manubrio, ho dipinto la mia creatura di un bel arancione fosforescente, colore che non passa inosservato ma che l'ha resa così appariscente e anche bruttarella che nessuno si avvicina più) lungo Borgo dei Leoni non contromano, cosa che sottolineo perchè di solito non avviene, visto che la via in questione è la strada più breve tra la mia facoltà e casa, sia in un senso che nell'altro ovviamente, ma, ahimé, per sua natura è un senso unico.

Comunque, biciclettavo indifferente cercando di ignorare il vento artico che spazzava la città quando ad un tratto mi si para davanti un mostro orribile: una vigilessa armata di fischietto con paletta spianata. Impreco e contemporaneamente faccio rapidamente mente locale su cosa volesse da me la signora in questione. Non mi viene in mente nulla. Sicura della mia innocenza freno a pochi centimetri (non era voluto, i freni lasciano a desiderare) dalla vigilessa che mi fissa con sorriso sadico. Io sorrido, probabilmente con aria ebete visto che avevo metà della faccia paralizzata dal freddo. Lei inizia a parlare con una voce mista ad ultrasuoni, cosa che alle otto di mattina mi infadisce parecchio, e così ha inizio questa graziosa scenetta.
VIGILESSA:"Lei non stava rispettando le misure di sicurezza"
IO: (faccia allibita) mi guardo attorno per capire di che distanza stesse parlando.
VIGILESSA:"non se ne è accorta?"
IO: (faccia sempre più allibita) cerco in giro macchine, camion, furgoni che mi precedessero o mi seguissero, vecchiette armate di ombrello, draghi, spiriti maligni, pozzi magici...nulla!mi rivolgo alla vigilessa inarcando di mezzo millimetro il sopracciglio "non c'è nessuno in strada" oso dire.
V: hahahahahahahahahahahahah (risata che dice: quanto sei ingenua) la distanza di sicurezza dalle automobili parcheggiate.
IO: (occhi giganti, naso congelato che stava per staccarsi e bocca spalancata) "COSA?"
V: "la distanza di sicurezza dalle automobili parcheggiate è di 50cm!" mi ripete lei con aria soddisfatta.
nella mia mente a questo punto si accavallano i seguenti pensieri:
- sono le 8.13 della mattina, non hai nulla di meglio da fare?
-perchè deve esistere una misura di sicurezza dai veicoli fermi?dove sta il pericolo?
-dovrei quindi girare con una riga attaccata al manubrio della bici?
-perchè a me?

e a questo punto mi ritrovavo ad essere un po' alterata...

IO: mi scusi, ma la strada è larga un metro e mezzo, se io sto a 50cm dalle auto tutte le altre macchine dove passano??
V: (per la serie se gli sguardi potessero uccidere) stanno dietro di lei ovviamente!
IO:ovviamente...(faccia scettica)

come se le macchine stessero ad aspettare me!!!!!mi prendo tante di quelle strombazzate che ci arrivo sorda in facoltà!!!

V: mi prende in giro?
IO: non sia mai...

a questo punto è partita una predica fotonica sul fatto che i giovano non rispettano le regole, che i vigili sono presi in giro da tutti e così via...
Faccio notare che nel frattempo dietro le spalle della vigilessa stavano passando qualcosa come dieci bici in senso contrario, una zebra, un UFO e due acrobati del circo...

IO: posso andare?
V: dovrei farle multa...
IO: COSA? (che poi il termine corretto è contravvenzione ma ho ritenuto non opportuno farglielo notare)
V: eh si...
IO:sguardo omicida
V: però per questa volta lasciamo andare...si ricordi le distanze di sicurezza!
IO: certo!

come no?!?

credevo che le mie disavventure biciclettistiche fossero finite lì...NO!!!!!
Arrivo in facoltà, faccio quello che dovevo fare, riprendo la mia bici. Sono ormai le undici e mezza. Mi avvio verso casa.
Sto percorrendo Via Scienze e mi distraggo un attimo a guardare una signora che porta in giro del pelo (non era un cane...era solo pelo) quando improvvisamente "SBAM!!!!". Un tonfo. Un attimo di buio. Un dolore lancinate al fianco.
Altre imprecazioni. Appena il mio cervello smette di farmi notare che la disattenzione fa male, cerco di capire cosa sia successo. La scena che mi presenta fra le lacrime è questa: io in bilico su un piede solo, con una spalla appoggiata al muro, il manubrio di una bicicletta sconosciuta piantato nel mio fianco e una vecchietta dall'aria allucinata che mi fissa con occhi sbarrati.

VECCHIETTA: "non si è fatta male vero?"
IO: (no no...lo faccio per sport si figuri... ) la guardo con occhi sgranati, cercando di non piegarmi in due dal male e provo a parlare; il risulatato è un patetico uggiolio da animale soffocato...
faccio di no con la testa, sperando che lei capisca si.
V: ah, mano male!mi è venuta addosso e non volevo che si fosse fatta anche male!
IO: (desiderando ardentemente possedere uno spadone a due mani) la guardo allibita e, provo a convincere i miei polmoni respirare correttamente. Finalmente sussurro "non le sono venuta addosso io!Lei veniva contromano"
V: ma per la strada che stava facendo lei di solito non viene nessuno, quindi ormai il senso unico non vale più.

E qui io mi sono arresa.Mi sono raddrizzata come potevo e ho arrancato fino a casa.

Il risultato di questa giornata è un grazioso livido dalla forma affascinante sulle mie costole e un fastidio profondo nei confronti di sensi unici, auto parcheggiate e vecchiette.




venerdì 14 gennaio 2011

leggendo e scrivendo qua e là...

Oggi mi sono concessa, dopo le fatiche del diritto penale, un giorno di meritata vacanza: parrucchiere, manicure e...libri!

Libro da leggere, racconto da scrivere!

Partiamo dalla lettura: in questo periodo sto leggendo un romanzo a mio avviso decisamente ben fatto che porta l'affascinante titolo di "Gens Arcana", dell' italianissima Cecilia Randall. Lo definirei un fantasy-storico ( i miei preferiti) tra i migliori che ho letto: perfetta ricostruzione della Firenze di Lorenzo il Magnifico, personaggi molto umani ma allo stesso tempo affascinantissimi, bella trama(unica pecca:è un pelo prevedibile in alcuni punti) e tanti dettagli di alchimia, filosofia e storia...nel complesso un ottimo romanzo voluminoso (620 pagine) e autoconclusivo.

L'autrice mi era già nota per la saga "Hyperversum" (latinissimo anche questo titolo) la cui trama non mi aveva convinto fino in fondo e che non ho mai iniziato a leggere, ma che di certo adesso potrei rivalutare con più attenzione!

Questo è il sito ufficiale della prima serie di romanzi http://www.hyperversum.it/. Purtroppo di Gens Arcana non credo esista ancora una cosa del genere, ma ho dato un'occhiata a questo e non è fatto per niente male!

Altra piccola curiosità e poi cambio argomento: la copertina e le altre illustazioni contenute nel romanzo della Randall sono tutte opera di Paolo Barbieri, illustatore di Licia Troisi. Se ne riconosce lo stile già dalla copertina ma i quattro elementali rappresentati all'interno sono decisamente degni di nota!

Ora passo alla scrittura!Oggi ho pensato di riportare alla luce le favole che avevo scritto ormai 5 anni fa, le ho rilette (in parte perchè ero davvero produttiva in quel periodo e ce ne sono a decine) e mi è proprio venuta voglia non solo di rimmettere a posto le vecchie ma di scriverne di nuove; ora, sicuramente non potrò concedermi tutto il tempo che avevo una volta ma forse riesco a far venire fuori qualcosa di interessante...








lunedì 10 gennaio 2011

Ritorno di fiamma...

Si chiama così no?

Quando ero negli scout e ci ritrovavamo la sera a dover accendere il fuoco per farci da magiare (e anche per togliersi di dosso quel gelo appiccicoso che non si riesce a comprendere pienamente finché non si passauna notte all'aria aperta...), dopo una mezz'ora passata nel bosco a cercare legna e non aver trovato altro una bracciata di ramoscelli umidi, era tanta la tentazione di spruzzare sulla fiamma nascente e fumosa una qualsiasi sostanza infiammabile, deodorante in primis, per farle prendere un po' di vita! Ma i capi avvertivano: mai mai mai fare una cosa del genere!!si rischia un ritorno di fiamma!

Il ritorno di fiamma non è altro che un fuoco che stuzzicato poi prende il sopravvento (tralasciando tutti i risultati di gossip che mi sono saltati fuori da google...).

Oggi credo di aver avuto il mio personalissimo ritorno di fiamma.

Il mio inaspettato combustibile è stato qualcuno che in queste righe mi permetto di definire un vecchio amico. Da due anni avevo abbandonato questo mio piccolo palcoscenico sul mondo e adesso che me ne sono resa conto, la cosa mi infastidisce molto.
A me capita qualche volta, quando scrivo una storia o un racconto, di lasciare, per motivi di forza maggiore, un mio personaggio nel bel mezzo di una situazione spinosa o ad un passo dalla fine o di abbandonarlo subito dopo l'inzio. Beh, quando succede è come se per il resto della giornata mi covasse in petto una brace smorzata, che se ne sta lì e non brucia così tanto da far male ma crea un sordo prurito che non smette fino a quando non riprendo in mano il racconto e lo porto a termine.
Quando ho iniziato a scrivere qui e poi me ne sono andata la brace ha bruciato per un po' ma poi si nascosta sotto la cenere; forse perchè non avevo nessuna delle mie "creature" a chiedermi di prestargli attenzione.

Stasera, dopo tanto tempo , ho ritrovato il mio prezioso compagno di chiaccherate che mi ha fatto leggere il suo di blog (ancora complimenti tra l'altro...anche per la storia dei numerini del latte!) e SWOSSSSSHHHH....una fiammata!!
Che bellezza poter ritornare a scrivere!che voglia di condividere, con tutti quelli che capiteranno qui in sorte, i miei pensieri, le notizie che mi capitano sotto mano, i miei racconti e chissà cos'altro!

Riaccendiamo la candela?