Per lucem et tenebram transeunt vitae nostrae mortalis.

domenica 27 febbraio 2011

nel fondo del fondo...

C'è una frase attribuita a E.A. Poe (in realtà è di Nietzche, ma trovo che così perda molto del suo fascino) che io ho sempre amato alla follia e che, ora lo so, non avevo mai capito. Fino a poco tempo fa.
L'aforisma, che è stato declinato in tutti i modi possibili, è questo: "e se guarderai a lungo nell'abisso, anche l'abisso vorrà guardare in te."
E' una frase famosa e abusata, che a me piaceva perché piena di mistero e di grandezza. E quando la trovavo scritta da qualche parte la leggevo, la rileggevo, mi crogiolavo in ogni singola parola, fino a sentire un po' della sua potenza vibrare in me. Ma tutto finiva lì. Perché io non avevo mai guardato dentro l'abisso. Ovviamente se una persona non ha mai fatto una cosa non è che può immaginarsi come sia quella cosa. Se io non avessi mai mangiato una crostata e mi chiedessero se la crostata è buona, certo, vedendo la lucentezza e il colore della marmellata, sentendo il profumo, passandomi sotto le dita la pasta fragrante potrei immaginare che il gusto di quella torta sia splendido e potrei, persino, sentire sulla lingua una piccola parte della sua dolcezza. Ma tutto finirebbe lì.
Così è per l'abisso.
Ora, quello che è successo a me è un po' complicato. Si dà il caso che in questo periodo io abbia incontrato, no, dire conosciuto sarebbe troppo, una persona che ha saputo cambiare la mia esistenza. Impossibile direte voi. Lo credevo anche io. Fino a un paio di mesi fa. Non posso dire che sia stato un fulmine a ciel sereno, no no. Ci è voluto tempo, fiducia. Ma poi è capitato, così. Una sera, quasi per caso. D'un tratto ho intravisto l'abisso. E ho pianto terrorizzata da quella vista. Sarei fuggita come spesso mi capita, perché se c'è una cosa che mi spaventa, sono io. Ma quella volta avevo qualcuno accanto a me sull'orlo del buio. Una mano, un profumo. E allora ho iniziato a sbirciare nell'abisso e lui ha iniziato a guardare in me.
Ogni tanto adesso ci intravediamo, io e l'abisso. Ci notiamo l'un l'altra con la coda dell'occhio e, ogni tanto, solo ogni tanto, ci fermiamo a guardarci in viso.
Il problema è che nei giorni no, l'abisso mi fa ancora un po' paura e non gli concedo di guardarmi. E temo il giorno in cui perderò quella guida che mi fa stare di fronte all'abisso, prendendomi per mano. Perché prima o poi temo verrà quel giorno e, anche se io non lo vorrò, mi ritroverò di nuovo sola con l'abisso a fissarmi l'anima. Perché ormai io ci ho già guardato dentro e d'ora in poi lui pretenderà lo stesso da me.
Vorrei trovare il modo di ringraziare più che mai quella persona che ha iniziato " a buttarmi nell'acqua alta" e che, spero, avrà sempre la pazienza di venirmi a ripescare.
Perché adesso posso affermare che c'è un'altro aforisma di Poe che mi si addice molto:
"Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo del precipizio, medita di gettarvisi"

mercoledì 16 febbraio 2011

si, viaggiare...

...dolcemente viaggiare
rallentare per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore...

Chi mi conosce di persona in questo momento potrebbe immaginarsi facilmente la sottoscritta che canta a squarciagola mentre guida, sovrastando (direi anche con non troppa grazia) la radio...
Fatto sta che a me viaggiare piace da morire!
Penso che passare la vita a girare il mondo potrebbe rientrare a pieno titolo nella top-ten dei miei desideri nel cassetto...purtroppo non ci sono un gran numero di professioni che lo consentano e, a meno che una persona non disponga di un capitale a perdere, la cosa diventa molto complessa.
Quando ero più piccola risolvevo il problema affermando che da grande avrei fatto l'inviata di Super-Quark (era la mia seconda professione preferita dopo l'anticorpo sulla navicella e, chi come me è cresciuto guardando "Esplorando il corpo umano", sa di cosa parlo). All'età di dieci anni mi ero già evoluta e puntavo al National Geographic. Ora che, con mio grande rammarico, so di non poter più essere definita una bimba, capisco che nessuna di queste sarà con molta probabilità la mia futura professione.
Così mi sfavello ogni anno, subito prima delle vacanze, su come avverare almeno in parte il mio desiderio.
Il piano che mi sono fatta è quello di organizzare tanti piccoli viaggetti e di tenermi un bel viaggio come si deve per dopo la laurea.
Così l'anno scorso è stato il turno della Croazia (dove non ero mai stata, veramente un gioiello), quello prima della Spagna (già vista ma sempre bellissima) e quest'anno tocca alla Francia. Il fatto di dover restare entro i confini europei è dovuto al scarsità di tempo disponibile, ma ci si accontenta.

Ora, arrivare in Francia è più difficile che raggiungere il Perù, almeno nel periodo in cui io posso lasciare la madre patria. Escludendo la macchina, l'aereo ha costi proibitivi (arrivavo a spendere più di aereo che di albergo) e così mi è toccato optare per il treno. Penso che il treno sia uno dei mezzi per me più fastidiosi, battuto solo dalla corriera che evito come la peste.
In generale devo ammettere che, malgrado il mio amore per il territorio francese, io e la Francia non intratteniamo esattamente ottimi rapporti, nel senso che ogni mio viaggio che coinvolgesse questa nazione è naufragato in un modo o nell'altro. Vuoi per il clima, vuoi per la presa della Bastiglia o per le prenotazioni perdute, la Francia si è sempre adoperata per complicarmi la vita. Così quest'anno è un po' un rischio. Prima di partire credo cercherò di mettermi in contatto mistico con tutta la Francia e i suoi abitanti per cercare di cogliere la loro benevolenza. Però, riflettendo sul fatto che sarà la mia meta ultima e non uno stato di passaggio forse sarà meglio disposta nei miei confronti.

Deliri di viaggio a parte.

Non so se qualche possessore di blog dia mai un'occhiata alle statistiche dei lettori. Io lo faccio sempre.Lo ammetto, sono curiosa, ma mi piace da matti. Ora, quando si vanno a vedere le statistiche dei lettori c'è una piccola mappa in cui si vede dove vive la gente che legge. Dopo un'osservazione su lungo periodo posso affermare che la maggior parte dei miei lettori viene dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti.
WOW!!!!
Questo mi ha dato subito una bellissima sensazione: il fatto che quello che scrivo può arrivare fino là mi fa sentire un pizzico onnipresente. Però poi sono sorti dei dubbi. Non sono molto sicura che quella mappina sia attendibile per il fatto che non vedo perché una persona anglofona dovrebbe leggere con assiduità un blog in italiano (presupponendo che si tratti delle stesse persone tutte le volte). A questo punto mi sono detta: o la mappina è una ciofeca o dall'altra parte ci deve essere qualcuno che capisce quello che scrivo.
E qui parte la mia idea!
SIGNORI/E CHE VE NE STATE IN GIRO PER IL MONDO e leggete queste righe, vi va di lasciare un commento, di dirmi chi siete?? Così, per fare un po' di conoscenza!
(trad. people who live around the world and read these pages, please leave a comment and tell me who you are! I would love to meet you!)

Sarà un po' come viaggiare!



lunedì 14 febbraio 2011

povero valentino...

San Valentino.
Non c'è festività che io odi più di quella di oggi. Nessuno mai mi farà cambiare idea su questa ricorrenza ormai divenuta appiccicosa e sdolcinata. Mai. Non c'è fidanzato che tenga. Non la sopporto.

Quest'anno ci mancava solo la pubblicità dei Baci stile Moccia. Buon Dio. Con quei due cretini con i piedi a mollo fra le onde o sulla cima di un grattacielo stile U.S.A.

San Valentino dovrebbe essere eletto protettore dei produttori di cioccolato o di gioielli più che degli innamorati. Povero vecchio, sarà là che si rivolta nella tomba (almeno quei pezzi che sono rimasti tutti assieme e non sparsi qua e là).

Un problema grave è che nei giorni che precedono questa dolciastra festività i commessi dei negozi vengono tutti presi da una follia di gruppo. Andare a fare shopping per se o per amici il 12 di febbraio è proibitivo. Io l'ho fatto. Dovevo prendere un regalo di compleanno per una mia amica, quindi non potevo fare altrimenti.

Entro nel primo negozio, una profumeria.

Io:buongiorno!cerco un regalo...
Commessa:perilsuofidanzatoscommetto!c'èunabellissimaconfezionecondentrobagnoschiumaprofumo...
Io:No...è per una ragazza!una mia...
C: oh!mac'èancheperleragazzecondentroprofumocremasaponettasalidabagno....
Io:No...grazie, cercavo una trousse...
C:ce ne sono di carinissime della Pupa fatte a forma di cuore...

MIO DIO!ma tutto diventa a forma di cuore in questi giorni!?!?!

secondo negozio, bigiotteria etnica.

Io:buongiorno!cercavo un regalo...
Commesso:Non abbiamo molti oggetti per gli uomini, lei mi capisce...
Io: No...volevo un paio di orecchini.
Il commesso a questo punto mi guarda con una faccia che diceva "come è possibile che tu ti sia sognata di fare un regalo ad una persona diversa dal tuo fidanzato in questi giorni??"
Io: ebbene si...
C: ah..allora guardi questi con questo bel granato rosso, in questi giorni tutto è rosso...
Io faccio la faccia da ora ti uccido...

PERCHE' tutto deve essere rosso???

terzo e ultimo negozio, intimo.

Io:buongiorno!cercavo un regalo...
Commessa: dio cara, guarda questi boxer!!!
A questo punto il mio desiderio più pressante era possedere una ghigliottina.
Io: no beh...è per una mia amica.
Arrivati qui, succede una delle cose più imbarazzanti a cui io abbia mai assistito. La commessa mi guarda con uno sguardo ammiccante del tipo "non essere imbarazzata davanti a me, ho capito il tuo segreto e questa cosa mi piace molto" e mi afferra il braccio con aria fraterna.
Io credo di essere diventata di tutti i colori.

POSSIBILE!?!?!In questi giorni quindi andare a comprare intimo da donna significa necessariamente avere gusti per così dire particolari. Me lo segno.

Il problema è che San Valentino come e più di altre feste (vedi Natale, Pasqua etc) è diventata semplicemente una questione commerciale. So che è la scoperta dell'acqua calda ma a me questa cosa fa proprio schifo. San Valentino patrono degli innamorati che ha fatto nascere l'espressione "piccioncini" (lo sapevate?la leggenda narra che per fare riappacificare due innamorati Valentino fece volare attorno a loro coppie di piccioni innamorati) e che arrivò a far morire un uomo pur di farlo stare assieme alla sua metà, penso non sarebbe troppo contento dei cuori di cioccolatini e delle mutande rosa . Tutto dovrebbe avere un limite. Anche solo per rispetto di chi si ama davvero.

Buon San Valentino amici miei...per chi ci crede davvero!

domenica 6 febbraio 2011

volontariamente...

Io sono, da tre anni a questa parte, una VdS.

I VdS non sono un corpo speciale della marina americana né una setta segreta. E l'acronimo non sta nemmeno per Varani da Spiaggia, come una volta azzardò mia cugina.

I VdS i sono i Volontari del Soccorso e sono una (la più importante a mio avviso) costola della Croce Rossa. Il nostro corpo è nato nel 1866 quando ancora ci chiamavamo SV, cioè soccorritori volontari. Ad oggi siamo quasi 95.000.

Perché vi racconto tutto questo? Perché malgrado io svolga un certo numero di attività, di questa sono particolarmente fiera. Lasciamo perdere tutti i bei discorsi che ci si aspetta e che per me hanno si importanza, ma relativa. Quindi non parlerò dell'Abruzzo (io c'ero), né di Haiti né dell'Egitto. E non mi dilungherò nemmeno sui principi fondanti della nostra associazione che racchiudono ciò che il volontariato dovrebbe essere, in sette parole. Perché qui voglio parlare della gente.

Io amo profondamente tutto quello che faccio in Croce Rossa e vedo che tutti i volontari che ho conosciuto finora provano lo stesso identico sentimento. E' qualcosa che non posso stare a spiegare a tutti i maxi commissari che stanno ai vertici e che questa attività la fanno di mestiere. Non capirebbero.

Il corso per diventare volontari del soccorso dura quasi due anni (è praticamente una laurea breve) e occorre superare 3 esami scritti, orali e pratici prima di fregiarsi del titolo. E' dura prendersi su la sera per andare ad ascoltare un medico che ti parla del pancreas.
Non siamo pagati (noi). Non ci viene in cambio nulla di materiale da ciò che facciamo. Non per questo siamo da considerare angeli del cielo: brontoliamo quando ci dicono che due anni di corso non bastano per il 118 che vuole una certificazione in più, un altro esame; tiriamo cancheri quando la notte il telefono squilla e bisogna andare a raccogliere un motociclista spalmato sull'asfalto; a volte ci scappa uno scatto d'ira contro il passante che vuole assistere a tutti i costi ad una rianimazione cardiopolmonare e alziamo gli occhi al cielo quando l'ennesima vecchina si lamenta di ogni cosa, mentre stiamo cercando di convincere il suo femore a non andare a spasso.

Non lo facciamo per professione. Non siamo medici (anche se molto spesso la gente pensa il contrario). Siamo studenti, impiegati delle poste, baristi, operai, avvocati, carabinieri, pompieri, casalinghe, cuochi, pensionati...Ma è proprio questa la cosa bella, il succo del tutto: noi facciamo quel che facciamo perché ci piace da matti farlo.
E' per questo che il corso di 120 ore chiesto dal 118 lo facciamo comunque e passiamo pomeriggi interi a tentare di riportare in vita un manichino. E' per questo che quando la notte il telefono squilla scattiamo in piedi, ci infiliamo gli scarponi e saliamo in ambulanza (e per lo stesso motivo dormiamo su una branda invece che a casa sotto il piumone). E' per questo che non defibrilliamo il passante curioso e gli chiediamo invece di spostarsi. Ed è per questo che quando salutiamo la vecchina con il femore a pezzi le facciamo comunque un sorriso.
Non siamo pagati. Non con soldi. Però la gente ci sorride quando ci vede per strada. I bimbi ci dicono che da grandi vorrebbero fare a anche loro i volontari (cosa che ti fa sentire una specie di eroe).
Vi giuro che non ho mai visto espressioni più belle di quella che ho incrociato sul viso dell'anziana signora che, dopo il terremoto e senza più un posto dove stare, ci ringraziava per una comodino fatto con le cassette della frutta. O di quella della mamma che ha visto il suo bimbo riprendersi. O di quella del ragazzo con entrambe le gambe spaccate quando ha sentito qualcuno che gli parlava e gli stava accanto mentre si andava in ospedale. O perfino quella dell'anziano signore colpito da infarto che aveva qualcuno a cui stringere la mano.
Perché noi non siamo medici e a volte un gesto gentile, una parola di conforto, un abbraccio valgono più di mille medicine.
Non racconto tutto questo per fare la scenetta ed essere sdolcinata. Lo racconto perché qui voglio ringraziare tutte quelle persone che, come me, danno un poco della loro esistenza agli altri. E lo fanno col cuore.