Per lucem et tenebram transeunt vitae nostrae mortalis.

mercoledì 25 maggio 2011

errare è umano...

...perdonare è divino, perseverare è diabolico...dice il saggio. E si, in un certo qual modo è anche vero e, in determinate situazioni, sacrosanto. Perché a impuntarsi negli errori in genere ci si fa solo del male. Quindi, grande saggio, vai così!
Ma poi, saggio a parte, c'è Fabio Volo che ogni tanto, per chissà quale fortuna, riesce a creare delle frasi meravigliose e questa è una di quelle:



"Sapevo che era sbagliato, sbagliatissimo. Ma pur sapendo, l'ho fatto.
Consapevole di sbagliare ho perseverato nell'errore. E tutto questo solo perché
mi rendeva felice."


Io per quasi tutta la mia vita ho dato retta al saggio. Poi, un paio di mesi fa, per la prima volta, mi sono resa conto che a volte occorre persevarare anche in quello che potrebbe sembrare un errore. Ma non tanto perché bisogna essere testardi e andare avanti a testa bassa nelle proprie scelte, fregandocene degli altri. No, no, questo mai. Mai ferire una persona quando si puòà evitarlo solo per alimentare il nostro ego. Piuttosto, occorre perseverare perché le cose sbagliate a volte ci fanno felici. Si, io so che non mi sto comportando politically correct ma non ci posso fare nulla e non voglio farci nulla, voglio che questo mio imprudente comportamento continui, evolva, cresca all'infinito.
Io avevo paura. Per molto tempo ho vissuto totalmente per gli altri, sempre tesa nella speranza di non scalfire con i miei desideri e le mie passioni le sfere altrui, attenta a non rischiare, a non buttarmi mai veramente. Ci voleva una spinta, grossa, improvvisa, inaspettata, irreale. Il tuffo nell'abisso. Un abisso di velluto.
E sapete cosa vi dico? Si, ogni tanto pensate a voi stessi, siate edonisti. Non fa male a nessuno. Sbagliate. Sbagliate pure. Si riescono a trovare tesori che nemmeno immaginate. Osate. Sempre con un occhio di rigurdo. Esiste un limite che non si può oltrepassare. Io sono una giurista e se c'è una cosa che so è che le regole in realtà non sono fatte per essere infrante, non quelle che reggono il vivere civile, non quelle che regolano il sacrosanto funzionamento del natura, di noi stessi. No, quelle non si superano, quelle stanno a tutela di qualcosa che va oltre noi e che non abbiamo il potere di toccare. Ma tuttavia, esistono norme e leggi che non ci impone nessuno, vengono da dentro di noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Sono quelle che a volte bisogna scrollarsi di dosso.

Il solito saggio, con poca fantasia, afferma:

"per ritrovarsi, bisogna prima perdersi".

venerdì 13 maggio 2011

du iu spik italiano??

Frase tipica davanti alle reception degli hotel all'estero...
Era un po' che non avevo a che fare con gruppi di turisti italiani in vacanza fuori dall'Italia, ma a Parigi ne ho incontrati a sufficienza per riportarmi alla mente tutte quelle curiose caratteristiche che solo noi possediamo...
Innanzitutto siamo sempre i più carichi di armi e bagagli...roba da non credere!c'è gente che si porta dietro la casa, tipo paguro!E i casi peggiori sono rappresentati dalle famiglie con bambini. Non so se a voi è mai capitato, ma vi giuro che è un'esperienza assolutamente da provare perché molto istruttiva: fare un giro tra le macchine appena arrivate davanti agli alberghi. Noi ci riconosciamo subito. Siamo pronti ad ogni evenienza. Minimo tre valigie, salvagenti anche in montagna, stuoie, palloni gonfiabili già gonfiati, sacchettini con le cibarie nemmeno fosse una spedizione per scalare l'Everest...e poi borse da spiaggia colme di chissà che cosa, casse d'acqua, cestini, vasi da fiori, cavalli da tiro, intere industrie di salviettine inumidite, sci, coperte, giacche e chi più ne ha più ne metta (modo di dire senza senso per altro...). Vedi queste famiglie che si trascinano alla reception con i bambini nascosti sotto quintali di borse e pacchetti, che firmano con la sacca da mare tra i denti, vestiti con strati e strati di roba perché tutta in valigia non ci stava.
Poi ci sono i buffet. Noi siamo campioni mondiali di buffet. Alla mattina sei in fila davanti alla porte della sala della colazione in attesa che aprano. Improvvisamente senti dietro le spalle l'ansare di animali feroci. Ti volti e rimani sconvolto alla vista di un branco di belve affamate. Appena le porte si aprono è la fine: si entra stile breccia di porta Pia, con le baionette sguainate e a passo di carica...ho visto cameriere terrorizzate nascondersi dietro i distributori dell'acqua calda, biondissimi bambini tedeschi travolti dai loro coetanei mediterranei...Piatti inumani, che nemmeno un dopo un digiuno di un mese si potrebbero affrontare..e poi mamme che si riempiono le borse con tutto quello che capita loro a tiro: frutta,pane, marmellate, succhi e latte travasati in bottigliette di plastica, frittate avvolte nella carta delle merendine, brioche di tutti i generi...come se fuori dall'albergo fossimo su Marte. E la cosa bella è che non ce ne frega nulla delle occhiatacce degli stranieri: gli sorridiamo in faccia con la bocca che gronda orribile caffè lungo e confettura di ciliegie...
Poi ci sono le madri che cercano per i figli un'attimo di celebrità in ogni modo possibile: foto con animatori dei villaggi, ruoli da protagonisti negli spettacoli dei campeggi, ritratti con pupazzoni della Disney...il problema è che molto spesso i bimbi sono contrari a tutto questo e come si può non capirli? A Disneyland Paris ho osservato per un quarto d'ora buono un povero bambino gettato dalla madre fra le braccia di un gigantesco Pluto. Ora, noi siamo adulti e sappiamo che le intenzioni del povero disgraziato chiuso dentro quei 10 chili di pelo sono le più buone del mondo, ma un bimbo di 5 anni che vede arrivarsi addosso un enorme cane giallo con le braccia spalancate come pensate possa prenderla? Ha paura ovviamente! Tutti lo capiscono, tranne la madre che a forza di "dai daniele, su daniele, fai la foto con Pluto, dai che non ti fa nulla..." cercava di spingere il bambino disperato dal cagnone...alla fine se ne andato Pluto...
Tuttavia la cosa più bella che noi possediamo sono le nostre capacità linguistiche. Molti italiani, specie se non giovanissimi, l'inglese non lo sanno. Purtroppo si illudono del contrario. e così vengono fuori scene bellissime: chamber al posto di room (la chamber per chi non lo sapesse significa sempre camera ma intesa come sezione), Kiev(nota capitale dell'Ucraina) al posto di Key, trolley invece di valigia (significa carrello o carretto in inglese, non lo capiscono),cenam (latino) invece di dinner...
Ma la cosa più bella è che molti italiani nemmeno ci provano ad usare l'inglese; sono convinti infatti che parlando lentamente in italiano uno straniero sia in grado di afferrare il significato di quello che si sta cercando di dire. Molto spesso questi tragici tentativi si accompagnano a imbarazzanti scene di mimo, tanto che sembra di vedere un gruppo di hostess ubriache...
"dove...doooo-veeee (sbracciandosi ad indicare la reception) io, me, io (indicando se stesso), trovo, trooooovare (come se usando l'infinito fosse più semplice) il ristornate (movimenti di uno che taglia qualcosa e se lo infila in bocca)??". Risultato: l'addetta alla reception o scappa con un sorriso imbarazzato o scoppia proprio a ridere e ti consegna il foglio illustrativo in italiano.

Conclusioni? Io, vi giuro, andrei in vacanza solo per godermi scene come queste.
du iu anderstend?

domenica 8 maggio 2011

misteri domestici...

Domestici è il termine esatto almeno nell'accezione in cui io voglio intenderlo...esistono fatti misteriche pur possedendo questa loro incomprensibile caratteristica sono comunemente accettati e nessuno si fa più particolari domande sul perché accadano; inoltre sono fatti che non avvengono a livello mondiale ma così, nella vita di tutti i giorni, a casa, al lavoro, a scuola...ecco perché domestico come aggettivo mi sembra perfetto! Sono misteri addomesticati che non destano più scalpore e avvengono in un'area che tutti conosciamo e che quindi definirei, per l'appunto, domestica...
Ora vi chiederete di cosa sto parlando...vi faccio alcuni esempi:
1.Perché quando il computer si impalla e io gli parlo dolcemente lui riparte??sembra una cavolata ma è pura realtà: dopo aver provato a sbloccarlo in tutti i consueti e tecnologici modi possibili, esasperata, mi trovo a sussurrargli parole affettuose supplicandolo di darmi un segno di vita e a quel punto, magia! Lui riparte! mistero...e si sa che molti elettrodomestici hanno la tendenza a comportarsi così: televisioni con interferenze, lettori della macchina che sputano i cd, lavastoviglie che non si accendono...tutti, per una arcana ragione, ripartono quando ti comporti in modo umano (nel senso come se parlassi ad una persona) e carino con loro.
2. un classico mai smentito: i calzini nella lavatrice. Al solito io ne metto dentro due e ne esce uno. Mistero mai spiegato ma accettato da tutti. E succede spessissimo! Una volta per pura volontà di conoscenza mi era perfino venuto in mente di fare un lavaggio con dentro solo due calzini per vedere dove uno si sarebbe andato a nascondere...ovviamente poi non ho seguito questa mia idea al limite della follia da una parte perché sarebbe stata un'offesa all'ambiente e alla mia intelligenza e poi perché sapevo perfettamente che in quel caso sarebbero venuti fuori due calzini. Tuttavia il mistero non si spiega: l'unica ipotesi e che durante la centrifuga si apra all'interno del cestello, per una curiosa convergenza di regole fisiche, un tunnel spazio temporale che trasporta il calzino fuggitivo in un'altra dimensione o magari gli fa fare un viaggio nel tempo e, senza saperlo, o dei gambaletti che hanno visto le guerre puniche...al lavaggio successivo il tunnel si riapre e il calzino ritorna con il sua carico di avventure...chissà magari un giorno mi spunterà Napoleone dall'oblò della lavatrice...
3. La sensazione che ti prende quando qualcuno ti fissa da lontano...quel formicolio che ci fa dire "mi sento osservata"...qui me la sono anche spiegata da un punto di vista fisico:la sensazione di sentirsi osservati, in quanto sensazione è reale, nel senso che esiste questa sensazione. E su questo siamo tutti d'accordo. Ora non è altrettanto vero che alla sensazione corrisponda il reale evento di essere osservati ed è proprio qui che sta il problema.
Da un punto di vista fisico, l'essere osservati non è una attività ma una passività, è
semplicemente il nostro riflesso che finisce dentro le pupille di tutti quelli che ci sono attorno.E qui, a rigor di logica mi viene da dire che non possiamo essere sensibili all'essere osservati. Però qui mi sorge un'altra domanda: è possibile avere la sensazione che qualcuno stia pensando a noi?
Supponiamo che ci siano 10 persone che guardano verso di noi, ma solo una sta guardando specificatamente noi, tutte le persone hanno il riflesso della nostra immagine sulla loro retina, ma solo una ne è cosciente e ha un "pensiero" che elabora questa immagine o comunque che pensa a noi. Ammettere questo significherebbe ammettere che tutti noi abbiamo la possibilità di leggere o perlomeno di percepire i pensieri altrui.
Potrei andare avanti per ore...i rumori notturni che spariscono non appena aguzzi l'orecchio, le cose che si smarriscono esattamente nel momento in cui servono o che si rompono appena decidi di usarle, la capacità dei professori di fare domande sull'unica pagina del libro che hai saltato o quella delle cose fragili di suicidarsi partendo da posizioni in cui per nessun motivo avrebbero potuto cadere e così via...
fatto sta che a queste cose non si pensa mai, si accettano semplicemente...la cosa bella e che forse questi fatti esistono solo per mettere un po' di paranormale nelle nostre vite e dare l'ebbrezza di ammettere che non riusciremo mai a spiegarci proprio tutto...

lunedì 2 maggio 2011

spataplash...

Spataplash è il rumore che fa il mio cervello quando si rende conto che una vacanza è finita. E' un suono che emette solo ed esclusivamente in queste occasioni. E lo fa anche in un momento preciso: nell'esatto istante in cui, dopo essere entrata in casa, appoggio la valigia per terra e faccio un bel sospiro. E lì, proprio in quel secondo, SPATAPLASH!!!
Tutta la mia coscienza in un attimo si rende conto che la magia è terminata.

Si perché nell'ultimo giorno di vacanza non percepisci ancora la fine imminente...si, forse mentre fai le valigie hai un pizzicore lì in fondo, alla bocca dello stomaco, ma pensi che hai ancora un poco di tempo da goderti. E poi quando te ne stai in aereo/treno/auto/nave/dirigibile/shuttle/etc. il pensiero più ricorrente è "Dio mio, voglio arrivare a casa, sono distrutta!e poi quante cose devo fare a casa!!!". E qui a me generalmente parte il panico perché già l'idea di disfare le valigie mi fa venire l'angoscia...

Arrivi all'aeroporto/stazione/parcheggio/porto/garagedeldirigibile/basedellanasa/etc. e ancora non hai ben chiaro che la festa è finita...sei più preso a osservare casa, a controllare che nessuno abbia scassinato la porta durante la vostra assenza, a salutare il cane/gatto/iguana/canguro/etc.

Poi si apre la porta, si entra in casa, si appoggiano le valigie nell'ingresso, ci i guarda attorno e li...SPATAPLASH!!!

E' tutto finito urla la mia testa.

Dopo lo strazio della valigia, separazione vestiti da lavare e vestiti puliti, reinfilamento delle scarpe nelle scatole, delle borse nei portaborse, dei cappelli nei portacappelli per me viene sempre il momento doccia. In genere dura quelle due e mezza. A me serve subito, appena arrivo a casa. E come se dopo lo spataplash sentissi la necessità di lavarmi via quello che mi è rimasto addosso della vacanza, del viaggio...mi serve un po' per tornare alla realtà. E anche per lavarmi, è meno poetico lo ammetto, ma soprattutto dopo un viaggio in treno come l'ultimo che ho dovuto affrontare è una necessità imprescindibile.

Poi viene la fase regressiva in cui faccio vedere le 400 foto che ho scattato a chiunque mi capiti a tiro. Chi mi conosce ha imparato ad evitarmi nei giorni che vengono subito dopo una vacanza, c'è che si dà perfino malato o chi inventa parenti lontani...Io lo so, perfettamente. E lo dico anche a voi, a tutti voi che come me vivete questa fase di ricordo scatenato: agli altri (amici/parenti/vicini di casa/postino) non frega assolutamente niente delle mie e delle vostre foto!! Anzi, il più delle volte è un supplizio medievale, nemmeno li minacciaste con dei ferri roventi invece che con una memorycard...e questo non perché siano cattivi o non ci vogliano bene, semplicemente non riescono e non possono capire tutto quello che, per chi ha vissuto la vacanza, c'è dietro quelle foto...Ecco, tenete a mente questo monito e poi come gran parte delle regole esistenti imparate ad infrangerlo quando serve. Si, perché a fine vacanza il crollo psicologico ci assale tutti e se gli altri devono sopportarsi mezz'ora di tortura a base panorami parigini, ci capiranno quando noi ci sorbiremo altrettanti paesaggi montani, spiagge dei lidi o campeggi piovosi...

lunedì 25 aprile 2011

assenza...

Perdonate la mia assenza...Sono giorni abbastanza fitti...
Sono uscita dalla fase "Ohmiodioèimpossibilenoncelapossofare!!!", sono passata in quella "sono super carica non mi può battere nessuno!!!", ho transitato per " sono strafelice e fiera dei successi che ho ottenuto e di come si sta mettendo tutto quanto", ho sfiorato "per andare avanti ho bisogno di una dose di anfetamine per un anno e della capacità di autoclonarmi" , sono irrimediabilmente giunta a "tutto va come deve andare ma che fatica!" e ora sono appena entrata in "mi serve una vacanza". E per fortuna la mia vacanza mi aspetta per davvero! Parigi arrivo!!!! Probabilmente quando ho programmato questo viaggio mesi fa è stato perché in quel momento si sono scatenate le mie doti da veggente....

In questi giorni mi sono venute in mente tante cose diverse ma nessuna era degna di meritare un post tutto suo...Tuttavia, visto che per un po' non ci sentiremo più e che nel frattempo non ho maturato un altro argomento bello e profondo metto qui un po' di marmellata di pensieri tanto per lasciare un po' di cose su cui fare un pensiero o una risata...premetto, questi argomenti non hanno alcuna connessione logica tra loro, anche perché per la maggior parte mi venivano in mente in treno quando lascio la mia mente vagare libera qua e là...

In questi giorni sto leggendo un bellissimo romanzo che parla della vita di Matilde di Canossa. L'ho iniziato perché sono ormai due anni che porto in giro per l'Italia con la mia compagnia uno spettacolo su questa meravigliosa donna in cui ho l'onore di vestirne i panni (non so chi di voi la conosca, ma se per caso non avete la fortuna, date un'occhiata alla sua vita, vi assicuro che merita). Beh, se devo essere sincera all'inizio non è che andassimo molto d'accordo, credevo che io e lei non avessimo niente in comune. Poi con il tempo le cose sono cambiate. Non so chi di voi faccia teatro ma, almeno per me, il rapporto che ho con i miei personaggi è in genere in continua evoluzione. Fino ad ora però avevo parlato con storici e letto documenti, estratti, testi ma mai nulla di completo. Ora dopo due anni ho sentito il bisogno di leggere cosa gli storici dicono di lei, di tutta la sua vita. Il libro che sto leggendo si intitola "La grancontessa" di Edgarda Ferri, un'ottima storica a mio avviso. La mia riflessione è questa: Matilde, ma come lei molti personaggi del tempo, hanno fatto cose incredibili e vivevano attorno all'anno 1000. Dovevano avere belle menti e spiriti forti. Che cosa avrebbero potuto fare con i mezzi di oggi? Se Matilde avesse potuto prendere un treno per andare a trovare l'imperatore in Germania? Se Gregorio VII avesse potuto mandare una mail a Enrico IV? e cosa direbbero della società di oggi, loro che combattevano i peccati che si consumavano nella chiesa? Che si trovavano ad affrontare questioni immense e che decidevano il destino di migliaia di persone?Cosa penserebbero dello scandalo dei preti pedofili? dell'aborto? delle cellule staminali? Ovviamente non posso darvi io una risposta, e come non posso io non può nessun altro però mi è piaciuto pensarci su...

Ieri invece riflettevo sugli spazzolini elettrici (vi avevo avvertito). E in particolare rimanevo sconvolta da quella pubblicità cretina con le tre tizie in un bagno pubblico che discutono del loro spazzolino. Allora, primo, non c'è nessuno che si lava i denti nella toilette del ristorante. Secondo, queste girano con lo spazzolino in borsa e tengono convegni nei bagni? Terzo, io lo spazzolino elettrico l'ho preso. L'ho fatto dopo che me l'ha consigliato il dentista e devo ammettere che effettivamente funziona, MA, e qui sta il nocciolo della questione, averlo usato mi ha anche fatto capire perché nella pubblicità le tre decerebrate non lo fanno: perché ti fa sembrare un cretino. Si, è così. Intanto spruzzi praticamente in tutto il bagno, poi non sai che fare...o tieni la bocca serrata o appena la apri la schiuma inizia a colarti lungo il mento e se tiri fuori lo spazzolino quello crea una specie di esplosione nucleare a base di dentifricio...

Poi ho cercato di rispondere alla questione del perché le pubblicità imbarazzanti vanno sempre in onda mentre stai mangiando...altro mistero irrisolto....e poi...ci sono sempre state queste pubblicità così orribili??o l'enterogermina e il tantum rosa hanno dovuto fare fronte ad un calo di vendite nell'ultimo paio d'anni??

c'erano un sacco di altre futili e serie questioni che ronzavano per la mia testa ma ora, ovviamente mi sono passate di mente...magari ne riparleremo poi...


lunedì 11 aprile 2011

tecnologia e lavandini...

Ormai si sa, la tecnologia è ovunque. E, se tecnologia vuol dire comodità e divertimento, io sono la prima che si entusiasma delle bellezze del futuro. Nei limiti dell'umana natura. Si perché quando di tecnologia ce n'è troppa il mio rapporto con quest'ultima decade inevitabilmente.

Uno dei luoghi in cui pensavo che il progresso non sarebbe mai giunto è il bagno. Si, si, la toilette per intenderci. Ecco, ero fermamente convinta che i bagni sarebbero sempre stati come li ho conosciuti da bambina. Quanto mi sbagliavo.
Ora forse vi chiederete da dove nasce questa mia intrinseca delusione e il ragionamento che ne segue. Vi rispondo subito: da una serata al ristorante.

Alcune sere fa sono andata a mangiare con le mie amiche in un ristorante giappo-thailandese per goderci una serata tra donne. Locale favoloso, ottima cucina. Il dramma è nato al momento di andare in bagno: in quel luogo tutto era automatico. TUTTO!!!

Primo problema: lo sciacquone del wc che parte da solo.
Avete presente di cosa sto parlando? Quello che scarica in base a una maledetta fotocellula.
Io non ne capisco il motivo. Se è per questioni di igiene esistono quei comodissimi sciacquoni che si azionano usando il piede, una delle migliori invenzioni di questo secolo. Altri motivi non ne vedo, tranne il fatto di creare volontariamente una certa tensione alla signora (temo sia infatti un problema tutto femminile) chi sta facendo pipì. Già ti trovi ad essere sospesa in una posizione alquanto improbabile e poi devi avere anche addosso la suspance di non sapere quando quel cavolo di water farà partire una cascata...si, perché non pensiate che parta quando vi alzate come c'è scritto sull'etichetta...
Oltre a questo, nel bellissimo bagno giapponese anche la carta igienica era automatica (cioè quando aprivi la porta il macchinario faceva già uscire la striscietta di carta che secondo lui ti sarebbe servita...), cosi come il disinfettante, la luce e, sorpresa delle sorprese nonché trionfo giapponesizzante, una curiosa musichetta che si avviava quando tu ti avvicinavi alla tazza...mi hanno spiegato che la sua funzione è quella di combattere un complesso che noi donne abbiamo innato: quello che gli altri fuori dal bagno sentano il rumore della pipì contro la ceramica...Ora io credevo che fosse un problema mio perché son strana, invece a quanto pare la cosa è molto diffusa e particolarmente sentita dalle giapponesi. In ogni caso con questo sistema la gente fuori sa che quando parte la musichetta io sto facendo pipì e a me sembra un po' eccessivo....ma non stiamo a formalizzarci...

Secondo problema: lavarsi le mani.
Ovviamente anche i lavandini avevano la loro dannata fotocellula. Così come il distributore del sapone, che ve lo dico a fare...
Qui, credo che il problema sia in parte mio. Avrò le mani troppo lunghe, le dita troppo sottili, che ne so? Fatto sta che io quei così non sono in grado di farli partire. Avvicino la mano, parte, vado per lavarmi, si spegne. Riprovo. Stesso risultato. Cambio lavandino. Quello proprio non parte. Ritorno al primo e inizio una sorta di balletto tirolese davanti a quel maledetto coso.
Il sapone poi è ancora peggio. Regolarmente metti la mano sotto, lui fa un rumoretto, sembra che non esca nulla e appena allontani la mano per capire come mai non va, SPLOCH...una gigantesca goccia di sapone fucsia si sfracella sul ripiano di marmo grigio. E tu ti senti pure in colpa.
Mentre stavo maledicendo l'inventore della fotocellula, entra una signora, si avvicina al lavandino che io non ero stata in grado di fare partire. Io le sorrido trionfante "Quello non va" la informo. Invece funziona eccome!!!!La signora con un abile movimento del polso lo fa partire, si lava le mani velocemente (e senza sapone) e se ne va orgogliosa della sua impresa.
Non mi resta che avviarmi mestamente all'asciugamani (non credo abbia un nome tecnico). Metto le mani sotto, ormai rassegnata al fatto che non partirà mai. Sbagliato. Parte all'improvviso e ha più o meno la potenza di un motore per jet. Ti asciuga anche la saliva in bocca. Con le mani abbrustolite come se le avessi infilate in una caldaia mi avvio verso la porta rimpiangendo i vecchi rotoloni di carta o per lo meno un asciugamani che non ti strappi la prima pelle.

Uscendo da quella specie di Enterprise di ceramica mi chiedo perché abbiamo preso sto vizio di ficcarla dappertutto 'sta benedetta tecnologia e se non sarebbe meglio, qualche volta, riuscire a farne a meno. Almeno quando si tratta di toilette.

domenica 3 aprile 2011

impossibile...

"come va in questi giorni?"
"oh, non me lo chiedere nemmeno...è un periodo impossibile!"

Questo è più o meno l'inizio della maggior parte delle mie conversazioni in questi giorni.
Sarà colpa della primavera improvvisa, ma per tutti questo è un periodo impossibile. Me compresa.

Un periodo impossibile è un periodo talmente incasinato da risultare quasi inconcepibile. Non dovrebbero nemmeno poter esistere settimane del genere, perché è assurdo che tutto succeda negli stessi giorni, eppure a volte capitano. In genere in concomitanza con la bella stagione.
E tutto quello che succede si accavalla, si accartoccia, crea incomprensioni, fa dare risposte secche, scrivere messaggi sbagliati che assumono un senso del tutto contrario a quello che si voleva dare...No, non hai capito, non volevo dire questo, è solo che sto facendo la torta per la festa della mia migliore amica che tra l'altro cade in concomitanza con le prove dello spettacolo che sono giusto il giorno prima della conferenza all'università , che mi serve per l'esame per cui sto studiando e in questi giorni devo anche trovare un giorno per andare a trovare la nonna...si poi magari se trovo un paio d'ore mangio, mi lavo e dormo un po'...

Quando poi tu sei libero, regolarmente, le persone con cui vorresti passare un po' di tempo, scambiare qualche parola, sono terribilmente impegnate. Perché i periodi impossibili capitano tutti assieme. E allora ci si sente ignorati, non capiti. Si passano ore a interpretare quei messaggi criptici che arrivano nel pieno del caos, completamente privi di qualsivoglia segno di punteggiatura. Manco fosse la stele di Rosetta.
E poi ci di fanno mille scrupoli. Gli telefono? E se poi è nel bel mezzo di una conferenza? Magari gli mando un messaggio...No, poi pensa che io sia appiccicosa...una mail? Ma no...chi ha tempo di leggere le mail..e dall'altra parte in genere ci si sta facendo gli stessi viaggi mentali...

E quindi come si fa con i periodo impossibili? Si affrontano. Con calma. Come tutte le cose impossibili:
l'unica differenza tra una cosa possibile e una impossibile è che per quella impossibile occorre più tempo.
Quindi, pazienza, un po' di sana organizzazione e qualche goccia di fiori di Bach, se proprio ci si sente di essere sull'orlo di una crisi di nervi...perdoniamo le persone a cui vogliamo bene che a nostri messaggi appassionati rispondono con un "grazie anche a te" o quelle che ci chiedono un po' di tempo per affrontare il migliaio di cose da fare che si trovano davanti...e speriamo che l'impossibile passi, come tutte le cose.