Per lucem et tenebram transeunt vitae nostrae mortalis.
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martedì 12 luglio 2011

salagadula, magicabula...

...bidibibodibibu...fa la magia tutto quel che vuoi tu!Bidibibodibibu!

chi se la può scordare, l'anziana fatona con mantella azzurra, che balla e canta mentre trasforma una zucca in una carrozza e topi in favolosi purosangue, come se fosse la cosa più naturale del mondo? E' una fata, è magia...

Io da piccola ci credevo alla magia delle fiabe, sul serio. Credevo alle fate, ai maghi, alle streghe, ai folletti...il mio mondo era popolato di numerose e alquanto bizzarre creature che passavano la loro vita a fare magie, incantesimi, trucchi e quant'altro...
Adesso la magia in cui credo è un po' diversa. E' la magia dei bambini ad esempio, che sanno guardare il mondo così com'è, senza nascondersi dietro i cliché, l'ipocrisia, la morale a tutti i costi, gli insegnamenti di questo e di quel grande accademico...sanno stupirsi del mondo. Ormai bisogna essere sempre più piccoli per possedere questa qualità, perché l'innocenza, che è la chiave di tutto, si perde presto.
Però sono fermamente convinta che esista un tipo di magia che ognuno di noi si porta dentro...una magia naturale, innata...quella che ogni tanto ci fa tornare bambini, e vedere le cose senza filtri...quella che ci sottolinea le altrimenti impercettibili connessioni che esistono fra tutte le cose...
bene, basta riflessioni filosofiche. Si, perché la mia idea era in realtà molto più leggera...quando mi è venuto in mente di parlare di magia pensavo proprio alla magia delle favole, quella del genio della lampada che ti dice "ehi, hai tre desideri!" oppure della fata madrina "ti faccio diventare una meravigliosa principessa con uno schiocco di dita!"...la magia facile, comoda in fondo (ecco, al contrario di ogni filosofia che non è mai comoda...). La magia di Harry Potter se vogliamo un altro esempio! Alé, un colpo di bacchetta ed è pronta una torta, lavato il bagno, fatta la toeletta al cane, scritto un tema e via dicendo...
Ecco, io pensavo a questa scena. Sto passeggiando nei corridoi dell'università quando, da dietro un angolo buio e polveroso, mi spunta fuori il mistico genio del diritto pubblico, un misto tra il genio azzurro di aladin, Gandalf del signore degli anelli e il mio prof di diritto penale, che mi fa "O tu, imperterrita studentessa che in un giorno bollente di Luglio ti sei alzata dal letto per venire a fare un esame, oggi riceverai un dono" e qui una nuvola di fumo che fa tanto film anni '70 "tu riceverai da me la possibilità di fare magia! Ma mica tutte le magie, seeeee bella, troppo facile, una soltanto!". E arrivata qui, con il genio che mi fissa con aria corrucciata perché non ha di certo tempo da perdere, mi troverei in difficoltà. Insomma voi che cosa scegliereste?
A me piacerebbe molto avere la coscienza di tutte le cose e di tutte le persone semplicemente pensando a loro! Va beh, non di tutte, singolarmente di quelle che voglio percepire in quel momento. Sarebbe favoloso! Primo potrei trovare tesori persi da tempo, basterebbe concentrarsi. Poi potrei trovare tutte le persone scomparse e tutti i killer fuggitivi e sarei anche utile alla società. E poi, cosa ancora più importante, potrei ritrovare le cose che perdo! Si, le chiavi della macchina, il telecomando della televisione, il libretto dell'università, la mia ciabatta sinistra, l'orecchino che si è sfilato, il reggiseno di un costume misteriosamente incompleto e via dicendo...per non parlare che così potrei sapere in ogni momento se una persona a cui tengo sta bene...questa è una mia fissa, sto cercando da tempi di farmela passare.
Però mi piacerebbe anche poter imparare tutto ciò che leggo, vedo o ascolto. Una favolosa e gigantesca conoscenza, la capacità di fissare tutto quanto mi circonda...si, bello! Mi affascina anche questo...oppure, affascinare tutti con un semplice sguardo, bam! Un'occhiata e cascano tutti a tuoi piedi: potrei saltare le code alla posta, evitare le multe, saltare immense lungaggini burocratiche...
e poi si va sul classico: volare, leggere nel pensiero, prevedere il futuro...no, anzi, prevedere il futuro non mi piacerebbe molto, così come viaggiare nel tempo e andare a vedere cosa accadrà...il futuro lasciamolo stare dove sta...Però viaggiare nel tempo all'indietro sarebbe niente male...
Bel dilemma...ok, non è che non ci dormo la notte ma è stuzzicante pensarci...anche se alla fine con questo genere di fiabesca magia a disposizione forse sarebbe un po' "vincere facile" e si perderebbe il gusto di lottare con unghie e denti per quello in cui crediamo...e in fondo sarebbe un gran peccato!

venerdì 13 maggio 2011

du iu spik italiano??

Frase tipica davanti alle reception degli hotel all'estero...
Era un po' che non avevo a che fare con gruppi di turisti italiani in vacanza fuori dall'Italia, ma a Parigi ne ho incontrati a sufficienza per riportarmi alla mente tutte quelle curiose caratteristiche che solo noi possediamo...
Innanzitutto siamo sempre i più carichi di armi e bagagli...roba da non credere!c'è gente che si porta dietro la casa, tipo paguro!E i casi peggiori sono rappresentati dalle famiglie con bambini. Non so se a voi è mai capitato, ma vi giuro che è un'esperienza assolutamente da provare perché molto istruttiva: fare un giro tra le macchine appena arrivate davanti agli alberghi. Noi ci riconosciamo subito. Siamo pronti ad ogni evenienza. Minimo tre valigie, salvagenti anche in montagna, stuoie, palloni gonfiabili già gonfiati, sacchettini con le cibarie nemmeno fosse una spedizione per scalare l'Everest...e poi borse da spiaggia colme di chissà che cosa, casse d'acqua, cestini, vasi da fiori, cavalli da tiro, intere industrie di salviettine inumidite, sci, coperte, giacche e chi più ne ha più ne metta (modo di dire senza senso per altro...). Vedi queste famiglie che si trascinano alla reception con i bambini nascosti sotto quintali di borse e pacchetti, che firmano con la sacca da mare tra i denti, vestiti con strati e strati di roba perché tutta in valigia non ci stava.
Poi ci sono i buffet. Noi siamo campioni mondiali di buffet. Alla mattina sei in fila davanti alla porte della sala della colazione in attesa che aprano. Improvvisamente senti dietro le spalle l'ansare di animali feroci. Ti volti e rimani sconvolto alla vista di un branco di belve affamate. Appena le porte si aprono è la fine: si entra stile breccia di porta Pia, con le baionette sguainate e a passo di carica...ho visto cameriere terrorizzate nascondersi dietro i distributori dell'acqua calda, biondissimi bambini tedeschi travolti dai loro coetanei mediterranei...Piatti inumani, che nemmeno un dopo un digiuno di un mese si potrebbero affrontare..e poi mamme che si riempiono le borse con tutto quello che capita loro a tiro: frutta,pane, marmellate, succhi e latte travasati in bottigliette di plastica, frittate avvolte nella carta delle merendine, brioche di tutti i generi...come se fuori dall'albergo fossimo su Marte. E la cosa bella è che non ce ne frega nulla delle occhiatacce degli stranieri: gli sorridiamo in faccia con la bocca che gronda orribile caffè lungo e confettura di ciliegie...
Poi ci sono le madri che cercano per i figli un'attimo di celebrità in ogni modo possibile: foto con animatori dei villaggi, ruoli da protagonisti negli spettacoli dei campeggi, ritratti con pupazzoni della Disney...il problema è che molto spesso i bimbi sono contrari a tutto questo e come si può non capirli? A Disneyland Paris ho osservato per un quarto d'ora buono un povero bambino gettato dalla madre fra le braccia di un gigantesco Pluto. Ora, noi siamo adulti e sappiamo che le intenzioni del povero disgraziato chiuso dentro quei 10 chili di pelo sono le più buone del mondo, ma un bimbo di 5 anni che vede arrivarsi addosso un enorme cane giallo con le braccia spalancate come pensate possa prenderla? Ha paura ovviamente! Tutti lo capiscono, tranne la madre che a forza di "dai daniele, su daniele, fai la foto con Pluto, dai che non ti fa nulla..." cercava di spingere il bambino disperato dal cagnone...alla fine se ne andato Pluto...
Tuttavia la cosa più bella che noi possediamo sono le nostre capacità linguistiche. Molti italiani, specie se non giovanissimi, l'inglese non lo sanno. Purtroppo si illudono del contrario. e così vengono fuori scene bellissime: chamber al posto di room (la chamber per chi non lo sapesse significa sempre camera ma intesa come sezione), Kiev(nota capitale dell'Ucraina) al posto di Key, trolley invece di valigia (significa carrello o carretto in inglese, non lo capiscono),cenam (latino) invece di dinner...
Ma la cosa più bella è che molti italiani nemmeno ci provano ad usare l'inglese; sono convinti infatti che parlando lentamente in italiano uno straniero sia in grado di afferrare il significato di quello che si sta cercando di dire. Molto spesso questi tragici tentativi si accompagnano a imbarazzanti scene di mimo, tanto che sembra di vedere un gruppo di hostess ubriache...
"dove...doooo-veeee (sbracciandosi ad indicare la reception) io, me, io (indicando se stesso), trovo, trooooovare (come se usando l'infinito fosse più semplice) il ristornate (movimenti di uno che taglia qualcosa e se lo infila in bocca)??". Risultato: l'addetta alla reception o scappa con un sorriso imbarazzato o scoppia proprio a ridere e ti consegna il foglio illustrativo in italiano.

Conclusioni? Io, vi giuro, andrei in vacanza solo per godermi scene come queste.
du iu anderstend?

domenica 8 maggio 2011

misteri domestici...

Domestici è il termine esatto almeno nell'accezione in cui io voglio intenderlo...esistono fatti misteriche pur possedendo questa loro incomprensibile caratteristica sono comunemente accettati e nessuno si fa più particolari domande sul perché accadano; inoltre sono fatti che non avvengono a livello mondiale ma così, nella vita di tutti i giorni, a casa, al lavoro, a scuola...ecco perché domestico come aggettivo mi sembra perfetto! Sono misteri addomesticati che non destano più scalpore e avvengono in un'area che tutti conosciamo e che quindi definirei, per l'appunto, domestica...
Ora vi chiederete di cosa sto parlando...vi faccio alcuni esempi:
1.Perché quando il computer si impalla e io gli parlo dolcemente lui riparte??sembra una cavolata ma è pura realtà: dopo aver provato a sbloccarlo in tutti i consueti e tecnologici modi possibili, esasperata, mi trovo a sussurrargli parole affettuose supplicandolo di darmi un segno di vita e a quel punto, magia! Lui riparte! mistero...e si sa che molti elettrodomestici hanno la tendenza a comportarsi così: televisioni con interferenze, lettori della macchina che sputano i cd, lavastoviglie che non si accendono...tutti, per una arcana ragione, ripartono quando ti comporti in modo umano (nel senso come se parlassi ad una persona) e carino con loro.
2. un classico mai smentito: i calzini nella lavatrice. Al solito io ne metto dentro due e ne esce uno. Mistero mai spiegato ma accettato da tutti. E succede spessissimo! Una volta per pura volontà di conoscenza mi era perfino venuto in mente di fare un lavaggio con dentro solo due calzini per vedere dove uno si sarebbe andato a nascondere...ovviamente poi non ho seguito questa mia idea al limite della follia da una parte perché sarebbe stata un'offesa all'ambiente e alla mia intelligenza e poi perché sapevo perfettamente che in quel caso sarebbero venuti fuori due calzini. Tuttavia il mistero non si spiega: l'unica ipotesi e che durante la centrifuga si apra all'interno del cestello, per una curiosa convergenza di regole fisiche, un tunnel spazio temporale che trasporta il calzino fuggitivo in un'altra dimensione o magari gli fa fare un viaggio nel tempo e, senza saperlo, o dei gambaletti che hanno visto le guerre puniche...al lavaggio successivo il tunnel si riapre e il calzino ritorna con il sua carico di avventure...chissà magari un giorno mi spunterà Napoleone dall'oblò della lavatrice...
3. La sensazione che ti prende quando qualcuno ti fissa da lontano...quel formicolio che ci fa dire "mi sento osservata"...qui me la sono anche spiegata da un punto di vista fisico:la sensazione di sentirsi osservati, in quanto sensazione è reale, nel senso che esiste questa sensazione. E su questo siamo tutti d'accordo. Ora non è altrettanto vero che alla sensazione corrisponda il reale evento di essere osservati ed è proprio qui che sta il problema.
Da un punto di vista fisico, l'essere osservati non è una attività ma una passività, è
semplicemente il nostro riflesso che finisce dentro le pupille di tutti quelli che ci sono attorno.E qui, a rigor di logica mi viene da dire che non possiamo essere sensibili all'essere osservati. Però qui mi sorge un'altra domanda: è possibile avere la sensazione che qualcuno stia pensando a noi?
Supponiamo che ci siano 10 persone che guardano verso di noi, ma solo una sta guardando specificatamente noi, tutte le persone hanno il riflesso della nostra immagine sulla loro retina, ma solo una ne è cosciente e ha un "pensiero" che elabora questa immagine o comunque che pensa a noi. Ammettere questo significherebbe ammettere che tutti noi abbiamo la possibilità di leggere o perlomeno di percepire i pensieri altrui.
Potrei andare avanti per ore...i rumori notturni che spariscono non appena aguzzi l'orecchio, le cose che si smarriscono esattamente nel momento in cui servono o che si rompono appena decidi di usarle, la capacità dei professori di fare domande sull'unica pagina del libro che hai saltato o quella delle cose fragili di suicidarsi partendo da posizioni in cui per nessun motivo avrebbero potuto cadere e così via...
fatto sta che a queste cose non si pensa mai, si accettano semplicemente...la cosa bella e che forse questi fatti esistono solo per mettere un po' di paranormale nelle nostre vite e dare l'ebbrezza di ammettere che non riusciremo mai a spiegarci proprio tutto...

lunedì 11 aprile 2011

tecnologia e lavandini...

Ormai si sa, la tecnologia è ovunque. E, se tecnologia vuol dire comodità e divertimento, io sono la prima che si entusiasma delle bellezze del futuro. Nei limiti dell'umana natura. Si perché quando di tecnologia ce n'è troppa il mio rapporto con quest'ultima decade inevitabilmente.

Uno dei luoghi in cui pensavo che il progresso non sarebbe mai giunto è il bagno. Si, si, la toilette per intenderci. Ecco, ero fermamente convinta che i bagni sarebbero sempre stati come li ho conosciuti da bambina. Quanto mi sbagliavo.
Ora forse vi chiederete da dove nasce questa mia intrinseca delusione e il ragionamento che ne segue. Vi rispondo subito: da una serata al ristorante.

Alcune sere fa sono andata a mangiare con le mie amiche in un ristorante giappo-thailandese per goderci una serata tra donne. Locale favoloso, ottima cucina. Il dramma è nato al momento di andare in bagno: in quel luogo tutto era automatico. TUTTO!!!

Primo problema: lo sciacquone del wc che parte da solo.
Avete presente di cosa sto parlando? Quello che scarica in base a una maledetta fotocellula.
Io non ne capisco il motivo. Se è per questioni di igiene esistono quei comodissimi sciacquoni che si azionano usando il piede, una delle migliori invenzioni di questo secolo. Altri motivi non ne vedo, tranne il fatto di creare volontariamente una certa tensione alla signora (temo sia infatti un problema tutto femminile) chi sta facendo pipì. Già ti trovi ad essere sospesa in una posizione alquanto improbabile e poi devi avere anche addosso la suspance di non sapere quando quel cavolo di water farà partire una cascata...si, perché non pensiate che parta quando vi alzate come c'è scritto sull'etichetta...
Oltre a questo, nel bellissimo bagno giapponese anche la carta igienica era automatica (cioè quando aprivi la porta il macchinario faceva già uscire la striscietta di carta che secondo lui ti sarebbe servita...), cosi come il disinfettante, la luce e, sorpresa delle sorprese nonché trionfo giapponesizzante, una curiosa musichetta che si avviava quando tu ti avvicinavi alla tazza...mi hanno spiegato che la sua funzione è quella di combattere un complesso che noi donne abbiamo innato: quello che gli altri fuori dal bagno sentano il rumore della pipì contro la ceramica...Ora io credevo che fosse un problema mio perché son strana, invece a quanto pare la cosa è molto diffusa e particolarmente sentita dalle giapponesi. In ogni caso con questo sistema la gente fuori sa che quando parte la musichetta io sto facendo pipì e a me sembra un po' eccessivo....ma non stiamo a formalizzarci...

Secondo problema: lavarsi le mani.
Ovviamente anche i lavandini avevano la loro dannata fotocellula. Così come il distributore del sapone, che ve lo dico a fare...
Qui, credo che il problema sia in parte mio. Avrò le mani troppo lunghe, le dita troppo sottili, che ne so? Fatto sta che io quei così non sono in grado di farli partire. Avvicino la mano, parte, vado per lavarmi, si spegne. Riprovo. Stesso risultato. Cambio lavandino. Quello proprio non parte. Ritorno al primo e inizio una sorta di balletto tirolese davanti a quel maledetto coso.
Il sapone poi è ancora peggio. Regolarmente metti la mano sotto, lui fa un rumoretto, sembra che non esca nulla e appena allontani la mano per capire come mai non va, SPLOCH...una gigantesca goccia di sapone fucsia si sfracella sul ripiano di marmo grigio. E tu ti senti pure in colpa.
Mentre stavo maledicendo l'inventore della fotocellula, entra una signora, si avvicina al lavandino che io non ero stata in grado di fare partire. Io le sorrido trionfante "Quello non va" la informo. Invece funziona eccome!!!!La signora con un abile movimento del polso lo fa partire, si lava le mani velocemente (e senza sapone) e se ne va orgogliosa della sua impresa.
Non mi resta che avviarmi mestamente all'asciugamani (non credo abbia un nome tecnico). Metto le mani sotto, ormai rassegnata al fatto che non partirà mai. Sbagliato. Parte all'improvviso e ha più o meno la potenza di un motore per jet. Ti asciuga anche la saliva in bocca. Con le mani abbrustolite come se le avessi infilate in una caldaia mi avvio verso la porta rimpiangendo i vecchi rotoloni di carta o per lo meno un asciugamani che non ti strappi la prima pelle.

Uscendo da quella specie di Enterprise di ceramica mi chiedo perché abbiamo preso sto vizio di ficcarla dappertutto 'sta benedetta tecnologia e se non sarebbe meglio, qualche volta, riuscire a farne a meno. Almeno quando si tratta di toilette.

domenica 3 aprile 2011

impossibile...

"come va in questi giorni?"
"oh, non me lo chiedere nemmeno...è un periodo impossibile!"

Questo è più o meno l'inizio della maggior parte delle mie conversazioni in questi giorni.
Sarà colpa della primavera improvvisa, ma per tutti questo è un periodo impossibile. Me compresa.

Un periodo impossibile è un periodo talmente incasinato da risultare quasi inconcepibile. Non dovrebbero nemmeno poter esistere settimane del genere, perché è assurdo che tutto succeda negli stessi giorni, eppure a volte capitano. In genere in concomitanza con la bella stagione.
E tutto quello che succede si accavalla, si accartoccia, crea incomprensioni, fa dare risposte secche, scrivere messaggi sbagliati che assumono un senso del tutto contrario a quello che si voleva dare...No, non hai capito, non volevo dire questo, è solo che sto facendo la torta per la festa della mia migliore amica che tra l'altro cade in concomitanza con le prove dello spettacolo che sono giusto il giorno prima della conferenza all'università , che mi serve per l'esame per cui sto studiando e in questi giorni devo anche trovare un giorno per andare a trovare la nonna...si poi magari se trovo un paio d'ore mangio, mi lavo e dormo un po'...

Quando poi tu sei libero, regolarmente, le persone con cui vorresti passare un po' di tempo, scambiare qualche parola, sono terribilmente impegnate. Perché i periodi impossibili capitano tutti assieme. E allora ci si sente ignorati, non capiti. Si passano ore a interpretare quei messaggi criptici che arrivano nel pieno del caos, completamente privi di qualsivoglia segno di punteggiatura. Manco fosse la stele di Rosetta.
E poi ci di fanno mille scrupoli. Gli telefono? E se poi è nel bel mezzo di una conferenza? Magari gli mando un messaggio...No, poi pensa che io sia appiccicosa...una mail? Ma no...chi ha tempo di leggere le mail..e dall'altra parte in genere ci si sta facendo gli stessi viaggi mentali...

E quindi come si fa con i periodo impossibili? Si affrontano. Con calma. Come tutte le cose impossibili:
l'unica differenza tra una cosa possibile e una impossibile è che per quella impossibile occorre più tempo.
Quindi, pazienza, un po' di sana organizzazione e qualche goccia di fiori di Bach, se proprio ci si sente di essere sull'orlo di una crisi di nervi...perdoniamo le persone a cui vogliamo bene che a nostri messaggi appassionati rispondono con un "grazie anche a te" o quelle che ci chiedono un po' di tempo per affrontare il migliaio di cose da fare che si trovano davanti...e speriamo che l'impossibile passi, come tutte le cose.

sabato 26 marzo 2011

Eva e Adamo...

...per far felici le signore, Adamo e Eva, per i maschietti, così non si litiga e siamo tutti contenti (stessa storia che per Giulietta e Romeo tra l'altro...).


Nomi e femminismi a parte, questi biblici progenitori mi scocciano da una settimana circa. Roba da matti. Tutto è iniziato con l'acquisto del mio soprabito lunedì scorso: a me piacciono le cose un po' ricercate e particolari in fatto di cappotti e simili, così per affrontare la primavera mi sono comprata un bel soprabito con su ricamato uno schizzo raffigurante appunto Adamo ed Eva (o Eva e Adamo che dir si voglia) in un trionfo di margherite azzurre (Ve lo faccio anche vedere qui). Poi c'è stata una mia cara amica che mi ha regalato un bellissimo disegno sempre dei due signori in questione (a proposito: grazie Cristina, l'ho incorniciato!) e per finire ieri sera e Zelig, Lella Costa parlava ancora di Eva e Adamo. Tre volte in una settimana mi sembra eccessivo e, poiché io credo nelle coincidenze ma fino ad un certo punto, ho pensato che i due miei e vostri presunti avi volessero un po' di attenzione.



Ora, se si digita Adamo ed Eva su google viene fuori, e non esagero, di tutto: wikipedia, bibbia, testi apocrifi, ristoranti, film porno, cinema, opere d'arte e chi più ne ha più ne metta.



Così ho dovuto fare una veloce scelta.



Innanzitutto devo ammettere che a me la storia di Adamo ed Eva non è che sia mai piaciuta molto, nemmeno quando da bambina la mia insegnante di catechismo cercava di spacciarmela come vera (perdonatemi, non voglio offendere nessuno ma personalmente sono una fan del big bang). Ora che la prendo, come molte altre cose, come una fiaba fantasy non è che il mio giudizio sia molto migliorato. Preferisco di gran lunga l'arca di Noè.

Tralasciando i miei personali gusti per me una favola è e tale rimane. E su questo nessuno mi farà cambiare idea. Ho letto la Genesi così come ho letto il Silmarillion di Tolkien, che più o meno raccontano delle stesse cose.

Ciò non toglie che ci siano sempre belle informazioni da imparare: nomi, coincidenze, curiosità...



Così, tornaniamo ad Adamo ed Eva. La loro storia è condivisa da ebraismo, cristianesimo ed islam. Per tutte queste religioni loro sono il primo uomo e la prima donna.

Adamo significa uomo ma anche terra ed è un santo che, come Eva, ha la sfiga di avere l'onomastico il 24 dicembre e che perciò non viene ricordato da nessuno.

Eva invece significa colei che dà la vita o anche, letteralmente, la versione femminile di maschio cioè "maschia".



Chiarita l'etimologia si scoprono una serie di dibattiti secolari: la mela non è una mela ma un fico, il serpente non è un serpente perché ha braccia e gambe, la costola non è una costola ma...ma cosa? E qui me la sono spassata a pensare che c'è gente che da anni si chiede da dove sia uscita Eva: si trovano articoli e articoli, discussioni, blog ecc.! Ora, a me viene da ridere, ma se vogliamo pensarci sul serio,effettivamente ormai tutti sappiamo che uomini e donne hanno lo stesso identico numero di costole...che imbarazzo mannaggia...e come quando si è scoperto che la terra non è al centro dell'universo...che vergogna...

In realtà poi ho letto che, come capita molto spesso nei dibatti su temi religiosi, nella storia della costola c'è lo zampino di San Tommaso che come al solito le spara grosse...Nella genesi non si parla di costole, il termine usato può essere tradotto in realtà in molti modi piuttosto ambigui...E' stato Tommaso ad inventarsi la storia della costola e a dare il via a questa bagarre...

Tuttavia la cosa più bella che ho scoperto, e qui maschietti fate attenzione, è una ricerca risalente al 2001 di due tizi, chiamati precisamente Scott F. Gilbert e Ziony Zevit e pubblicata nientepopodimenoche sul «The American Journal of Medical Genetics». Questi due signori sono partiti dal presupposto che quasi tutti i maschi dei mammiferi sono dotati di un osso penico. Quasi tutti. Rimangono esclusi la scimmia ragno e l'uomo (che poi perché proprio questa cosa in comune con la scimmia ragno non me la spiego...). Ora quest'osso fa si che un animale si possa accoppiare sempre, anche quando non è in calore. E va beh. L'uomo non ce l'ha (ringraziate madre natura e la sua lungimiranza signori...ai cani spesso capita di romperselo...e mi fermo qui). Ora ai due scienziati sopracitati è venuto in mente che Eva potesse essere stata creata non dalla costola di Adamo ma dall'osso del suo accessorio. A riprova di questa loro affermazione Gilbert e Zevit citano una passo della Genesi in cui si dice che dopo aver creato Eva "il Signore Iddio richiuse la carne". La cicatrice rimasta sarebbe il rafe, termine medico che ho imparato stamattina in croce rossa mentre discutevo di questo argomento con una mia amica veterinaria, cioè quella specie di cicatrice che percorre la parte inferiore di pene e scroto...la quale, tra le altre cose, ha una perfetta spiegazione anatomica che non tira in ballo divine creazione, ma questa teoria è talmente ben congegnata che mi dispiacerebbe smontarla così...



Fatto sta che se le cose sono davvero andate in questo modo, la nascita della prima donna non deve essere stata esattamente piacevole per il nostro eroe primigenio, che pur di avere sta cavolo di compagna (che tra l'altro poi si fa pure fregare dal serpente, cretina!) ha sopportato una bella tagliuzzata dal Padre Eterno...ve lo concedo: da oggi scriverò sempre Adamo ed Eva...










mercoledì 16 marzo 2011

Eresie...

Che titolo potente questa sera, vero?Lo so, sono particolarmente ispirata!
E tutto deriva dal fatto che domenica sono andata a vedere uno spettacolo su Giordano Bruno in quel di Bologna e, beh, è stata una cosa favolosa, a dir poco!Tralasciando il fatto che quella meraviglia aveva per me un significato tutto particolare e intimo, credo che non ci sia stata persona in sala che sia rimasta indifferente...e la magia del teatro sta proprio qui!Scuotere la gente da questa monotonia di esistenza, farci sentire per poco più di un'ora totalmente presi e coinvolti in qualcosa che è altro da noi ma che fa vibrare qualche corda segreta, laggiù nel profondo...

Beh, io di Giordano Bruno non sapevo quasi nulla se non che è morto bruciato in Campo dei Fiori (lo sapevate che è l'unica piazza antica di Roma senza una chiesa?) e non è che ora mi consideri una grande esperta ma tra le altre mille riflessioni che quell'allestimento ha fatto fiorire nella mia testa e nel mio cuore, ce n'è una che vorrei condividere con voi.

Tutto il mio ragionamento è partito dal presupposto che Giordano è stato un uomo che ha accettato di farsi bruciare vivo. Cavolo. Ci vuole coraggio ragazzi miei. Ora, lasciamo stare che anche lui ha tentato di salvarsi la pelle (e chi non l'avrebbe fatto?) ma alla fine ha detto "Ok ragazzi, io non cambio idea e sono disposto a morire per questo". Oggi se vogliamo fare un conto ideale degli uomini e delle donne disposti a morire per i propri ideali credo bastino due mani e forse qualche dito avanza anche, ma in passato di persone così ce ne sono state eccome. E me questa cosa fa pensare. E va beh, la morte era un concetto molto diverso in passato: diciamolo era molto più facile morire! L'aspettativa media di vita era drammaticamente bassa e, se proprio non eri abbastanza sfortunato da finire nelle mani dell'inquisizione, c'erano sempre le malattie che arrivano e falciavano interi paesi, i cataclismi, la fame, il freddo e compagnia bella...per questo motivo posso ammettere che forse gli uomini e le donne del passato erano meno sconvolti dal'idea di lasciare questo mondo perché la morte era roba di tutti i giorni. Però, morire per difendere qualcosa in cui si crede è roba tosta. sono fermamente convinta che tutti coloro che hanno fatto questo immane sacrificio fossero, per assurdo,persone incredibilmente attaccate alla vita, amanti della vita. Si, perché morire pur di non rinunciare a qualcosa in cui si crede e come dire morire per non rinunciare ad una parte della propria vita. Morire perché si ama troppo una parte della propria esistenza. Forse qualcuno potrà chiamarlo orgoglio. Ma essere orgogliosi fino alla morte, beh, significa proprio non avere un briciolo di sale in zucca e, personalmente, non credo sia il caso delle persone a cui sto pensando. No, io sono fermamente convinta che morire per un'ideale sia la forma suprema di attaccamento alla vita.
E qui parte la seconda parte del mio ragionamento: mi sono messa nei panni di un'eretica. Ma non un'eretica di quelle di infimo ordine, una di quelle povere donne che venivano prese e bruciate con l'accusa di stregoneria. No no. Un'eretica di quelle serie, con tutte le carte in regola: scritti eretici, filosofie eretiche, comportamenti eretici e tutto il resto. E ovviamente in questo caso, se voglio ambientare la mia vita da eretica all'epoca di Giordano, avrei dovuto essere un eretico. Nessuno avrebbe preso sul serio una donna (tralasciamo il caso di Giovanna d'Arco: lei non era una filosofa, sentiva le voci e combatteva con tanto di armatura...). Dopo essermi immaginata me stessa in queste condizioni mi sono chiesta: io mi sarei fatta bruciare? o avrei fatto come Galileo? Si, perché tutti ricordiamo Galileo, ma lui ha abiurato, cioè ha rinunciato alle proprio tesi per evitare il supplizio...con buona pace della mia professoressa di fisica del liceo che lo ritiene un eroe, questo è un fatto. Galileo non è morto pur di affermare che la terra ruota attorno al sole. Quando gli hanno fatto vedere i ferri della tortura ha detto "stiamo scherzando ragazzi??col cavolo!". Allora, io sarei stata Galileo o Giordano?
E arrivata qui non mi sono ancora riuscita a dare una risposta.
Mi piacerebbe affermare spavalda di essere disposta a farmi arrostire per un'idea, ma la morte e soprattutto questo genere di morte, fa paura. E scommetto che anche Giordano ha avuto paura, là in mezzo a Campo dei Fiori con le fiamme che lambivano la pelle. E mi chiedo se in quel momento non gli sia passato per la testa il desiderio tornare indietro. Di poter fare come Galileo.
Non credo, perché quell'uomo era davvero forte nelle sue idee, ma non potrò mai saperlo per certo.
E non credete che il mio sia un ragionamento astratto, fatto così tanto per passare il tempo.
Oggi, qui, in questo mondo, ce ne ancora di gente (sempre poca, ma c'è) che muore per un'idea: non saranno filosofi o scienziati ma si muore ancora per quello in cui si crede. E anche dove non si muore l'eresia esiste ancora e non è più solo la chiesa che la condanna. E spesso, eretico è chi è disposto a rischiare un po' per seguire le proprie passioni, chi cerca di discostarsi un attimo dai canoni della società, del benpensare, della morale ipocrita dei piccoli paesi di provincia, senza per forza essere un ribelle, restando una brava persona, insomma.

Grazie la cielo, non si muore più sul rogo. E allora, rischiamo ragazzi!Spendiamo fino all'ultima goccia del nostro essere per affermare ciò che siamo, per vivere ogni singolo momento della nostra vita al meglio delle sue possibilità, diamo tutto ciò che siamo per quello che amiamo e amiamo la vita, che la cosa più bella del mondo.

martedì 15 marzo 2011

perfezione imperfetta...

Buonasera a tutti voi!
Giusto ieri vi ho parlato del mio dente del giudizio, che mi sta facendo non poco dannare, e ho esortato più di una volta l'evoluzione a darsi da fare per eliminare questo fastidioso inconveniente...Ora, poiché stanotte ho avuto un sacco di tempo per pensare a causa di Charles (così ho battezzato il mio dente) mi sono messa a riflettere su quanti altri errori di percorso l'evoluzione ha commesso e, dopo aver scoperto che a mio avviso ce ne sono un bel po', stasera mi sono messa a fare una bella ricerca su internet per avvalorare le mie tesi!

Per prima cosa ho scoperto che il mal di denti è il prezzo che paghiamo per la nostra intelligenza: cioè se il nostro cervello fosse rimasto delle dimensioni di quello dei cercopitechi non avrebbe rubato spazio alla mandibola e noi non passeremo le pene dell'inferno a causa dei denti del giudizio. Questa è una notizia che ha molto a che vedere con la mia situazione attuale quindi me la lego proprio al dito: bello, so fare le equazioni e suonare Mozart ma come omaggio una bella visita dal dentista non me la toglie nessuno (che, tra l'altro dire a me devi andare dal dentista e come annunciarmi che sarò sottoposta alla tortura dell'inquisizione spagnola).

Oltre a questo ieri sera mi sono venuti in mente altri errori, tutti confermati: il coccige, residuo della coda che adesso ha l'unica funzione di farci vedere le stelle se cadiamo di sedere, l'appendice, che un tempo serviva per digerire la cellulosa e oggi solo a farci finire sotto i ferri quando decide di infiammarsi, i capezzoli degli uomini, che io ho sempre trovato infinitamente ridicoli...

Tuttavia vagando qua e là in rete mi sono accorta che ciò che io da persona ignorante di scienza avevo notato non erano che gli sbagli più grossolani! In realtà esistono molte altre scomode raffinatezze! Le trovate tutte qui ma io ve ne faccio comunque una sintesi veloce, arricchita dalla mia personale classifica:

quarto posto: la capacità di muovere le orecchie posseduta da alcune persone, tra cui la sottoscritta. Lo so non è esattamente la cosa più seducente del mondo, ma io lo so fare da quando ero all'asilo e adesso ho scoperto che è una capacità che deriva dalle mie doti di cacciatrice primitiva, la quale doveva saper modellare la posizione dei padiglioni auricolari per eliminare il disturbo del vento e percepire meglio i suoni (gatti, cani e cavalli tanto per fare degli esempi lo fanno ancora)

PODIO!
terzo posto: la pelle d'oca. Anche la pelle d'oca e un meccanismo di difesa primitivo, serviva per drizzare i peli e sembrare più minacciosi al nemico che si aveva di fronte (avete presente i gatti quando si gonfiano e soffiano, no?), oltre ad avere la pratica funzione di aumentare la temperatura corporea. Ad oggi le cose che ci fanno venire la pelle d'oca sono molte di più (pensiamo al brivido di un bacio o alla piacere che si prova ascoltando bella musica...) e in queste situazioni, ecco, non serve a nulla...

secondo posto: Il cibo che ci va di traverso. Avete mai visto un gatto strozzarsi mangiando una crocchetta??Ovviamente no e questo perché, per sua natura, il gatto è orizzontale. Esofago e trachea stanno uno sotto l'altra e, essendo che la pappa è più pensate dell'aria, i rischi di praticare una manovra di Heimlich ad un gatto sono notevolmente bassi. Non invece vogliamo fare gli splendidi su due zampe...bene! Però in questo modo la trachea e l'esofago sono uno accanto all'altra e basta che l'epiglottide si distragga un secondo per strozzarsi con una caramella.

and the winner is....
IL SINGHIOZZO!!!si, signori miei...quel noioso fastidio è un regalo che ci arriva direttamente dagli anfibi i quali, dovendo passare più volte dall'acqua alla terra ferma e viceversa necessitavano di un sistema che, una volta buttatisi nella paludosa pozza preistorica, consentisse loro di tappare con forza le vie respiratorie per evitare di annegare...e ta-dah!eccoti il meccanismo perfetto, così spettacolare che l'evoluzione non se l'è sentita di toglierlo a noi anche se, salvo casi eccezionali, non viviamo esattamente nelle stesse condizioni di un tritone...il risultato?? Far passare il singhiozzo è praticamente impossibile!

Quindi, ecco qui, siamo esseri spettacolari, calcolati al millesimo di millimetro, dotati di un'intelligenza che nessun'altra creatura possiede, ma in fondo, non così perfetti come pensiamo...